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Onore al merito

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Un risultato che riaccende le speranze di chi crede ancora che in politica le idee contano molto più degli sponsor. L’elezione al Consiglio Provinciale di Pescara del già consigliere comunale di Montesilvano Vittorio Catone è infatti la prova evidente che capacità, competenza e professionalità (ma anche intelligenza, talento, umiltà e cultura) sono qualità indispensabili per conquistare la fiducia degli elettori. Alla faccia di chi pensa invece che è sufficiente la benedizione di qualche parente onorevole, magari pure con precedenti penali.

Torna a casa Renzo

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1191 voti. Troppo pochi. Avrebbe dovuto prenderne almeno altri 500 per poter conservare la propria poltrona in Provincia anche se solo tra i banchi dell’opposizione. Renzo Gallerati, indagato insieme ad Enzo Cantagallo ed altri 35 nell’inchiesta Ciclone ma ugualmente premiato dal Partito Democratico con una candidatura nel collegio Montesilvano 3, è uno dei trombati più illustri di questi elezioni provinciali.

Una trombatura che gli organi locali del PD faranno fatica a spiegarsi visti e considerati i meriti che a Gallerati sono universalmente riconosciuti e che avrebbero dovuto indurre gli abitanti del collegio n.3 quasi a sgomitare pur di esprimergli in modo unanime il proprio consenso e la propria gratitudine. L’elenco dei meriti sarebbe in effetti lunghissimo ma io mi limiterò a citarne solo tre:

1. il merito di aver nominato assessore ai Lavori Pubblici il professor Enzo Cantagallo;

2. il merito di aver firmato la delibera n.357 del 5 novembre 2003 (vedi anche qui) con la quale stanno per essere cancellati gli ultimi tre ettari di spazio verde nel centro della città. I primi due dei dodici palazzoni che, grazie alle concessioni edilizie rilasciate con quella delibera, saranno costruiti nell’area compresa tra via Di Vittorio, via Chiarini e via Vestina, sono già a buon punto. Se non l’avete già fatto, andate a dargli un’occhiata e, dopo averne ammirato la solenne e monumentale bellezza, provate a immaginarne altre dieci;

3. il merito di aver sistemato al Comune di Montesilvano rispettivamente il marito e il convivente delle figlie dell’ex assessore della Margherita Emilio Di Censo. Nel giugno del 2007 Renzo Gallerati ed Emilio Di Censo vennero giudicati colpevoli di danno erariale e condannati dalla Corte dei Conti (qui la sentenza) a risarcire al Comune di Montesilvano la somma di 4000€ ciascuno più le spese processuali per aver provveduto, nell’aprile del 2003, all’“assunzione illegittima (a tempo determinato, ndr) di persone legate a vario titolo per contiguità familiare all’Assessore al personale (cioè Di Censo, ndr)” “in violazione della normativa vigente e di ogni elementare principio di correttezza amministrativa”. La cosa interessante è che, pagata la simbolica sanzione (8000€ una tantum contro gli oltre 40000€ sborsati annualmente dal Comune ai due impiegati abusivi), l’illecito continua ad essere reiterato da oltre 6 anni. Chiunque può infatti controllare, scorrendo sul sito comunale l’elenco degli impiegati nell’Ufficio Urbanistica, che le due persone “familiarmente contigue” all’ex assessore Di Censo (i nomi sono citati nella sentenza) continuano illegittimamente, ma beatamente, ad occupare il loro posto. Nessuno li schioda.

Dal Messaggero d’Abruzzo - 10 Giugno 2009

La Provincia cambia facce: solo tre conferme

Il naufragio del centrosinistra penalizza i big: fuori Giorgio D’Ambrosio e Renzo Gallerati – La nuova maggioranza: 9 su 14 consiglieri sono di Pescara e Montesilvano. Non c’è nessuna donna – L’opposizione: Allegrino leader e il partito dei sindaci con Tocco, Castricone, Di Marco e Linari

di ROSALBA CIANCAGLINI

PESCARA – Più che la vittoria del centrodestra è stata la catastrofe del centrosinistra. Con trombati eccellenti del calibro di Giorgio D’Ambrosio, ex presidente dell’Ato, consigliere uscente, sindaco di Pianella e Renzo Gallerati, già sindaco di Montesilvano, entrambi Pd. E sconfitte tanto significative quanto occulte: per esempio Marino Roselli che è stato presidente del consiglio regionale e vice presidente della giunta provinciale, aveva fortemente voluto la candidatura di Luciano D’Incecco, Pd, il quale è stato battuto da Luciano Di Lorito, Idv, nel collegio di Spoltore. D’Incecco e Di Lorito concorrevano per la stessa coalizione, ma D’Incecco era la voce degli ex Margheritini e Di Lorito dei ds e di una parte della Cgil. Pesante anche il segnale di Roccamorice, regno incontrastato di Donato Di Matteo, ex presidente dell’Aca, ex assessore regionale ai trasporti, consigliere comunale uscente a Pescara: gli attribuivano la sedia di vice nella agognata giunta Allegrino. Eppure, proprio a Roccamorice, Guerino Testa vince con 3000 voti.

La geografia politica dell’Abruzzo esce sconvolta dalle elezioni di giugno. Anzi: esce sconvolta dalle inchieste della magistratura che hanno avuto come epicentro, Pescara, prima Sanitopoli e le manette alla giunta Del Turco, poi Tangentopoli e l’arresto del sindaco D’Alfonso.

D’Alfonso aveva “drogato” il Pd attraendo volti d’ogni dove che del Pd nulla condividevano. Il suo era un sistema di potere, legittimo o no lo diranno i giudici ma caduto lui è caduto tutto e i cambiacasacca hanno ripreso il loro eterno carosello: i Teodoro (dc, ccd, fi e lista Teodoro), Vincenzo Dogali (dc, fi, pd e udc), Alessandro Di Bartolomeo (fi, margherita, pd), Ermanno Ricci (dc, fi, lista civica, udeur, pd, udc), Riccardo Padovano (psi, sdi, socialisti del sì, udc). D’Alfonso, assurto a capo spirituale del Pd, era anche un tappo alle lotte cannibalesche che hanno lacerato Penne (con Fornarola sostituito a forza da Di Marcoberardino), Spoltore (D’Incecco candidato al posto di Di Lorito già indicato dalla base e poi fuggito all’Idv), Città Sant’Angelo (con l’ex sindaco che crea una lista autonoma) ma anche Pescara e Montesilvano. Senza D’Alfonso e con così tanti morti e feriti sul campo, non poteva che finire così.

La parabola di D’Ambrosio è indicativa. Prendiamo in esame il suo ex regno, Pianella e dintorni. Anche a Pianella vince Testa, con 4817 voti contro i 3533 dell’Allegrino. Il collegio non esprime un consigliere nè di destra nè di sinistra ma la sorpresa sono gli outsiders: D’Ambrosio si ferma a 1900 ma Alessandro Tiberio, 32 anni, agronomo, Pdl, si afferma con 2115 preferenze; Massimo D’Addario, agronomo di 25 anni, che corre per l’Mpa, conquista 731 voti. D’Ambrosio è tallonato da Gianni Filippone, Idv, per nove anni assessore nella giunta di Pianella come assessore ai lavori pubblici. In paese dicono che il declino della stella D’Ambrosio fosse troppo connessa alle poltrone: non è più deputato, non è più all’Ato, gli orizzonti di gloria sono perduti e le tante promesse di lavoro, lecite ma elettorali, non hanno avuto seguito. La gente è stanca, non ha soldi, attribuiva a D’Ambrosio un inarrestabile declino e l’ha abbandonato.

Nel nuovo consiglio provinciale rientrano, dei vecchi volti, Camillo Sborgia, trasmigrato dai Ds all’Idv; Antonio Linari, Pd, sindaco incontrastato di Torre; Antonio Castricone, di Popoli, anche lui Pd, figlio del sindaco in carica Emidio. Transfughi: Andrea Faieta, da indipendente di sinistra al Pdl. Volto di centrodestra: Fabrizio Rapposelli, lista civica, poi An e Pdl. Quasi tutti sono di Pescara e non c’è una donna se non la Allegrino. Complimenti.

I cocci del Pd: trombati i vecchi, giovani incapaci di cambiare pagina

di LILLI MANDARA

PESCARA – Giù come birilli i mammasantissima del Pd, da Giorgio D’Ambrosio a Marino Roselli e a Chieti Tommaso Coletti, quelli che il partito lo tenevano per il bavero, che o li candidi o se ne vanno, quelli sempre in bilico, un po’ qua e un po’ là, che inciuciano con l’Udc e strizzano l’occhio all’avversario, per alzare sempre la posta. Bocciati dagli elettori, proprio dai militanti, dal cuore del partito che gli ha voltato le spalle. Una sconfitta forte, ma il Pd allarga le braccia, inevitabile, dice. Così fan tutti, tutte le Regioni del meridione, è la politica bellezza, è il trend nazionale, anzi europeo. Il Pd perde perchè la magistratura ci ha messo lo zampino spiega Antonio Castricone, segretario provinciale del Pd, a Pescara in un colpo solo e dopo soli dodici mesi i democrat hanno subito lo scippo di Comune e Provincia, «perchè il nostro elettorato non perdona, perchè le vicende giudiziarie ci penalizzano fortemente, e lo sappiamo bene dopo Montesilvano».

Montesilvano, senza mettere giudizio. Le vicende giudiziarie al plurale, perchè dopo Montesilvano c’è stato Del Turco e poi ancora D’Alfonso, e non solo quelle. Nella sconfitta ha pesato la storia difficile del partito nazionale, la staffetta Veltroni-Franceschini, il fallimento della formula veltroniana. Insomma non è solo colpa degli abruzzesi, secondo il segretario provinciale. Ma intanto si è aperto il processo al partito, e dall’interno i vecchi leader messi all’angolo dal commissario Massimo Brutti adesso si ribellano, avete visto, avete voluto i giovani e i giovani ci hanno condotto al massacro. E si ritrovano a fronteggiarsi due correnti di pensiero, una che insiste sulla gestione condivisa del partito, un’altra che vuole individuare un uomo a cui affidare le redini, meglio se tra le vecchie leve.

Ma la sconfitta non è colpa dei giovani si difende Castricone, «abbiamo avuto solo due mesi per lavorare, e in due mesi non si rimediano mesi e anni di sfascio», e non c’è bisogno di trovare un nuovo totem, un succedaneo di D’Alfonso, proprio no. Piuttosto, le inchieste: «C’è bisogno di effettuare un chiarimento serio su tutte le vicende giudiziarie della regione, e il continuo rinvio della procura non ci aiuta: questa è una ferita che non si chiude mai». Il Pdl ha vinto perchè Berlusconi è venuto in Abruzzo tredici volte, e perchè «si vende bene»: «Pensiamo soltanto alle esenzioni Irpef cambiate la notte delle votazioni». E allora non se ne esce, non per ora. Il rinnovamento alla Provincia c’è stato, quattro consiglieri sono nuovi di zecca. Al Comune sono stati confermati quasi tutti gli uscenti. «Non dipende solo da noi, c’è la necessità di riorganizzare la coalizione a livello nazionale. E’ proprio l’identità del Pd che non va, così com’è. Guardiamo Rifondazione, che esce penalizzata ovunque, che senso ha?». Il Pd analizzerà l’esito del voto in una riunione regionale a breve, poi toccherà alle segreterie provinciali. Castricone una idea ce l’ha per uscire dalla crisi: «Bisogna dare una scossa forte al partito. E tagliare i rami secchi, subito». Il taglio dei rami secchi in effetti è già cominciato. E ci hanno pensato gli elettori.

Aguzza la vista

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In questa foto-vignetta (che in questi giorni alcuni di voi avranno trovato nella cassetta delle poste) ci sono 5 personaggi politici di Montesilvano appartenenti al medesimo partito (almeno fino alle 10,31 di oggi). Tra questi 5 personaggi ce ne sono 2 (pari al 40% del campione) che hanno cambiato partito (appunto) almeno due volte (valgono anche le liste civiche), passando con disinvoltura dal centrodestra al centrosinistra e viceversa e meritandosi per questo l’appellativo di “voltagabbana” o, in alternativa, come suggerisce il De Mauro-Paravia, banderuola, burattino, girandola, girella, pulcinella, pupazzo, camaleonte, opportunista. Sapreste dire chi sono questi 2 personaggi?

Per i più bravi: sapreste indicare qual’è la sequenza esatta di partiti in cui ciascuno di questi 2 personaggi ha saltellato a quaglia prima di approdare all’UDC che li ha accolti a braccia aperte?

A conclusione di questo post-quiz, permettetemi una citazione a cui sono spiritualmente molto legato:

“Il trasformismo è il cancro della democrazia italiana“ (Pierferdinando Casini, Presidente dell’UDC)

Mossi in tempo

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Secondo quanto riportato in un comunicato stampa pubblicato il 23 febbraio sul sito comunale, i lavori di ampliamento del depuratore dovrebbero essere praticamente conclusi da oltre due settimane. Siccome però non mi risulta che a tal riguardo vi sia stato alcun annuncio da parte dell’amministrazione (che di solito proclama solennemente anche la fioritura delle begonie), suggerirei a qualche consigliere, magari dell’opposizione, di andare a controllare. Anche perché l’estate è ormai arrivata e sarebbe sgradevole se, dopo il mancato riconoscimento della Bandiera Blu (mah!), le prossime analisi delle acque di balneazione a Montesilvano dovessero confermare invece la Bandiera Marrone guadagnata lo scorso anno.

Benchè siano trascorsi ormai più di due mesi, guardate un po’ come la stessa notizia Al via i lavori sul depuratore” è stata trattata da un quotidiano, tradizionalmente non certo ostile al sindaco Cordoma, e sul sito istituzionale…

Da il Tempo Abruzzo del 24/02/09

MONTESILVANO. Per tutelare il turismo estivo ed evitare un’altra ordinanza di divieto di balneazione, in piena stagione balneare (com’è successo la scorsa estate), il sindaco Cordoma ha dato ieri il via ai lavori di ampliamento del depuratore consortile di via Tamigi.

“L’intervento di potenziamento dell’impianto con nuove vasche di ossidazione – ha spiegato il primo cittadino – non poteva essere rimandato ancora e siamo sicuri che rappresenterà il primo passo di una serie di lavori e controlli su tutta l’asta fluviale del Saline. Ringrazio pertanto il Consorzio degli albergatori che ha finanziato di tasca propria il progetto e ringrazio l’Aca: in piena sintonia con l’amministrazione hanno lavorato nel reperimento dei fondi pari a 1 milione di euro“.

dal Comunicato Stampa del 23/02/09 pubblicato sul “Sito Utile Davvero”

AL VIA I LAVORI DI AMPLIAMENTO DEL DEPURATORE

(…) Nell’ultimo incontro di mercoledì scorso il Sindaco Pasquale Cordoma e il Consorzio Albergatori ha ribadito che “è di fondamentale importanza intervenire subito sul depuratore per non correre rischi alla balneazione delle nostre acque e per dare alla città una stagione estiva all’insegna del mare pulito”. L’Amministrazione Comunale di Montesilvano e il Consorzio si sono mossi in tempo, già dalla fine dello scorso settembre, per evitare di incorrere nelle stesse problematiche dell’estate passata quando, il divieto di balneazione dovuto ad una inadeguata depurazione delle vasche da parte dell’Aca, provocò gravi danni ad un tratto importante della costa montesilvanese e di conseguenza al turismo alberghiero della città. (…) I lavori di ampliamento delle vasche, che interesseranno anche il comune di Cappelle sul Tavo, dovrebbero essere ultimati entro il mese di aprile. Il consigliere comunale Adriano Tocco ha seguito bene la questione e ha preso parte a tutti gli incontri tra Amministrazione Comunale e Albergatori: “Se dovessero ripetersi le stesse questioni dello scorso anno – spiega il consigliere – sarebbe un grave danno per l’intera economia della città, per questo l’Amministrazione e il Consorzio si sono mossi in tempo per scongiurare ogni rischio. Nel corso di questi mesi sono stati effettuati numerosi interventi di monitoraggio sul fiume Saline, che non deve risultare più un problema, ma deve diventare una risorsa per la collettività su cui investire.(…)

A meno che qualcuno non dichiari ufficialmente che l’addetto all’ufficio stampa scrive a briglie sciolte tutto quello che gli passa per la mente, non vedo alcun motivo per dubitare di ciò che viene pubblicato sul sito comunale (peggio per loro…).
E allora, quel comunicato stampa è l’ennesima prova della sfacciataggine con la quale questa amministrazione comunale persevera nello scaricare su altri (in questo caso l’Aca) le proprie inadempienze e le propria incapacità, attuali e pregresse.
Secondo l’autorevole Voce (sgrammaticata) del Governo di Città (“Sindaco e Consorzio ha ribadito”, “per non correre rischi alla balneazione, “una risorsa per la collettività su cui investire”), l’Aca avrebbe la responsabilità dell’ “inadeguata depurazione delle vasche” (o delle acque?) che la scorsa estate è stata all’origine del divieto di balneazione. Un’accusa che viene buttata lì come se si trattasse di una verità nota e incontrovertibile. La parte più interessante del comunicato stampa è però quella in cui si afferma che per scongiurare i problemi dell’estate passata l’amministrazione e il consorzio degli albergatori si sono “mossi in tempo” (il concetto viene ribadito più volte) già dalla fine di settembre. Qui in pratica però si danno la zappa sui piedi. Rassicurare oggi sulla tempestività degli interventi a favore dell’imminente stagione balneare suona infatti come un’implicita ammissione di colpa riguardo a quanto accaduto l’anno precedente. Ecco perché occorre incolpare l’Aca, tanto più ora che il nuovo presidente difficilmente su questa vicenda si strapperà le vesti per difendere il suo predecessore. Insomma, ma alla fine, chi avrebbe dovuto muoversi in tempo?

Dal momento che a qualcuno fa evidentemente comodo confondere le carte in tavola, tanto la gente non ricorda nulla, vediamo di fare un po’ di storia.
Il 18 novembre 2006 (tre giorni dopo l’arresto di Cantagallo) in un articolo pubblicato su PrimadaNoi dal titolo «Che c’entra la Considan con la gestione dell’acqua?», il segretario dell’associazione CODICI Giovanni D’Andrea denunciava la mancata attuazione del contratto di servizio, sottoscritto il 31 marzo 2003, che prevedeva il trasferimento delle competenze relative alla depurazione delle acque dal Considan al gestore unico Aca entro il 30 giugno 2006. In pratica, se tutto fosse andato come doveva, il Considan sarebbe dovuto scomparire già un anno prima dell’insediamento dell’attuale giunta. Ma come potevano le nuove leve della rinascita montesilvanese rinunciare tanto facilmente ad un così bell’orticello da lottizzare, visto e considerato anche il mal di pancia dell’UDC a cui non tornavano i conti delle poltrone? No, non si poteva proprio. Come si sa, ad agosto viene nominato il nuovo consiglio di amministrazione i cui membri però (di questo va dato atto al sindaco Cordoma) sono tecnici di comprovata esperienza: dal pittore di Forza Nuova Valeriano Oronzo al luminare delle Acque Reflue dottor Loris Di Vittorio, autore di numerose pubblicazioni su riviste internazionali del settore (l’ultima recentissima è “Black Water Purification and Motorcycle Clothing”) e che infatti vanta incarichi dirigenziali alle Ferrovie dello Stato ed Euronics. Il cda resta in carica sino a giugno e non oltre solo perchè uno scandalo (la famosa consulenza all’avvocato-indagato Gianluca Di Blasio) costringe il direttore Loris Di Vittorio, e a ruota gli altri membri del cda, alle dimissioni. 

Degli ultimi e assai poco gloriosi mesi di vita del Considan resta purtroppo solo questo documento che ho scaricato dal sito dell’ente prima che venisse cancellato insieme a tutto il resto:

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(qui il file originale RINVIO%20GARA)

Il documento in questione riguarda ancora una volta l’ampliamento del depuratore ed è una lettera, datata 4 marzo 2008, con la quale il direttore del Considan comunicava alle ditte partecipanti alla gara (pubblicata sulla G.U. il 2/02/08) il rinvio dell’apertura delle buste per via dell’imminente passaggio delle competenze all’Aca, quel passaggio cioè che proprio il sindaco Cordoma aveva ripetutamente procrastinato.

Una lettera che sarebbe del tutto priva di interesse se non fosse perché dimostra chiaramente che, a sette mesi dalla nomina del nuovo cda e, soprattutto, a quasi due mesi dall’inizio della stagione balneare 2008 (quella dei coliformi fecali record), il Considan non aveva ancora avviato alcun lavoro per l’ampliamento del depuratore.

Ma garantire l’efficienza del depuratore (da cui dipende anche la balneabilità del mare) era solo una funzione accessoria oppure era il principale compito del Considan come l’acronimo del nome lascerebbe intendere? E l’amministrazione comunale che oggi, pur non avendo più alcuna competenza sul depuratore, dichiara di essersi “mossa in tempo” già da settembre e che addossa le responsabilità pregresse all’Aca non è forse la stessa che sino a giugno del 2008 deteneva la quota maggioritaria di quell’ente? E poi, ultima domanda, forse la più impegnativa: dividendo il compenso mensile del direttore del Considan per il numero di parole contenute in quella lettera, quanto viene?

(Risposta: 20€ a parola circa)

E’ finito il carosello

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Ho il vago presentimento che, d’ora in avanti (e divorzio a parte), le visite di Berlusconi a L’Aquila saranno meno frequenti.

Quella che segue è una lettera inviata al quotidiano il Messaggero dalla dottoressa Rosella Graziani “cittadina di L’Aquila; attualmente ospite del padre, insieme alla sua famiglia, in Paglieta (CH)”.

Il grande inganno del dopo terremoto

Mai nella storia dei terremoti italiani avevamo assistito ad una ingiustizia tanto grande e ad un tale cumulo di menzogne che ha ricoperto L’Aquila più di quanto non abbiano fatto le macerie, come è accaduto in occasione del devastante terremoto che l’ha colpita e nel quale, nel giro di una trentina di secondi, tanta gente ha perso tutto, affetti, amicizie, casa, e molti anche il lavoro, per non parlare dei monumenti che rendevano unica la città.

Mai in tutta la storia della nostra Repubblica è stato negato ai cittadini il risarcimento integrale dei guasti dei terremoti, per la prima casa. Ma questa regola sempre rispettata (come, ad esempio, nel Friuli e in Umbria), non vale per l’Abruzzo. Da un primo esame del Decreto legge n. 39 saltano agli occhi queste particolarità: all’art. 3 non si parla di una cifra specifica, ma nella relazione tecnica allegata si indica la somma di €150.000,00 quale tetto massimo spettante ai singoli cittadini per la prima casa. Orbene, la cifra che sarà poi effettivamente riconosciuta a ciascuno degli aventi diritto, per un terzo dovrà essere coperta con un mutuo a tasso agevolato a carico del cittadino, e per un altro terzo dovrà essere anticipata, sempre dal cittadino, che potrà recuperarlo nell’arco di 22 anni non pagando le imposte, mentre lo stato interviene con denaro liquido solo per l’ultimo terzo.

Sennonché la caratteristica dell’Aquila e degli altri comuni colpiti è quella di centri storici di particolare valore, costituiti da un grandissimo numero di edifici antichi e pregevoli, 320 dei quali, di proprietà privata, sono sottoposti a vincolo da parte della Soprintendenza. Ci sono poi altri 800 edifici pubblici, qualificati di interesse storico, archeologico e artistico. Ora, come è possibile che un privato possa farsi carico della ricostruzione o del restauro di un edificio vincolato o semplicemente di pregio, accollandosi il 66% della spesa? Si comprende allora come il Decreto legge n. 39, se resterà nelle sue linee essenziali così come è stato concepito, costituirà l’atto di morte di una città e di tutti gli altri centri terremotati, che resteranno nei decenni avvenire cumuli di macerie e di edifici spettrali, cadenti e abbandonati.

Ma nel decreto n. 39 c’è anche di peggio: all’art. 3, comma 1 , lettera c, si dispone che se un immobile, gravato da un mutuo, è andato distrutto, la Società Fintecna, a richiesta del privato cittadino. si accollerà il mutuo nei limiti del contributo che al predetto è stato riconosciuto, ma diverrà proprietaria di quel che resta dell’immobile. Se però il mutuo supera il contributo riconosciuto, la conseguenza parrebbe essere, dall’esame della norma, che il cittadino dovrà continuare a pagare la parte residua del mutuo: insomma non avrà più la casa ma continuerà a pagare il mutuo. Il rischio è che la città vada per gran parte nelle mani della Fintecna. Ma se, come è facile prevedere, il cittadino non riesce, col contributo e con il mutuo a tasso agevolato, a coprire l’intera spesa per il restauro o la ricostruzione (rispettando, si spera, le norme antisismiche), dovrà contrarre un ulteriore mutuo, a tasso di mercato, con la banche. Insomma quello delineato dal decreto n. 39 è un meccanismo infernale che consegnerà una città nelle mani di banche, finanziarie e usurai.

L’ultima perla del decreto: dopo aver dichiarato la città “zona franca”, lo Stato non rinuncia a pretendere da quegli sventurati cittadini che si faranno carico della ricostruzione, il pagamento dell’IVA al 20% ( art. 3, comma 1°, lettera d). Ecco cosa miravano a coprire le tante “passerelle” e sceneggiate e come fosse interessata l’esaltazione della dignità degli abruzzesi, “forti e gentili”.

Dott.ssa Rosella Graziani

cittadina di L’Aquila; attualmente ospite del padre, insieme alla sua famiglia, in Paglieta (CH)

(3 maggio 2009)

La lettera della dottoressa Graziani è citata anche in questo articolo di Antonello Caporale su Repubblica:

L’Aquila e il decreto abracadabra

E’ stato ribattezzato “decreto abracadabra” per le innumerevoli devianze creative con le quali accompagna il processo di ricostruzione dell’Aquila e dei paesini circostanti. La luna di miele tra gli abruzzesi e Silvio Berlusconi ha subito una prima e significativa increspatura. La lettura approfondita del decreto legge, e la verifica che i soldi all’Abruzzo in gran parte (4,7 miliardi di euro) saranno racimolati dall’indizione di nuove lotterie, dagli interventi sul lotto, e dai sempreverdi provvedimenti anti-evasione, soldi veri niente, e che in più le risorse saranno spalmate su un periodo lunghissimo (da oggi al 2033) hanno creato fremiti di rabbia dapprima isolati e poi sempre più partecipati.

Il tam tam (“Berlusconi ci inganna!”) è iniziato, e non è una novità, sui blog. Prima Facebook e poi i partiti. Prima i conclavi nelle tende poi le riunioni istituzionali. Una giovane donna, Rosella Graziani, che sa far di conto, ha messo a frutto tutto il tempo ritrovato e fino alla settimana scorsa inutilizzato per radiografare il decreto legge e poi bollarlo in una lettera pubblica: “Mai nella storia dei terremoti italiani avevamo assistito a una ingiustizia tanto grande e a un tale cumulo di menzogne che ha ricoperto L’Aquila più di quanto non abbiano fatto le macerie”.

Quali le menzogne e dove l’inganno? I soldi veri, il cash disponibile che Tremonti rende immediatamente spendibile si aggira sul miliardo di euro. Tolte le spese per l’emergenza, restano 700 milioni di euro destinati alla costruzione delle casette temporanee. E qui il primo punto: 400 milioni saranno spesi per edificarle nel 2009 e 300 milioni nel 2010. Se ne dovrebbe dedurre che la totalità delle case provvisorie sarebbero, è bene riusare il condizionale, realizzate totalmente entro l’anno prossimo. Dunque qualcuno avrebbe un tetto a settembre, qualcuno a ottobre, qualche altro a gennaio, o nella primavera che verrà. E’ così? E’ il dubbio, maledetto, che affligge e turba.

Secondo punto: le casette sono sì temporanee ma il decreto le definisce “a durevole utilizzazione”. Durevole. Moduli abitativi condominiali, magari lindi e comodi, a due o tre piani. In legno. Ecocompatibili, risparmiosi, caldi. Perfetti. Possono durare decenni.

E dunque: sarebbero provvisori ma purtroppo paiono proprio definitivi. E, questa è una certezza, sono le uniche costruzioni ad avere pronta una linea di finanziamento. Piccole e sparse new town. New town aveva detto Berlusconi, no? E le case vere? Quelle di pietra?

Qui la seconda questione campale: sembra, a scorrere gli allegati al decreto, che Berlusconi non possa concedere più di 150 mila euro per la ricostruzione dell’abitazione principale. E per di più questi soldi sarebbero veri fino a un certo punto, perciò la definizione di decreto abracadabra. 50 mila euro li concederebbe – cash – il governo; 50 mila li tramuterebbe in credito di imposta (anticipata dalla famiglia terremotata e ammortizzata in un arco temporale di 22 anni); altri cinquantamila sarebbero coperti con un mutuo a tasso agevolato a carico però del destinatario del contributo.

Non si sa bene ancora se sarà così strutturato il fondo. Le norme del decreto possono subire fino al prossimo giovedì emendamenti e correzioni. Quel che comunque sembra chiaro è che la somma ipotizzata (150 mila euro) ammesso che venga confermata, sarà sufficiente per una casa di tipo popolare e di nuova costruzione, ma totalmente sottodimensionata per finanziare i lavori di recupero e restauro conservativo. Nel centro storico dell’Aquila ci sono 800 edifici pubblici e 320 edifici privati, sottoposti a vincoli per il loro pregio.

Recuperi dispendiosi economicamente e, secondo questo decreto, sostanzialmente a carico dei privati.

Così ieri i sindaci delle aree terremotate si sono ritrovati in conclave e hanno iniziato in un borbottio che è poi sfociato in un documento di dura protesta. “Vogliamo vedere nero su bianco i soldi per la ricostruzione e non solo quelli per le casette transitorie. L’Aquila va costruita dov’era e com’era. Così non sarà: a leggere il decreto i tempi sono dilatati fino al 2033, una data ridicola”, ha dichiarato la presidente della Provincia Stefania Pezzopane.

Ai dubbi che già gonfiano i primi timori si aggiunge poi l’offesa istituzionale subita dagli enti locali. Il governo, promotore della prima legge costituzionale a vocazione federalista, ha accentrato ogni potere di spesa negando finanche al sindaco dell’Aquila, città epicentro del terremoto e capoluogo di regione, le funzioni commissariali esecutive. Penserà a tutto, come al solito, Guido Bertolaso…

(5 maggio 2009)

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Qualche giorno fa mi è capitato di sfogliare una copia del Centro che mi aveva incuriosito per il titolo in prima pagina, stranamente sguarnito di qualunque immagine riguardante il terremoto:

L’Aquila, i giorni della paura

Sotto un titolo così mi sarei infatti aspettato di vedere cumuli di macerie, case sventrate, tendopoli etc. e invece nulla. “Ma di quand’è questo giornale?” – mi sono allora chiesto. Leggo la data e rimango un po’ sorpreso: 1° aprile 2009.

Alla paura per il terremoto, quello che dopo appena cinque giorni avrebbe poi davvero devastato L’Aquila e sconvolto l’intera regione, l’edizione del Centro dello scorso 1° aprile dedicò ben tre pagine in “Primo Piano”. Vari articoli (l’ultimo dei quali a firma di Giustino Parisse, il caporedattore della redazione aquilana che nel sisma del 6 aprile ha perso il padre e i suoi due figli) ed una serie di “informazioni utili”: la tabella della scala Richter e i relativi effetti, il grafico delle scosse del 30 e 31 marzo la cui intensità e frequenza avevano particolarmente allarmato la popolazione e persino un “decalogo” per difendersi dal terremoto (vedi in fondo).

Leggere quelle pagine oggi, col tragico senno di poi, fa un certa impressione, ma, ad essere sincero, anche molta rabbia.

«Come protezione civile», ha aggiunto De Bernardinis (vice capo dipartimento della Protezione civile, ndr) «siamo a fianco di sindaci e cittadini. La comunità scientifica conferma che non c’è pericolo, perché c’è uno scarico continuo di energia; la situazione è favorevole (…)»

dal Centro 1° aprile 2007

Il terremoto fa danni

Crepe in 7 edifici, anche oggi scuole chiuse.

di Vittorio Perfetto

L’AQUILA. A letto con il terremoto. Sta diventando una brutta abitudine per gli aquilani, che crea panico. Le scosse di terremoto non si fermano e dopo le sette registrate lunedì, con la massima di magnitudo (4.0) da quando è in corso lo sciame, c’è n’è stata un’altra ieri notte e due ieri mattina. Vigili del fuoco e Comune sono al lavoro per verificare la stabilità degli edifici. Le scuole restano chiuse anche oggi, mentre la De Amicis è inagibile per le crepe. Ieri si è riunita la Commissione grandi rischi.

COMMISSIONE GRANDI RISCHI. «Convivere con le caratteristiche dei territori e mantenere uno stato di attenzione, senza avere uno stato di ansia: sono gli insegnamenti da tenere a mente dopo le ripetute scosse sismiche avvertite nelle ultime ore nell’Aquilano», secondo il vice capo dipartimento della Protezione civile, Bernardo De Bernardinis, inviato in città dal capo del settore, Guido Bertolaso, che ieri sera ha presieduto la riunione della Commissione nazionale grandi rischi, a Palazzo Silone.
RASSICURAZIONI. «Come protezione civile», ha aggiunto De Bernardinis, «siamo a fianco di sindaci e cittadini. La comunità scientifica conferma che non c’è pericolo, perché c’è uno scarico continuo di energia; la situazione è favorevole. Questa vicenda deve insegnare due cose: convivere con territori fatti in questo modo, cioè a rischio sismico; mantenere uno stato di attenzione, senza avere uno stato di ansia». C’è da rassicurare, per quello che si può, la popolazione, soprattutto dopo le voci «di qualche imbecille», come ha precisato lo stesso Bertolaso, che ha messo in giro possibili allarmi con scosse ancora più forti. L’Istituto nazionale di geofisica esclude la possibilità di prevedere terremoti e il concetto è ribadito dall’assessore regionale alla Protezione civile, Daniela Stati, e dal responsabile Protezione civile della prefettura dell’Aquila, Gianluca Braga.
NUOVE SCOSSE. Perché ieri L’Aquila, dopo la nottata in bianco, ha tremato ancora e nella popolazione c’è paura. Gli aquilani lunedì notte sono andati a letto con una scossa magnitudo 3.3, alle 23:57, e ieri mattina si sono risvegliati con una nuova scossa, alle 8:04, magnitudo 2.5. La terra ha tremato ancora alle 13:14 (magnitudo 2.8). Con queste ultime tre, il numero totale delle scosse in provincia sale a 179 (avvertite 41).
LE VERIFICHE. Da quarantott’ore sono al lavoro quattro squadre dei vigili del fuoco, che hanno risposto a una cinquantina di chiamate lunedì e a 65 ieri, tutte da privati cittadini, per
i controlli nelle abitazioni e palazzi antichi. Da due giorni è in giro anche la Commissione del Comune, coordinata dall’assessore alle Opere pubbliche, Ermanno Tisi, e dal dirigente, Mario Di Gregorio, per verificare eventuali danni negli edifici pubblici, scuole in particolare.
I DANNI. E proprio in alcuni edifici scolastici sono state riscontrate lesioni strutturali che hanno indotto il sindaco Massimo Cialente, a e due ordinanze: una di chiusura di tutte le scuole per la giornata di oggi, per permettere di completare le verifiche sui 52 edifici, dalle materne agli istituti superiori.
SCUOLA INAGIBILE. L’altra ordinanza di chiusura riguarda la scuola elementare De Amicis, a San Bernardino, dichiarata inagibile. «Sono state riscontrate lesioni strutturali al soffitto e la scuola resterà chiusa per almeno un anno, forse due», ha detto 1′assessore Lisi. Nello storico edificio, sede antica dell’ospedale, sono in corso lavori al tetto. Ieri il Comune si è subito attivato per cercare una sistemazione, anche provvisoria, per gli alunni.
ALTRI DANNI. Le verifiche hanno evidenziato danni in altri edifici pubblici, con crepe strutturali alla scuola materna di Onna, gestita dalla suore, la scuola elementare di Roio e il Centro linguistico dell’Ateneo, in via Assergi. Questi tre edifici, però, non sono stati dichiarati inagibili. «Poche e lievissime lesioni si sono registrate in altri edifici, ma che non destano allarme. Oggi, dopo le verifiche, avremo un quadro completo», ha precisato Lisi. I vigili del fuoco hanno registrato danni solo in tre edifici privati, due case nel centro storico e un palazzetto in corso Vittorio. Nessuna abitazione è stata sgomberata.

Le ore di paura a rigirarsi nel letto

Molti hanno preferito dormire all’aperto e per gli studenti è quasi festa.

di Giustino Parisse

L’AQUILA. Alzi la mano quell’aquilano che da 48 ore non ha cambiato un po’ le sue abitudini di vita. Nulla di drammatico, per carità, ma è inutile negare quella sensazione di disagio, quel rigirarsi nel letto cercando di prendere sonno e con un piede fuori dalle coperte pronto a scappare non si sa bene dove. La forte scossa di lunedì pomeriggio ha creato in tutti -
anche in quelli che fino a pochi minuti prima dicevano di non temere il terremoto – un senso di precarietà che ha risvegliato paure ataviche in una terra da sempre ballerina.
Nella notte fra lunedì e martedì si sono viste scene di panico che hanno coinvolto giovani e anziani. Chi ha potuto ha dormito fuori. Nei piazzali di alcuni supermercati si sono materializzati veri e propri accampamenti.
C’è ha provato a dormire in macchina, chi ha invocato l’arrivo della Protezione civile per un minimo di conforto. Altri, la maggioranza, hanno preferito restare, nonostante tutto, in casa e col cellulare in mano: «Ma tu che pensi, finirà oppure arriverà la scossa forte?»: una domanda ricorrente con lo sguardo fisso al lampadario: si muove o non si muove? E poi a frugare negli angoli per cercare qualche crepa: e se cade tutto dove vado, meglio sotto il tavolo o sotto la porta? Uno stillicidio segnato ogni ora da una nuova scossa con la paura che in pochi secondi possa svanire il lavoro di una vita. Poi, sfiniti, verso mezzanotte si va un po’ trepidanti a letto. Ma ecco la scossa ti sveglia di nuovo. Le luci si riaccendono: l’hai sentito? Bella botta – si fa per dire – anche questa. Ma quando finisce? Il resto della notte passa nel dormiveglia con l’incubo di vedersi crollare tutto addosso.
Per gli studenti universitari la notte del terremoto è diventata un po’ una notte bianca. Per paura, o semplicemente per avere una scusa in più per tirare tardi, centinaia, di ragazzi hanno affollato le piazze principali del centro storico. Chitarra, fiaschetta di vino, zainetto con due felpe e due paia di calzini (perché non si sa mai), in molti hanno occupato la parte alta di piazza Duomo. «Le nostre case sono vecchie», qualcuno spiega, «nessuno di noi se la sentiva di restare a casa dopo le scosse. E poi qui si sta bene, non fa neanche freddo. Il clima da bivacco è quello giusto e ci si può sedere a terra attorno a un paio di chitarre senza neanche bisogno di falò». I ragazzi sono andati avanti per ore a suon di Ligabue, Battisti, Vasco Rossi. Qualcuno, per esorcizzare gli eventi sismici ha cantato dieci volte di fila la canzone «Terremoto» del gruppo fiorentino, Litfiba. Qualcun altro, per avere qualche bicchiere in più a disposizione ha anche organizzato un’apposita raccolta fondi, raccogliendo spiccioli con la custodia di una chitarra. Gli altri sono andati in giro per i locali, facendo lievitare gli incassi di un lunedì sera, altrimenti “morto”, alla faccia della crisi e del terremoto. Certo, non tutti l’hanno presa a ridere. I vigili del fuoco e gli altri volontari della protezione civile si sono trovati a rispondere a domande di ogni tipo. «Quando potremo tornare a casa?», ha chiesto una ragazza spaventata e convinta di essere nel bel mezzo di uno “sfollamento”.

Le 10 regole contro il terremoto
•Non usate le scale durante la scossa: a volte sono la parte più fragile della casa
•Cercate un luogo dove non vi siano oggetti sopra di voi
•Se siete in casa e l’edificio è sicuro non provate a uscire durante la scossa
•Riparatevi sotto un tavolo vi proteggerà da calcinacci
•In alternativa ci si può riparare anche nel vano di una porta inserita in un muro spesso e solido
•Non usate mai gli ascensori la corrente che li aziona potrebbe interrompersi bloccandovi dentro
•Se siete all’aperto allontanatevi dai muri delle case perché potrebbero cadere tegole, cornicioni o camini
•State lontani da alberi, lampioni o cavi dell’alta tensione perché potrebbero cadere giù
•Non sostate sopra o sotto i ponti
•Un altro luogo abbastanza sicuro può essere l’angolo di una stanza fra due muri maestri

Più niente

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COMUNICATO STAMPA
Appello alla cittadinanza

Il Consiglio Comunale riunitosi questa sera in seduta straordinaria e urgente ha dato pieno mandato al sindaco Pasquale Cordoma di predisporre qualsiasi iniziativa di solidarietà a favore delle popolazioni aquilane messe in ginocchio dal terremoto. E’ stata predisposta nelle prime ore del pomeriggio una raccolta di ogni genere alimentare presso la palestra della scuola elementare del I Circolo in piazza Diaz, ed è stata allestita una tenda sempre in piazza del Comune al fine di coordinare i lavori di raccolta dopo la crisi del terremoto.
L’Amministrazione Comunale in una lettera firmata dal sindaco Cordoma ha chiesto ai cittadini di donare cibi a lunga conservazione, compresi gli omogenizzati per i bambini, coperte, vestiario e beni di prima necessità. Già nel pomeriggio si è attivata una stretta collaborazione con il Banco Alimentare e con la cooperativa Cir, che da oggi ha attivato un servizio di distribuzione di pasti caldi.
Il Consiglio Comunale resterà aperto per le prossime 72 ore.

Lettera del Sindaco

Cittadino e Amico, ti chiedo di immaginare il senso di vuoto, desolazione, terrore e angoscia che ci avrebbe invasi se il terremoto della notte scorsa avesse colpito anche noi in maniera così drammatica. Immagina cosa ne sarebbe stato della nostra casa, dei nostri affetti e, soprattutto, dei nostri cari…
Questi terribili pensieri mi spingono a chiederTi un piccolo gesto di solidarietà per i nostri “vicini” aquilani che in queste ore hanno perso tutto e hanno bisogno di tutto dai generi alimentari alle coperte, dall’abbigliamento al necessario per i neonati.
Puoi farci avere il tuo prezioso contributo presso il tendone di emergenza che abbiamo allestito in piazza Diaz e presso la palestra della scuola elementare I Circolo (proprio di fronte al Comune) dove troverai i volontari di protezione civile dalle ore 9 alle ore 20.
Ti ringrazio sin d’ora per ciò che farai. Sono certo che la solidarietà montesilvanese non deluderà le esigenze dei tanti terremotati.
Con stima e riconoscimento.

Montesilvano 06.04.2009

LILLO CORDOMA
SINDACO DI MONTESILVANO

ALTRE (TANTE) INFORMAZIONI UTILI:

(Dal sito del Manifesto)

Per una volta ci siamo tutti

COLDIRETTI

Mele dal Trentino, latte e formaggio grana dalla Lombardia, conserve di pomodoro dalla Toscana, riso da Vercelli, pasta dalle Marche, frutta conservata dall’Emilia Romagna, ma anche roulotte dal Veneto e molti altri prodotti, secondo le specificità delle agricolture locali. Sono questi i prodotti raccolti attraverso le iniziative di solidarietà della Coldiretti che ha allestito un campo base presso la sede dell’Associazione regionale allevatori (Ara) dove verranno collocate alcune tende e raccolte le offerte delle strutture territoriali, in accordo con la Protezione civile. L’unità di crisi della Coldiretti sta coordinando le iniziative di solidarietà che si sono messe in moto in tutte le sedi della maggiore organizzazione agricola italiana con la spedizione di prodotti di prima necessità. A tal fine è stata aperta la casella di posta elettronica sisma.abruzzo@coldiretti.it dove possono essere veicolate le informazioni in merito alle offerte di aiuto alle persone ed alle aziende colpite dal disastroso sisma. Nelle zone colpite dal sisma è in corso da parte della Coldiretti la verifica dei danni subiti dalle imprese agricole per affrontare anche le emergenze legate, in particolare, alla gestione e all’alimentazione del bestiame anche attraverso la rete di collaborazione tra le imprese agricole del territorio. Per info: www.coldiretti.it

PROTEZIONE CIVILE
Il Centro operativo della Protezione Civile presso la Prefettura di Pescara raccoglie le adesioni di chi è interessato a mettersi a disposizione come volontario per l’emergenza terremoto. Si può telefonare allo 085 2057631. La Protezione Civile ha allestito cinque centri operativi all’Aquila e in altri paesi della provincia: a San Demetrio, a Pizzoli, a Rocca di Mezzo e a Paganica. Ogni centro sarà riferimento per una serie fra gli altri comuni colpiti: Fossa, Villa Sant’Angelo, San Gregorio, Onna, San Pio, Barrile, Ocre, Lovere, Rocca di Cambio, Pianola, Tempera, Poggio Picenza, Camarda, Poggio di Roio.
Chiunque fosse interessato a donare sangue, può farlo recandosi presso il Centro Trasfusionale dell’ospedale Santo Spirito di Pescara, via Fonte Romana n. 8 (ingresso pronto soccorso), tel. 085 4252687; presso lo stesso centro è attivo anche il punto di raccolta della Fidas Pescara, tel. 085 28221; centro raccolta sangue Avis Pescara, corso Vittorio Emanuele II n. 10, tel. 085 4221129; Chiunque voglia donare del cibo per le popolazioni colpite può portare i generi di prima necessità presso il Banco Alimentare dell’Abruzzo, in via Celestino V (zona nuovo tribunale, tel. 335 7750780): il Banco Alimentare, mediante la sua rete di enti e associazioni convenzionati nell’Aquilano, ha già iniziato ad inviare i prodotti nelle zone colpite dal terremoto.
Il sangue si può donare anche presso tutti i centri trasfusionali degli Ospedali della regione. A Pescara occorre recarsi al Dipartimento di Medicina Trasfusionale PO «Spirito Santo» Via Fonte Romana 8 – 65124 Pescara presso la Fidas è possibile contattare il numero 08528221 (orario continuato aperti fino alle 18) oppure visto che l’ospedale è intasato presso l’Avis a Palazzo Uza in Corso Vittorio Emanuele 10 Tel. 085/42.24.820.

CARITAS
«A seguito del terremoto che ha colpito l’Abruzzo, la Caritas Italiana si è prontamente attivata per coordinare gli sforzi delle Caritas locali che hanno già offerto disponibilità ad intervenire da tutta Italia e anche dall’estero», così si legge in un comunicato diffuso dall’ufficio comunicazioni sociali della Conferenza episcopale italiana.
«La Caritas Italiana, in stretto contatto anche con il delegato regionale, con i direttori delle Caritas diocesane di Abruzzo-Molise e con i vescovi locali, cerca di farsi prossima con la preghiera e con il sostegno materiale, valutando in questa prima fase le esigenze che emergono nelle comunità e nei luoghi provati dal sisma, per poter attivare interventi adeguati». Il comunicato rende noto le modalità per fare arrivare gli aiuti.
Per sostenere gli interventi in corso (causale «Terremoto Abruzzo) si possono inviare offerte a Caritas Italiana tramite C/C postale n. 347013 o tramite Unicredit Banca di Roma Spa IBAN IT38 K03002 05206 000401120727.
Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui:
- Intesa Sanpaolo, via Aurelia 796, Roma, Iban: IT19 W030 6905 0921 0000 0000 012
- Allianz Bank, via San Claudio 82, Roma. Iban: IT26 F035 8903 2003 0157 0306 097
- Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma, Iban: IT29 U050 1803 2000 0000 0011 113
CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana tel. 06 66177001 orario d’ufficio.
CGIL-CISL-UIL
Cgil, Cisl e Uil prenderanno contatto con le Associazioni datoriali per favorire la raccolta della sottoscrizione volontaria di un’ora di lavoro tramite apposita delega attiva da parte delle lavoratrici e dei lavoratori con la quale verrà autorizzata la trattenuta sulla prima busta paga utile e per sollecitare i datori di lavoro ad assumere analoga iniziativa di raccolta dei fondi. La decisione arriva dalle segreterie unitarie delle confederazioni che hanno per questo aperto il conto corrente bancario n. 12.000 intestato «Cgil, Cisl Uil terremoto Abruzzo 2009» presso UGF Banca, filiale 157 Roma, con codice Iban IT23W0312705011CC1570012000, che costituirà un fondo da utilizzare per affrontare i gravi problemi relativi alla ricostruzione. «Cgil, Cisl e Uil – si legge in una nota – esprimono dolore e cordoglio per le vittime del sisma e hanno deciso di assumere un’iniziativa congiunta di aiuto alle popolazioni delle zone terremotate che sia efficace e tempestiva».

CROCE ROSSA
Anche la Croce rossa italiana si mobilita per far fronte all’emergenza. Oltre ad inviare nelle zone del disastro oltre 10 mila coperte per fare fronte alle primissime esigenze delle persone rimaste senza abitazione, ha lanciato un appello di emergenza a livello nazionale chiedendo a tutta la popolazione di partecipare ad un grande sforzo di solidarietà per alleviare la sofferenza di tutte le vittime e gli sfollati del terremoto che ha colpito la regione Abruzzo. Gli interventi nelle aree colpite saranno in particolare orientati agli ambiti sanitario, sociale e di ricostruzione delle infrastrutture sociali, settori in cui la Croce rossa vanta una consolidata esperienza. Per effettuare donazioni alla Cri si possono utilizzare diversi sistemi:
- Conto Corrente Bancario[/NERO] C/C Bancario n° 218020 presso: Banca Nazionale del Lavoro-Filiale di Roma Bissolati – Tesoreria – Via San Nicola da Tolentino 67 – Roma intestato a Croce Rossa Italiana Via Toscana, 12 – 00187 Roma.
- Coordinate bancarie[/NERO] [NERO](codice IBAN)
IT66 – C010 0503 3820 0000 0218020 Causale Pro terremoto Abruzzo – Conto Corrente Postale n. 300004 intestato a: Croce Rossa Italiana, via Toscana 12 – 00187 Roma c/c postale n° 300004 Codice IBAN: IT24 – X076 0103 2000 0000 0300 004 Causale: “Causale Pro terremoto Abruzzo”
Donazioni on-line
]È anche possibile effettuare dei versamenti online attraverso il sito web della Croce rossa italiana all’indirizzo: www.cri.it/donazioni.html
Per info l’ufficio stampa di Croce rossa italiana: +39.06.47.59.209 +39.06.47.59.283

L’APPELLO DELL’UDU:
«CERCASI POSTI LETTO»
L’Udu, unione degli studenti, sta cercando posti letto per chi ne ha bisogno. Per offrire disponibilità di alloggio telefonare allo 06.43411763 o scrivere a organizzaizone@udu.it Finora sono 100 i posti a disposizione nello studentato di Urbino, 12 a Potenza, e quasi 100 le famiglie che hanno messo a disposizione appartamenti e stanze. Arrivano anche disponibilità da alberghi e ostelli, soprattutto dalle Marche e dalle altre regioni limitrofe, ma anche da Palermo e da Belluno. Per segnalare le disponibilità è possibile inviare una mail all’indirizzo organizzazione@udu.it o telefonare al numero 064311763.

COLLETTIVI UNIVERSITARI:
«CAMPAGNA DI SOLIDARIETÀ»
«Di fronte ad una tragedia di questa portata come realtà studentesche nazionali di AteneInRivolta pensiamo di dover avviare immediatamente una concreta campagna di solidarietà con i terremotati abruzzesi». La proposta dei collettivi universitari romani è su più livelli: 1. Invio delegazioni di studenti da tutta Italia, che vadano a dare una mano nei luoghi del disastro; 2. Raccolta fondi da destinare a Dsu, l’agenzia per il Diritto allo Studio in Abruzzo, per la ricostruzione della casa dello studente de L’Aquila; 3. Iniziative tematiche e convegni, invitando geologi, ingegneri, geofisici, etc. 4. Animazione bambini, cercando di organizzare gruppi di studenti e studentesse che vadano come volontari a badare ai bambini e fare animazione nelle tendopoli allestite; 5. Solidarietà tra atenei, chiedendo alle università più vicine di mettere a disposizione tutte le infrastrutture per ospitare gli studenti universitari dell’Aquila a lezione e per il pernottamento notturno. Per info: www.ateneinrivolta.org

CRUI: «RACCOLTA FONDI
PER CASA DELLO STUDENTE»
Una raccolta di fondi per l’università e per la Casa dello Studente dell’Aquila. La lancia la Conferenza dei rettori (Crui). «Facciamo appello alle università, al personale docente e a quello tecnico amministrativo – ha dichiarato il Presidente della Crui, Enrico Decleva – ma anche agli studenti, alle loro famiglie e ai cittadini tutti del nostro Paese. L’Università dell’Aquila ha subito danni gravissimi, l’espressione della solidarietà può trasformarsi anche in partecipazione attiva per la ricostruzione degli edifici danneggiati o distrutti dal terremoto». Per versare i contributi la Crui ha aperto un apposito conto. Si chiama «università emergenza terremoto» e l’Iban è IT 80 V 03226 03203 000500074995.

DA ATENEO DI FOGGIA
UN C/C PER GLI AIUTI
Quale segno concreto di solidarietà, Giuliano Volpe, Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Foggia, ha reso noto l’adesione dell’ateneo foggiano alla raccolta fondi per la ricostruzione degli edifici dell’Università del capoluogo abruzzese, promossa dalla Conferenza dei rettori delle università Italiane (Fondo univ

MESSAGGIO SOS
Dona un euro con un sms al numero 48580
«Ogni singolo, anche piccolo, contributo è importante». La protezione civile in accordo con tutti i maggiori operatori telefonici Tim, Vodafone, Wind e 3 Italia, ha attivato un numero solidale per la raccolta dei fondi a favore della popolazione colpita dal terremoto. Basta inviare un sms al numero 48580 per donare un contributo di un euro che sarà interamente devoluto al Dipartimento della Protezione Civile per il soccorso e l’assistenza. Sarà possibile donare 2 euro chiamando sempre il numero 48580 da rete fissa di Telecom Italia.
Il gestore telefonico Poste italiane ha attivato il numero di solidarietà 377-2048580 per permettere ai propri clienti di aiutare le comunità terremotate, ogni sms vale un euro. I clienti con scheda Sim o Postepay possono donare qualunque cifra effettuando un postagiro al conto corrente postale numero 10 40 000 o effettuando una ricarica sul numero 3772048580.

RACCOLTA FONDI ARCI
Anche l’Arci ha aperto un conto corrente.
L’Arci nazionale si sta mobilitando in tutto il paese e sta facendo rete con le altre realtà dell’associazionismo per coordinare iniziative comuni. Intanto ha da subito lanciato una raccolta fondi straordinaria dentro e fuori l’ambito dei propri attivisti, volontari, soci e circoli. E’ stato attivato presso la banca Etica un conto corrente dedicato agli aiuti per l’Abruzzo. «Sottoscrizione popolare di solidarietà con l’Abruzzo»: c/c bancario intestato a Associazione Arci, causale «Emergenza terremoto Abruzzo», via Monte di Pietralata 16 – 00157, Roma; Codice Iban: IT 32K 05018 03200 000000128000. Tra i tanti aderisce alla raccolta anche la comunità gay di Roma che si sta impegnando a raccogliere beni di prima necessità: piumini coperti, lenzuola, biancheria, alimentari non deperibili presso il centro di raccolta nella sede dell’Arcygay di via Zabalia 14 (www.arcigayroma.it).

AIUTI

Enti locali, associazioni del terzo settore, giornali e squadre di calcio si mobilitano per aiutare i terremotati
Una scossa di solidarietà

CONSIGLI PER GLI AIUTI
Il Forum del Terzo settore ha fornito delle linee guida e indicazioni utili per chi volesse aiutare concretamente la popolazione abruzzese. Le forme di aiuto necessarie sono principalmente tre e in questo ordine di importanza: donazioni di denaro, donazione di materiali e generi alimentari, volontari sul posto. Nella donazione di denaro occorre verificare l’utilizzo immediato dei soldi sul territorio per iniziative mirate da parte dell’organizzazione beneficiaria. Il secondo consiglio è di preferire donazioni tramite conto corrente o chiedere una ricevuta per donazioni effettuate con denaro contante. I beni materiali devono essere nuovi o in ottimo stato, mentre i generi alimentari non devono avere confezioni fragili e non accuratamente sigillate. In questa prima fase i volontari devono essere formati alla protezione civile e già organizzati in associazioni. Nel post-emergenza, a seconda delle proprie competenze, si potrà offrire un contributo mirato.

LEGAMBIENTE
L’associazione ambientalista Legambiente ha attivato un conto corrente postale specificatamente aperto per poter consentire ai propri soci, sostenitori e simpatizzanti di partecipare alla raccolta fondi a favore delle popolazioni colpite dal terremoto in Abruzzo. Il conto corrente deve essere intestato a «Legambiente Onlus – Sos», il numero Iban è IT 79P050 1803 2000, chi decide di fare il versamento deve specificare la seguente causale: «Emergenza terremoto in Abruzzo».

BANCO ALIMENTARE
La fondazione Banco alimentare Onlus ha aperto due conti correnti. Uno è il CONTO CORRENTE POSTALE numero 28748200, intestato a FONDAZIONE BANCO ALIMENTARE ONLUS, causale EMERGENZA TERREMOTO ABRUZZO.
L’altro è il CONTO CORRENTE BANCARIO attivato presso BANCA PROSSIMA, causale EMERGENZA TERREMOTO ABRUZZO, codice Iban IT52L0335901600100000003514.
La donazione può essere eseguita anche on-line con la carta di credito attraverso il sito www.bancoalimentare.org/donazioni.
Per contattare l’associazione chiamare il numero 02-89.65.84.63 – Per aiuti da privati (solo donazioni in denaro)
02-89.65.84.58 – Per aiuti da aziende (donazioni e alimenti).

COMUNI
L’Anci, Associazione comuni italiani, ha aperto un conto per raccogliere fondi da destinare alle attività di ricostruzione dei paesi distrutti. Le attività a cui destinare i contributi raccolti verrano stabilite in sede di consiglio nazionale dell’associazione. I riferimenti per versare: conto corrente ANCI-EMERGENZA TERREMOTO ABRUZZO, codice Iban IT56D0322603203000500074907.
La sezione Anci Giovane ha proposto a tutti i consiglieri comunali e ai componenti delle giunte di devolvere un gettone di presenza in favore dei fondi per la ricostruzione.

GENERI DI PRIMA NECESSITA’
Servono acqua, cibo, vestiti nuovi, coperte, pannolini, latte in polvere, carta igenica. Ecco alcuni centri di raccolta: Roma, centro raccolta Croce Rossa, via Ramazzini 31 e associazione «Fare ambiente», via Nazionale 234. Napoli, centro raccolta Croce Rossa, via san Giovanni a Teduccio 45. Palermo, circolo Prc, via dei Credenzieri 11. Firenze, la misericordia, sezione di Oltrarno, via del Sansovino 176. Lecce, sede Csv, via Sicilia 21. Perugia, palestra popolare di san Sisto. Bari, circolo pd, via Zara 13. Milano, sede Aquilone blu onlus, via Pomponazzi 5. San Marino, sede radio Love fm, via Cantù 149, Galazzano.

AGRICOLTORI ITALIANI
La Cia, confederazione italiana agricoltori, ha deciso di partire con iniziative concrete dopo una riunione d’urgenza della Giunta nazionale. E’ già stato aperto un conto corrente presso la Ugf Banca agenzia 12, via Saturnia 21, Roma. Il codice Iban del conto è IT56I0312703200CC0120005581, e il Bic: Baecit2b LA CIA PER L’ABRUZZO.
Per la raccolta, la Cia ha anche in programma di attivare un servizio di sms e una giornata di prodotti agricoli di qualità «all’asta» per raccogliere fondi. Iniziative di solidarietà sono in programma anche per la «Giornata nazionale del turismo» del 19 aprile e l’iniziativa «Inac in piazza» del 9 maggio.

LEGACOOP
Anche la Legacoop ha aperto un conto corrente per raccogliere fondi destinati alla ricostruzione dei paesi e delle città dell’Abruzzo distrutti dal terremoto. La presidenza nazionale di Legacoop ha già disposto un accredito di 10mila euro, invitando tutte le strutture di settore e territoriali e le cooperative aderenti a versare un contributo economico. Le donazioni si possono effettuare sul conto corrente Ugf banca Legacoop – solidarietà per l’Abruzzo, codice Iban IT41J0312703200CC0120005582.

DAL MONDO DELLO SPORT/1
Anche negli ambienti sportivi partono le iniziative per i terremotati. La Lega Calcio ha annunciato che in tutte le gare del prossimo turno di serie A e B sarà osservato un minuto di silenzio e i calciatori saranno in campo con il lutto al braccio. Il Calcio Napoli devolverà alle famiglie vittime del terremoto l’incasso complessivo della prossima partita, in programma sabato, così come faranno anche Catania e Pescara. L’Inter ha messo a disposizione dei tifosi neroazzurri abruzzesi il Centro di coordinamento Inter Club in zona per organizzare azioni di volontariato, mentre il Milan devolverà agli abitanti colpiti dal terremoto parte del ricavato del Milan Golf Tour.

DAL MONDO DELLO SPORT/2
La Federbasket ha aperto un conto per aiutare le vittime del terremoto. Il numero è 000254, presso l’Agenzia Roma Cassa Coni, banca Nazionale del lavoro, codice Iban IT18I0100503309000000000254.
La squadra di Teramo, la Tercas, ha ottenuto il permesso di rinviare la partita contro la Virtus Bologna, che si terrà il 30 aprile. La squadra di pallavolo Lube Macerata ha comunicato che l’incasso di gara-3 dei quarti playoff contro il Treviso sarà interamente devoluto alla popolazione dell’Abruzzo. La squadra invita i tifosi a fare una donazione di almeno 5 euro all’ingresso del palasport.

DAL MONDO DELLO SPORT/3
All’asta la maglia dei calciatori della Roma. L’ufficio stampa della società giallorossa ha messo a disposizione del programma radiofonico «Te La Do Io Tokyo» (Centro Suono Sport 101.5) le maglie autografate dei giocatori romanisti per un’asta di beneficenza. I fondi raccolti dalla trasmissione serviranno per l’acquisto di due camper da riempire di aiuti e donare agli abitanti di Onna. Già dopo un’ora dal lancio dell’iniziativa è stata raggiunta la cifra per uno dei mezzi.
Un milione di euro dai bookmaker. L’agenzia di scommesse Stanleybet donerà un milione di euro al Comune de L’Aquila per opere di pubblica utilità legate alla ricostruzione post-sisma.

DAI MEDIA/1
Il quotidiano «Il Centro», in collaborazione con il gruppo editoriale Finegil – Repubblica – l’Espresso e con le casse di risparmio dell’Aquila e di Teramo, ha aperto dei conti per una sottoscrizione di fondi per le famiglie aquilane. I versamenti vanno fatti su questi conti:
-Banca CARISPAQ spa, «Vittime terremoto l’Aquila», codice Iban IT53Z0604015400000000155762.
-Banca Caripe spa, «Raccolta fondi pro terremotati Abruzzo», codice Iban IT19B0624515410000000000468.
-Banca Tercas spa, «Raccolta fondi pro terremotati Abruzzo», codice Iban IT48L0606015300CC0900053565.

DAI MEDIA/2
Sky ha organizzato per i suoi telespettatori e gli utenti del sito www.sky.it una raccolta fondi. I contributi vanno versati sul conto corrente SKY PER L’ABRUZZO, il cui codice Iban è IT22O0322601606000500074972.
Corriere della sera, Corriere.it, Gazzetta dello sport e City hanno lanciato il progetto «Un aiuto subito», per partecipare fare un bonifico bancario sul conto Intesa-san Paolo, ABI 3069, CAB 05061, conto corrente n.1000/144.
Mediafriends ha aperto un conto corrente, intestato a «Mediafriends»,
con la causale EMERGENZA TERREMOTO ABRUZZO, codice Iban IT41D0306909400615215320.

CHIESE EVANGELICHE
La Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei) ha lanciato una sottoscrizione per aiutare le vittime del terremoto. Chi vuole partecipare inviando delle donazioni può farlo utilizzando il conto corrente postale numero 38016002, con la causale TERREMOTO ABRUZZO, codice Iban IT54S0760103200000038016002 intestandolo a FEDERAZIONE CHIESE EVANGELICHE IN ITALIA, via Firenze 38, 00184 Roma. «I fondi raccolti – comunicano dalla Fcei – saranno destinati ad agenzie collegate con le chiese protestanti che hanno approvata e consolidata esperienza nel campo del soccorso a popolazioni colpite da calamità naturali».

CHIAIANO
Partirà domani dal presidio permanente contro la discarica di Chiaiano e Marano una raccolta di generi di prima necessità destinati ai cinque campi che sono stati allestiti nei dintorni de L’Aquila, nella contrada Tempera, uno dei pochi non gestiti dalla Protezione Civile. Per avere informazioni sulla carovana e sulla solidarietà dal basso a favore dell’Abruzzo è possibile collegarsi a internet e consultare il sito www.insurgencia.info. Alla carovana contribuiscono Onda Napoletana, Laboratorio occupato Insurgencia, Spazio sociale parco San Gennaro, Ya Basta Napoli, Collettivo femminista Pachamama e i Meetup di Beppe Grillo di Napoli, tutti hanno attivato propri centri di raccolta.

MUSICA BENEFIT
Anche il mondo della musica ha iniziato a mobilitarsi offrendo un sostegno economico all’Abruzzo. Un concerto per i terremotati. L’idea è partita da Franz Di Cioccio, leader e cantante della Premiata Forneria Marconi di origine abruzzese, che ha lanciato un appello ai suoi colleghi per partecipare a un concerto di raccolta fondi da destinare alle famiglie più colpite: «So che la tenacia che sento nello spirito della mia terra ha solo bisogno di essere accompagnata da un gesto di solidarietà, che faccia sentire alla popolazione che non è sola con la sua disperazione. Aiutatemi ad aiutarli». Intanto Biagio Antoniacci ha devoluto l’intero incasso del concerto di ieri sera al Palalottomatica di Roma.

L’OTTO PER MILLE
Tre milioni di euro dall’Otto per mille. La Conferenza episcopale italiana (Cei) ha annunciato uno stanziamento di tre milioni di euro, dai fondi derivanti dall’otto per mille, in favore delle popolazioni colpite dal terremoto in Abruzzo. Per far fronte alle prime urgenze e ai bisogni essenziali di chi è stato colpito da questa calamità, la Presidenza della Cei ha disposto lo stanziamento di tre milioni di euro dai fondi dell’otto per mille per iniziative di carità di rilievo nazionale. La somma sarà erogata tramite Caritas Italiana, già attiva per alleviare i disagi causati dal sisma e a cui è affidato il coordinamento degli interventi locali.

BANCHE
Le banche attivano conti correnti per raccogliere fondi

CARTE SOLIDALI
E’ possibile contribuire alla raccolta fondi con le carte di credito Cartasi, Mastercard, Visa, American Express. Basta chiamare il numero verde di Cartasi 800 317800 con la carta di credito a portata di mano per poter seguire le istruzione fornite dal sistema automatico di risposta.

CONTI SOLIDALI
Anche le banche si danno da fare. Gli istituti bancari Unicredit, Banca Mps-Monte dei Paschi di Siena , Intesa San Paolo, Allianz Bank, Banca popolare Etica, Banca Carispaq, banca Caripe hanno attivato dei conti correnti per la raccolta fondi a favore dei terremotati. Presso Unicredit Banca di Roma, intestato a «Solidarietà terremoto Abruzzo», Iban: It 96 S 03 00205132 00414414414. Prezzo banca Mps-Monte dei Paschi di Siena intestato a «Pro-terremotati Abruzzo», Iban: IT33E010301420000008620017. Presso Intesa San Paolo, «Un aiuto subito-terremoto dell’Abruzzo» Iban: IT 03 B 03069050610000000014; E’ possibile effettuare versamenti anche mediante bonifoc o addebito su carta di credito chimando il numero verde 800414141. Presso Allianz Bank, via San Claudio 82, Roma; Iban: It26 F035 8903 200301570306097. Presso Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma; Iban: IT29 U050 1803 2000 000 001113. Presso Banca Carispaq Spa, casuale. «Vittime terremoto L’Aquila», Iban: IT53 Z 06040 15400 000 000 155 762. Presso Banca Caripe Spa, corso Vittorio Emanuele 102/104, Pescara, causale: «Raccolta fondi pro terremotati d’Abruzzo», Iban: IT19 B 06245 15410 000 000 000 468.

FEDERCASSE SOLIDALI
Anche il sistema del credito cooperativo italiano si è mobilitato e ha attivato una raccolta fondi. Lo comunica Federcasse, l’Associazione che rappresenta le 440 banche di Credito cooperativo e le casse rurali italiane. Un conto corrente apposito è stato aperto presso Iccrea banca Spa (Istituto centrale del credito cooperativo), conto corrente numero 32000, codice iban IT28 Q 08000 03200 000800032000) intestato a Federcasse, causale: «Il credito cooperativo per l’Abruzzo».

POSTE SOLIDALI
Oltre alla possibilità di inviare un contributo di un euro via sms, le Poste Italiane hanno messo a disposizione un conto corrente a favore delle popolazioni colpite dal terremoto in Abruzzo: c/c numero 10 40 000. I sottoscrittori potranno versare i loro contributi in tutti i 14 mila uffici postali compilando un bollettino di conto corrente postale oppure via internet usufruendo dell’analogo
ersità emergenza terremoto – Iban: IT 80 V 03226 03203 000500074995). Volpe ha inoltre annunciato l’impegno a sostenere, insieme con gli altri atenei.

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Ricevo dal consigliere Francesco Maragno e pubblico volentieri.

COMUNICATO STAMPA
Comune di Montesilvano
Il Consigliere Comunale Avv. Francesco Maragno

PRESENTAZIONE DEL BILANCIO: LE BUGIE VENGONO A GALLA

Montesilvano, 25.03.2009“Le affermazioni fatte dall’Assessore al ramo sul bilancio in procinto di approvazione sono un misto di bugie e demagogia e rappresentano l’ennesima conferma dell’incapacità di questa maggioranza di amministrare la città”. Queste le dichiarazioni del consigliere Francesco Maragno alle notizie apparse sulla stampa circa i ventilati benefici connessi alla presentazione del bilancio di previsione.

Questo bilancio – continua Maragno- rappresenta l’esatta fotografia di 20 mesi di mal- governo. Rabbrividisco nel vedere con quale e quanta tranquillità questi signori si vantano di non aver apportato aumentati alla Tarsu, la più alta d’Italia, quando in campagna elettorale e nei primi mesi di governo avevano giurato e spergiurato che avrebbero ridotto se non addirittura dimezzato la tassa. Per non parlare dell’addizionale comunale (anche questa la più alta d’Italia) che, sempre stando a quanto sostenuto da questi signori in periodi non sospetti, sarebbe stata drasticamente ridotta. Non solo.

Se si va ad analizzare il bilancio, mentre si continua a richiedere sacrifici economici ai cittadini, la dotazione di budget per il Primo Cittadino lievita notevolmente addirittura triplicandosi passando da €. 48.239,57 a €. 155.763,26, somma che non tiene conto della retribuzione del Sindaco.

Ma,si interroga il consigliere- sbaglio o proprio Cordoma in campagna elettorale aveva pubblicamente dichiarato che avrebbe rinunciato al compenso da Sindaco?!

Paradossale che a Montesilvano abbiamo un Sindaco che è presente a palazzo di città solo 2 ore al giorno (quindi meno di un part-time visto che continua a fare il medico a tempo pieno), che aveva assicurato in campagna elettorale di rinunciare alla propria retribuzione, ma che nei fatti, non solo percepisce regolarmente il compenso come se facesse il sindaco (full-time) ma, nonostante il periodo di grossa congiuntura economica negativa, si incrementa le spese del suo staff del 300%, alla faccia delle famiglie montesilvanesi che stentano ad arrivare a fine mese.

E non ci si faccia ingannare dalle promesse delle riduzioni per mensa e trasporto pubblico per le famiglie numerose. Anche qui sono evidenti le false promesse. Le riduzioni, documenti alla mano, scatteranno solo dal quarto figlio e sono quantificabili in risparmi di pochi centesimi.

Ancora una volta -conclude Maragno- questa maggioranza con la redazione del bilancio ha dato chiara dimostrazione che la loro attività persegue interessi particolari e non generali, si fonda su promesse non mantenute e sull’incapacità di amministrare con grave pregiudizio per i cittadini che assistono quotidianamente all’esaltazione in chiave cabarettistica della politica.

Ufficio Stampa

Nr. 07/2009 del 25.03.2009

Grandi Opere

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Cristian Odoardi: «Commentare la crisi della maggioranza? Preferisco restare in silenzio e assistere allo spettacolo come faccio ogni volta che c’è “Zelig” in televisione. Spero che nessuno mi faccia pagare il biglietto».

In effetti, sul Centro di sabato scorso (vedi sotto), più che dichiarazioni politiche sembrava davvero di leggere il testo di uno spettacolo di cabaret. Una componente della maggioranza (l’UDC) denuncia che «l’attività amministrativa di Montesilvano è in fase di stallo» e cosa fanno alcuni esponenti della giunta comunale? Si lasciano andare ad una serie di battute comiche. Una comicità purtroppo – ed è questo il vero problema – del tutto involontaria.

Cominciamo con l’assessore al Commercio Claudio Daventura (Forza Italia): dopo le continue accuse di immobilismo, lo scorso novembre il sindaco Cordoma aveva voluto rassicurare la cittadinanza affermando: «C’è voluto un periodo di studio, abbiamo dovuto risanare quei 3 milioni di debiti fuori bilancio cercando di trovare fondi per le opere pubbliche. E’ il momento di dare segnali alla città. Siamo in moto». Oh, finalmente in moto! avranno commentato in molti. Un moto che, a quanto pare, deve essere rimasto tutto nella testa del sindaco se a distanza di quattro mesi il suo assessore al Commercio ha il candore di dichiarare che:

«Ci sono state delle difficoltà, è vero, ma oggi la macchina amministrativa muove i suoi primi passi».

Andiamo benone! Dopo quasi due anni siamo ai ”primi passi”. Ma la migliore esibizione (non potevamo dubitarne) è firmata dal vice-sindaco Ernesto De Vincentiis (Forza Italia), quello della famosa città-giardino. Dice il vice-sindaco:

«L’attività amministrativa è in ripresa come testimoniato dai cantieri in partenza come viale Europa, il parcheggio interscambio e la copertura delle buche».

La copertura delle buche?!?! E’ vero, come ha ammesso il capogruppo del suo partito Luigi Marchegiani, che bisogna «rivedere i programmi d’intervento, puntare su obiettivi più concreti e meno ambiziosi», ma “La Copertura delle Buche” non è un obiettivo ancora un po’ troppo ambizioso?

E tanto per arricchire il già nutrito stupidario di questa amministrazione comunale, il brillante De Vincentiis ne spara un’altra ancora più grossa con la quale però si guadagna un posticino tra gli umoristi del XXI secolo:

«Non è vero che l’attività amministrativa è ferma come dice l’Udc. La verità è che è meno ferma dell’anno scorso». (Ernesto De Vincentiis)

Il Centro – sabato 7 marzo 2009

Forza Italia: «Rimpasto in giunta»

Dopo le critiche dell’Udc, Marchegiani rincara: bisogna cambiare

MONTESILVANO. Crisi nella maggioranza di centrodestra, il vice sindaco Ernesto De Vincentiis (Forza Italia) la mette così: «Non è vero che l’attività amministrativa è ferma come dice l’Udc. La verità è che è meno ferma dell’anno scorso». Non si nasconde Luigi Marchegiani, capogruppo di Forza Italia: «È innegabile, un momento di stasi c’è». Per uscire dal pantano, fa capire Marchegiani, il sindaco Pasquale Cordoma deve avviare «il rimpasto in giunta». A diciotto mesi dal suo insediamento, la giunta Cordoma vacilla.

Il giorno dopo la lettera firmata dall’Udc per denunciare che «l’attività amministrativa di Montesilvano è in fase di stallo» e per richiedere un «incontro urgente» al sindaco, la maggioranza va a briglia sciolta: se An difende il lavoro degli uomini di Cordoma, da Forza Italia arriva il segnale che è ora di cambiare «pedine importanti».
FORZA ITALIA SI SMARCA.
Luigi Marchegiani, capogruppo di Forza Italia, esce allo scoperto e ammette tutte le difficoltà della giunta Cordoma: «C’è un momento di empasse, questo è innegabile», afferma, «la lettera dell’Udc? Un atto che non va sottovalutato». Secondo l’esponente di Forza Italia, lo scossone dato dal presidente del consiglio Valter Cozzi e dai consiglieri dell’Udc deve essere lo stimolo per invertire la rotta: «E’ necessario» spiega Merchegiani «rivedere i programmi d’intervento, puntare su obiettivi più concreti e meno ambiziosi. Purtroppo, ci sono stati errori di valutazione, ma il centrodestra è pronto per superare le difficoltà e anche l’Udc deve contribuire».
SI’ AL RIMPASTO.
Il nodo centrale resta il rimpasto in giunta: «C’è bisogno», afferma Luigi Marchegiani, «di cambiare una serie di pedine».
Carlo Tereo de Landerset, assessore ai Lavori pubblici in quota ad An, ha chiesto al sindaco di essere «alleggerito», ma Cordoma non ha voluto saperne: «L’assessore resta al suo posto», ha detto.
Anche Mimmo Di Giacomo (Urbanistica) ha intenzione di lasciare le deleghe al Traffico e al Demanio marittimo: la trattativa è aperta.
Ma Forza Italia non chiede soltanto il rimpasto e punta il dito contro i dirigenti e contro il city manager Rodolfo Rispoli: «I risultati di un anno di lavoro non sono incoraggianti», osserva Marchegiani.
DE VINCENTIIS FRENA.
Prova a fermare il treno della polemica Ernesto De Vincentiis: «L’attività amministrativa è in ripresa come testimoniato dai cantieri in partenza come viale Europa, il parcheggio interscambio e la copertura delle buche. E se anche l’attività amministrativa fosse bloccata, l’Udc anziché sparare a zero sui giornali avrebbe potuto parlare durante una riunione di maggioranza». La pensa così anche Tereo de Landerset: «La crisi della maggioranza e l’attività amministrativa ferma? Sono argomenti di cui si parla in maggioranza e non sul giornale», taglia corto. «Oggi non parlo», sorride l’assessore alle Finanze Emidio Di Felice (Forza Italia) e scivola via.
Attacca l’Udc, invece, l’assessore ai Servizi Ferdinando Di Giacomo (An): «L’Udc non è attenta alla mole di lavoro svolto, per accorgersene deve frequentare il municipio con più assiduità. Chi non vede, non può criticare».
CI STIAMO MUOVENDO.
Anche Claudio Daventura (Forza Italia), assessore al Commercio, difende il centro-destra: «Ci sono state delle difficoltà, è vero, ma oggi la macchina amministrativa muove i suoi primi passi». Parla di «strumentalizzazione l’assessore ai Servizi sociali Fabrizio Bosio (Dca): «Se il Comune fosse davvero bloccato, la colpa sarebbe anche dell’Udc che ha la presidenza del consiglio e l’assessorato all’Urbanistica».
ODOARDI SE LA RIDE.
Dall’opposizione Cristian Odoardi (Rifondazione comunista) se la ride: «Commentare la crisi della maggioranza? Preferisco restare in silenzio e assistere allo spettacolo come faccio ogni volta che c’è “Zelig” in televisione. Spero che nessuno mi faccia pagare il biglietto».
L’UDC RILANCIA.
Il giorno dopo la lettera che ha avuto l’effetto di una bomba lanciata in sala giunta, l’Udc non torna indietro: «La preoccupazione dell’Udc è anche del sindaco, ne sono certo», afferma Cozzi.
Ci pensa Oscar Biferi a spiegare i dettagli «Entro fine mese, è necessario approvare il bilancio. Ci sono poche risorse e tante risposte da dare ai cittadini. Occorre un confronto collegiale, stabilire obiettivi insieme e cambiare metodo di lavoro. Per esempio», afferma Biferi, «va bene avviare i lavori di riqualificazione in via D’Annunzio, ma ci sono strade in condizioni peggiori».

Pietro Lambertini

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Dopo il generoso sacrificio alle elezioni Regionali, le preziose competenze e le mirabili capacità di Donato Di Matteo potrebbe presto tornare al servizio della collettività. Una buona fetta del PD, a cominciare dal suo segretario provinciale Antonio Castricone, lo vorrebbe infatti come successore di Giuseppe De Dominicis alla Presidenza della Provincia di Pescara.

Giusto per rinfrescarsi un po’ la memoria, consiglio di leggere il seguente articolo pubblicato sulla rubrica di Repubblica “Piccola Italia” nel maggio del 2006, quando cioè la carriera politica di Donato Di Matteo, non ancora sfiorato dalle inchieste della magistratura, era all’apice del suo splendore.

(3 maggio 2006)

Storia di Donato Di Matteo, dell’Ato e dell’Aca e di un metodo originale per moltiplicare cariche e prebende

Pescara, ecco il partito dell’acqua
Poltrone e indennità per il ds rampante

di Antonello Caporale

PESCARA – Il partito dell’acqua non ha uno statuto, ha molte sedi ma non ha un simbolo. Organi collegiali, un segretario, un gruppo dirigente, molti elettori. In Abruzzo è iniziata la sperimentazione, al pari della pillola abortiva, di questa nuova idea di formazione politica transpartitica, che vive e prospera e conta poltrone e indennità di riguardo, elargisce consulenze e posti di lavoro, decide grandi appalti, muove molti soldi. Un nuovo e moderno sistema del potere che corre su una strada parallela a quella dei partiti tradizionali.
Per dire, alle scorse elezioni regionali il candidato più votato dei ds (e l’unico eletto) è stato Donato Di Matteo, un omone che ha rastrellato dodicimila voti di preferenza, e tra queste montagne dodicimila voti sono davvero tanti, con una campagna elettorale spettacolare e potente. Di Matteo alla Regione è giunto anche grazie all’impegno profuso in qualità di presidente dell’Aca, l’azienda pubblica che gestisce la distribuzione dell’acqua in sessanta comuni della provincia di Pescara.
In Abruzzo, ecco la novità, l’erogazione di un servizio essenziale come la distribuzione dell’acqua potabile ha permesso la creazione di una rete politica alternativa a quella ufficiale e un ceto dirigente che cresce nelle sale riunioni dei consigli di amministrazione e poi si afferma nell’urna, al momento del voto.
Gli abruzzesi hanno scoperto prima e meglio di tutti gli altri, che si possono fare affari politici d’oro caricando sulle spalle di SpA le ambizioni di una carriera altrimenti precaria. Aiuta il contesto. Pescara, la città di Flaiano, è ricca di commerci e di pretese. Ha il più alto indice di beauty center e palestre per abitante, un conto in banca assai rispettabile e la certezza che qui in pianura si fanno più cose e meglio che nel resto del mondo, e per mondo si intendono le montagne dell’Abruzzo.
A Pescara, città piatta come la sogliola, hanno subito capito che la fantasia può portare lontano. E così, quando per legge è stato imposta la privatizzazione dei servizi, si son fatti venire un’idea, questa idea. Morti i consorzi di bonifica, sono stati costituiti gli Ato, sigla che sta per Ambito territoriale ottimale. Per legge l’Ato raccoglie un territorio omogeneo, è una forma di consorzio obbligatorio cui i comuni devono aderire per “fare sistema”: condividere la rete idrica e ottimizzare i costi di distribuzione.
In Abruzzo ci sono sei Ato, uno dei sei raggruppa la provincia di Pescara e il comune di Chieti. E’ un parlamentino formato dai sindaci di sessanta comuni che deve provvedere ad affidare a un gestore privato il servizio di cura e manutenzione della rete.
Un privato? Anno 2001, governo Berlusconi, emendamento alla Finanziaria. Con l’aiutino del centrosinistra viene approvato un comma che aggiorna in extremis il senso della “privatizzazione” e stabilisce che – certo – si può affidare tramite gara d’appalto europea la gestione, ma tale servizio può essere svolto, se esiste, da una società a intero capitale pubblico. Gli abruzzesi, i più svegli, capiscono subito la fortuna che è loro capitata e così l’Ato genera una SpA a intero capitale pubblico, cioè l’Aca. C’è l’Aca e dunque, a norma di legge, l’affidamento del servizio si può decretare “in house”. House, casa. Senza gara, tutto fatto in casa. E’ un’idea bella due volte perché non soltanto non bisogna fare l’appalto, ma si raddoppiano i consigli di amministrazione, si raddoppiano le poltrone e i compensi.
La privatizzazione dell’acqua a Pescara come altrove diviene – in house – realtà. A dirigere l’Aca c’è un diessino, a consigliare vengono chiamati i segretari o i leaders locali dei partiti del centrosinistra: dei Ds, della Margherita e dello Sdi. Uno strapuntino è offerto anche alla Casa delle libertà. E’ bellissimo: con l’acqua si guadagna un bel gruzzolo al mese, cinquantamila euro l’anno l’indennità media di consigliere, e si fanno cose che altrimenti mai si sarebbero potute fare. La prima e più importante: quando devi assumere qualcuno non c’è bisogno di indire un concorso.
E dunque, ammesso che si hanno cattive intenzioni, non c’è bisogno nemmeno di sforzarsi per taroccarlo. Assunzioni dirette. Tu vieni e tu no. A te uno stage di un anno, a te un contratto per sei mesi. Pianta organica a fisarmonica e via col liscio. Poi, seconda cosa bella, la capogruppo può generale altre società, altri presidenti, altri consigli di amministrazione, altri revisori dei conti. Si chiamano enti strumentali. Per far bere ai pescaresi un’acqua ancora più buona, si decreta la nascita di tre società modello: Hydrowatt Abruzzo, Idros e Aca Service. Chi si occupa delle bollette, chi dei depuratori, chi dell’approvvigionamento. Bellissimo davvero.
L’Aca è forte, e benché la sua rete sia un colabrodo e perda ogni giorno durante il tragitto dalla sorgente alle case quasi il 56 per cento del suo originario carico, decide di portare l’acqua anche in Africa, in Burkina Faso. E’ una campagna di solidarietà promossa con la Fondazione Abruzzo Riformista. Certo, il presidente dell’Aca è anche il presidente della Fondazione. Riformista è il leader diessino. Ma cosa c’entra?
Intanto si lavora. Ci sono piccoli incidenti di percorso: l’Aca sbaglia un numero spropositato di bollette, e anche il piano industriale, per restare al tema, fa acqua. Il management, che col tempo si affida a un personale sempre più qualificato (assunti, tra gli altri, il fratello del vicesindaco di Pescara, il cognato di un assessore del capoluogo, il figlio del sindaco di Popoli, la moglie di un consigliere di amministrazione) inizia a individuare strade nuove per l’approvvigionamento finanziario. L’Aca non solo perde acqua ma perde anche soldi. Con un fatturato di trenta milioni di euro, quindici sono i debiti verso fornitori e banche. La politica, che qui diviene impresa, ha bisogno di soldi per fare investimenti. Bussa alle banche. Decide per la via più breve e più efficace: chiede e ottiene uno scoperto di conto corrente. Sull’unghia raccoglie quattro milioni di euro che servono per le spese. I mutui, certo, sarebbero la forma di finanziamento più adatto. Ma la pratica comporta tempi lunghi. Il riformismo di sinistra ha bisogno di essere veloce, di fare prima di pensare.
E, infatti, quando arriva il tempo delle elezioni regionali un grande slogan bussa alle case pescaresi: “Le idee in pratica”. E’ il motto del candidato dei Ds che, abbandonata la carica di presidente dell’azienda, decide di fare il gran salto al consiglio regionale. Garantisce: “Sarò il nuovo assessore alla Sanità”.
All’Aca c’è un subbuglio: al presidente uscente, il diessino Di Matteo, succede un revisore dei conti, il diessino Bruno Catena. Il leader della Margherita si ferma alla presidenza dell’Ato, un consigliere diessino viene trasferito al comune capoluogo e fatto assessore. Il segretario socialista resta fermo nel consiglio di amministrazione. La campagna elettorale è altamente spettacolare, il nuovo leader dell’Abruzzo riformista è potente e concreto. Ama la forchetta, infatti pesa oltre un quintale, e le maniere spicce. I sindaci dell’Ato, i sindaci rossi del parlamentino dell’acqua, si raccolgono in uno spot elettorale di sostegno del beniamino. Venti comitati elettorali, pirotecnici ma efficaci. Dodicimila voti, primo degli eletti diessini.
Il centrosinistra vince in Abruzzo, Ottaviano Del Turco ne è il presidente, la destra è fermata. Fassino è contento e mette piede a Chieti, per un comizio. Gli si fanno incontro i sindaci, la nuova leva riformista. Nel gruppo la stazza di Di Matteo. I sindaci lo circondano. E’ gente di montagna, dai modi sinceri ma ruvidi. Gli intimano: “Cossù adda fa l’assessore”. Fassino rivolto al segretario regionale: “Cosa vogliono, non li capisco”. Di Matteo deve fare l’assessore alla Sanità. Il segretario torna a Roma e si documenta. C’è qualcosa che non va, Di Matteo è promosso capogruppo al consiglio. Lui del resto è l’unico eletto.
Avrà un’indennità aggiuntiva ma niente assessorato. Di Matteo non capisce e non si adegua: “Questi sono abituati alle parole, io sono uno concreto. Mi hanno messo in un posto che non mi piace, se mi rompo i coglioni…”.

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