
1191 voti. Troppo pochi. Avrebbe dovuto prenderne almeno altri 500 per poter conservare la propria poltrona in Provincia anche se solo tra i banchi dell’opposizione. Renzo Gallerati, indagato insieme ad Enzo Cantagallo ed altri 35 nell’inchiesta Ciclone ma ugualmente premiato dal Partito Democratico con una candidatura nel collegio Montesilvano 3, è uno dei trombati più illustri di questi elezioni provinciali.
Una trombatura che gli organi locali del PD faranno fatica a spiegarsi visti e considerati i meriti che a Gallerati sono universalmente riconosciuti e che avrebbero dovuto indurre gli abitanti del collegio n.3 quasi a sgomitare pur di esprimergli in modo unanime il proprio consenso e la propria gratitudine. L’elenco dei meriti sarebbe in effetti lunghissimo ma io mi limiterò a citarne solo tre:
1. il merito di aver nominato assessore ai Lavori Pubblici il professor Enzo Cantagallo;
2. il merito di aver firmato la delibera n.357 del 5 novembre 2003 (vedi anche qui) con la quale stanno per essere cancellati gli ultimi tre ettari di spazio verde nel centro della città. I primi due dei dodici palazzoni che, grazie alle concessioni edilizie rilasciate con quella delibera, saranno costruiti nell’area compresa tra via Di Vittorio, via Chiarini e via Vestina, sono già a buon punto. Se non l’avete già fatto, andate a dargli un’occhiata e, dopo averne ammirato la solenne e monumentale bellezza, provate a immaginarne altre dieci;
3. il merito di aver sistemato al Comune di Montesilvano rispettivamente il marito e il convivente delle figlie dell’ex assessore della Margherita Emilio Di Censo. Nel giugno del 2007 Renzo Gallerati ed Emilio Di Censo vennero giudicati colpevoli di danno erariale e condannati dalla Corte dei Conti (qui la sentenza) a risarcire al Comune di Montesilvano la somma di 4000€ ciascuno più le spese processuali per aver provveduto, nell’aprile del 2003, all’“assunzione illegittima (a tempo determinato, ndr) di persone legate a vario titolo per contiguità familiare all’Assessore al personale (cioè Di Censo, ndr)” “in violazione della normativa vigente e di ogni elementare principio di correttezza amministrativa”. La cosa interessante è che, pagata la simbolica sanzione (8000€ una tantum contro gli oltre 40000€ sborsati annualmente dal Comune ai due impiegati abusivi), l’illecito continua ad essere reiterato da oltre 6 anni. Chiunque può infatti controllare, scorrendo sul sito comunale l’elenco degli impiegati nell’Ufficio Urbanistica, che le due persone “familiarmente contigue” all’ex assessore Di Censo (i nomi sono citati nella sentenza) continuano illegittimamente, ma beatamente, ad occupare il loro posto. Nessuno li schioda.
Dal Messaggero d’Abruzzo - 10 Giugno 2009
La Provincia cambia facce: solo tre conferme
Il naufragio del centrosinistra penalizza i big: fuori Giorgio D’Ambrosio e Renzo Gallerati – La nuova maggioranza: 9 su 14 consiglieri sono di Pescara e Montesilvano. Non c’è nessuna donna – L’opposizione: Allegrino leader e il partito dei sindaci con Tocco, Castricone, Di Marco e Linari
di ROSALBA CIANCAGLINI
PESCARA – Più che la vittoria del centrodestra è stata la catastrofe del centrosinistra. Con trombati eccellenti del calibro di Giorgio D’Ambrosio, ex presidente dell’Ato, consigliere uscente, sindaco di Pianella e Renzo Gallerati, già sindaco di Montesilvano, entrambi Pd. E sconfitte tanto significative quanto occulte: per esempio Marino Roselli che è stato presidente del consiglio regionale e vice presidente della giunta provinciale, aveva fortemente voluto la candidatura di Luciano D’Incecco, Pd, il quale è stato battuto da Luciano Di Lorito, Idv, nel collegio di Spoltore. D’Incecco e Di Lorito concorrevano per la stessa coalizione, ma D’Incecco era la voce degli ex Margheritini e Di Lorito dei ds e di una parte della Cgil. Pesante anche il segnale di Roccamorice, regno incontrastato di Donato Di Matteo, ex presidente dell’Aca, ex assessore regionale ai trasporti, consigliere comunale uscente a Pescara: gli attribuivano la sedia di vice nella agognata giunta Allegrino. Eppure, proprio a Roccamorice, Guerino Testa vince con 3000 voti.
La geografia politica dell’Abruzzo esce sconvolta dalle elezioni di giugno. Anzi: esce sconvolta dalle inchieste della magistratura che hanno avuto come epicentro, Pescara, prima Sanitopoli e le manette alla giunta Del Turco, poi Tangentopoli e l’arresto del sindaco D’Alfonso.
D’Alfonso aveva “drogato” il Pd attraendo volti d’ogni dove che del Pd nulla condividevano. Il suo era un sistema di potere, legittimo o no lo diranno i giudici ma caduto lui è caduto tutto e i cambiacasacca hanno ripreso il loro eterno carosello: i Teodoro (dc, ccd, fi e lista Teodoro), Vincenzo Dogali (dc, fi, pd e udc), Alessandro Di Bartolomeo (fi, margherita, pd), Ermanno Ricci (dc, fi, lista civica, udeur, pd, udc), Riccardo Padovano (psi, sdi, socialisti del sì, udc). D’Alfonso, assurto a capo spirituale del Pd, era anche un tappo alle lotte cannibalesche che hanno lacerato Penne (con Fornarola sostituito a forza da Di Marcoberardino), Spoltore (D’Incecco candidato al posto di Di Lorito già indicato dalla base e poi fuggito all’Idv), Città Sant’Angelo (con l’ex sindaco che crea una lista autonoma) ma anche Pescara e Montesilvano. Senza D’Alfonso e con così tanti morti e feriti sul campo, non poteva che finire così.
La parabola di D’Ambrosio è indicativa. Prendiamo in esame il suo ex regno, Pianella e dintorni. Anche a Pianella vince Testa, con 4817 voti contro i 3533 dell’Allegrino. Il collegio non esprime un consigliere nè di destra nè di sinistra ma la sorpresa sono gli outsiders: D’Ambrosio si ferma a 1900 ma Alessandro Tiberio, 32 anni, agronomo, Pdl, si afferma con 2115 preferenze; Massimo D’Addario, agronomo di 25 anni, che corre per l’Mpa, conquista 731 voti. D’Ambrosio è tallonato da Gianni Filippone, Idv, per nove anni assessore nella giunta di Pianella come assessore ai lavori pubblici. In paese dicono che il declino della stella D’Ambrosio fosse troppo connessa alle poltrone: non è più deputato, non è più all’Ato, gli orizzonti di gloria sono perduti e le tante promesse di lavoro, lecite ma elettorali, non hanno avuto seguito. La gente è stanca, non ha soldi, attribuiva a D’Ambrosio un inarrestabile declino e l’ha abbandonato.
Nel nuovo consiglio provinciale rientrano, dei vecchi volti, Camillo Sborgia, trasmigrato dai Ds all’Idv; Antonio Linari, Pd, sindaco incontrastato di Torre; Antonio Castricone, di Popoli, anche lui Pd, figlio del sindaco in carica Emidio. Transfughi: Andrea Faieta, da indipendente di sinistra al Pdl. Volto di centrodestra: Fabrizio Rapposelli, lista civica, poi An e Pdl. Quasi tutti sono di Pescara e non c’è una donna se non la Allegrino. Complimenti.
I cocci del Pd: trombati i vecchi, giovani incapaci di cambiare pagina
di LILLI MANDARA
PESCARA – Giù come birilli i mammasantissima del Pd, da Giorgio D’Ambrosio a Marino Roselli e a Chieti Tommaso Coletti, quelli che il partito lo tenevano per il bavero, che o li candidi o se ne vanno, quelli sempre in bilico, un po’ qua e un po’ là, che inciuciano con l’Udc e strizzano l’occhio all’avversario, per alzare sempre la posta. Bocciati dagli elettori, proprio dai militanti, dal cuore del partito che gli ha voltato le spalle. Una sconfitta forte, ma il Pd allarga le braccia, inevitabile, dice. Così fan tutti, tutte le Regioni del meridione, è la politica bellezza, è il trend nazionale, anzi europeo. Il Pd perde perchè la magistratura ci ha messo lo zampino spiega Antonio Castricone, segretario provinciale del Pd, a Pescara in un colpo solo e dopo soli dodici mesi i democrat hanno subito lo scippo di Comune e Provincia, «perchè il nostro elettorato non perdona, perchè le vicende giudiziarie ci penalizzano fortemente, e lo sappiamo bene dopo Montesilvano».
Montesilvano, senza mettere giudizio. Le vicende giudiziarie al plurale, perchè dopo Montesilvano c’è stato Del Turco e poi ancora D’Alfonso, e non solo quelle. Nella sconfitta ha pesato la storia difficile del partito nazionale, la staffetta Veltroni-Franceschini, il fallimento della formula veltroniana. Insomma non è solo colpa degli abruzzesi, secondo il segretario provinciale. Ma intanto si è aperto il processo al partito, e dall’interno i vecchi leader messi all’angolo dal commissario Massimo Brutti adesso si ribellano, avete visto, avete voluto i giovani e i giovani ci hanno condotto al massacro. E si ritrovano a fronteggiarsi due correnti di pensiero, una che insiste sulla gestione condivisa del partito, un’altra che vuole individuare un uomo a cui affidare le redini, meglio se tra le vecchie leve.
Ma la sconfitta non è colpa dei giovani si difende Castricone, «abbiamo avuto solo due mesi per lavorare, e in due mesi non si rimediano mesi e anni di sfascio», e non c’è bisogno di trovare un nuovo totem, un succedaneo di D’Alfonso, proprio no. Piuttosto, le inchieste: «C’è bisogno di effettuare un chiarimento serio su tutte le vicende giudiziarie della regione, e il continuo rinvio della procura non ci aiuta: questa è una ferita che non si chiude mai». Il Pdl ha vinto perchè Berlusconi è venuto in Abruzzo tredici volte, e perchè «si vende bene»: «Pensiamo soltanto alle esenzioni Irpef cambiate la notte delle votazioni». E allora non se ne esce, non per ora. Il rinnovamento alla Provincia c’è stato, quattro consiglieri sono nuovi di zecca. Al Comune sono stati confermati quasi tutti gli uscenti. «Non dipende solo da noi, c’è la necessità di riorganizzare la coalizione a livello nazionale. E’ proprio l’identità del Pd che non va, così com’è. Guardiamo Rifondazione, che esce penalizzata ovunque, che senso ha?». Il Pd analizzerà l’esito del voto in una riunione regionale a breve, poi toccherà alle segreterie provinciali. Castricone una idea ce l’ha per uscire dalla crisi: «Bisogna dare una scossa forte al partito. E tagliare i rami secchi, subito». Il taglio dei rami secchi in effetti è già cominciato. E ci hanno pensato gli elettori.