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La soluzione

“Prima di tutti vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchè non ero comunista. Un giorno vennero a prendermi e non c’era rimasto nessuno a protestare” (Bertolt Brecht)

Da Repubblica

Con la scusa del popolo

di GAD LERNER

LA CACCIA ai rom scatenata in tutta Italia sta cominciando a suscitare disagio, ma non ancora la necessaria rivolta morale.

Difficile, soprattutto per dei politici, mettersi contro il popolo. Col rischio di passare per difensori della delinquenza, dei violentatori, dei ladri di bambini. E’ questa, infatti, la percezione passivamente registrata dai mass media: un popolo esasperato, l’ira dei giusti che finalmente anticipa le forze dell’ordine nel necessario repulisti.

Ma siamo sicuri che “il popolo” siano quei giovanotti in motorino che incendiano con le molotov gli effetti personali degli zingari fuggiaschi, le donne del quartiere che sputano su bambini impauriti e davanti a una telecamera concedono: “Bruciarli magari no, ma almeno cacciarli via”? Che importa se parlano a nome del popolo i fautori della “derattizzazione” e della “pulizia etnica”, i politici che in campagna elettorale auspicarono “espulsioni di massa”, i ministri che brandiscono perfino la tradizione cattolica per accusare di tradimento parroci e vescovi troppo caritatevoli?

La vergogna di Napoli, ma anche di Genova, Pavia e tante altre periferie urbane, non ha atteso l’incitamento dei titoloni di prima pagina, cui ci stiamo purtroppo abituando. “Obiettivo: zero campi rom” (salvo scatenarsi se qualche sindaco trova alloggi per loro). “I rom sono la nuova mafia” (contro ogni senso delle proporzioni). “Quei rom ladri di bambini” (la generalizzazione di un grave episodio da chiarire). Dal dire al fare, il passo dell’inciviltà è compiuto. Perfino l’operazione di polizia effettuata ieri con 400 arresti e decine di espulsioni sembra giungere a rimorchio. La legge preceduta in sequenza dalla furia mediatica e popolare, come se si trattasse di una riparazione tardiva.

Chi si oppone è fuori dal popolo. Più precisamente, appartiene alla casta dei privilegiati che ignorano il disagio delle periferie. Ti senti buono, superiore? Allora ospitali nel tuo attico! L’accusa, e l’irrisione, risuonano ormai fin dentro al Partito democratico. Proclama Filippo Penati, presidente di centrosinistra della Provincia di Milano: “I rom non devono essere ‘ripartiti’, bisogna farli semplicemente ripartire”. E accusa Prodi di non aver capito l’andazzo, di non aver fatto lui quel che promettono i suoi successori. Nel 2006 fu Penati, insieme al sindaco Moratti, a chiedere al comune di Opera di ospitare provvisoriamente 73 rom (di cui 35 bambini). Dopo l’assedio e l’incendio di quel piccolo campo, adesso è stato eletto sindaco di Opera il leghista rinviato a giudizio per la spedizione punitiva. Mentre si è provveduto al trasferimento del parroco solidale con quegli estranei pericolosi.

La formula lapalissiana secondo cui “la sicurezza non è né di destra né di sinistra” appassisce, si rivela inadeguata nel tumulto delle emozioni che travolge la cultura della convivenza civile. Perfino la politica sembra derogare dal principio giuridico della responsabilità individuale di fronte alla legge. Perché un conto è riconoscere le alte percentuali di devianza riscontrabili all’interno delle comunità rom, che siano di recente immigrazione dalla Romania, oppure residenti da secoli in Italia, o ancora profughe dalla pulizia etnica dei Balcani. Un conto è contrastare gli abusi sull’infanzia, la piaga della misoginia e delle maternità precoci, i clan che boicottano l’inserimento scolastico e lavorativo, la pessima consuetudine degli allacciamenti abusivi alla rete elettrica e idrica.

Altra cosa è riproporre lo stereotipo della colpa collettiva di un popolo, giustificandola sulla base di una presunta indole genetica, etnica. Quando gli speaker dei telegiornali annunciano la nomina di “Commissari per i rom”, sarebbe obbligatorio ricordare che simili denominazioni sono bandite nella democrazia italiana dal 1945. Il precetto biblico dell’immedesimazione - “In ogni generazione ciascuno deve considerare se stesso come se fosse uscito dall’Egitto” - dovrebbe suggerirci un esercizio: sostituire mentalmente, nei titoli di giornale, la parola “rom” con la parola “ebrei”, o “italiani”. Ne deriverebbe una cautela salutare, senza che ciò limiti la necessaria azione preventiva e repressiva.

La categoria “sicurezza” non è neutrale. Ne sa qualcosa il centrosinistra sconfitto alle elezioni, e solo degli ingenui possono credere che se Prodi, Amato o Veltroni avessero cavalcato l’allarme sociale con gli stessi argomenti della destra il risultato sarebbe stato diverso. Qualora il nuovo governo applichi con coerenza la politica di sicurezza annunciata, è prevedibile che nel giro di pochi anni il numero dei detenuti raddoppi, o triplichi in Italia. Scelta legittima, anche se la sua efficacia è discutibile. Quel che resta inaccettabile è il degrado civile, autorizzato o tollerato con l’alibi della volontà popolare. Insopportabili restano in una democrazia provvedimenti contrari al Codice di navigazione - l’obbligo di soccorso alle carrette del mare - o che puniscano la clandestinità sulla base di criteri aleatori di pericolosità sociale.

Da più parti si spiega l’inadeguatezza della sinistra a governare le società occidentali con la sua penitenziale vocazione “buonista”. E’ un argomento usato di recente da Raffaele Simone nel suo “Mostro Mite” (Garzanti), salvo poi trarne una previsione imbarazzante: la cultura di sinistra col tempo sarebbe destinata a essere inclusa, digerita dalla destra. Discutere un futuro lontano può essere ozioso, ma è utile invece riscontrare l’approdo a scelte comuni là dove meno te l’aspetteresti: per esempio sulla pratica delle ronde a presidio del territorio.

Naturalmente gli assalti di matrice camorristica ai campi rom di Ponticelli non sono la stessa cosa della Guardia nazionale padana. Che a sua volta non va confusa con i volontari di quartiere proposti dai sindaci di sinistra a Bologna e a Savona. Nel capoluogo ligure, per giustificare la proposta, è stata addirittura evocata l’esperienza del 1974, quando squadre antifasciste pattugliarono la città dopo una serie di bombe “nere”. Il richiamo ai servizi d’ordine sindacali o di partito è suggestivo, quasi si potesse favorire così un ritorno di partecipazione e militanza che la politica non sa più offrire. Ma è dubbio che nell’Italia del 2008 - afflitta da nuove forme di emarginazione come i lavoratori immigrati senza casa, le bidonvilles fucine di criminalità ma spesso impossibili da cancellare - le ronde possano considerarsi uno strumento di democrazia popolare.

Dobbiamo sperare in una reazione civile agli avvenimenti di questi giorni, prima che i guasti diventino irrimediabili. Già si levano voci critiche ispirate a saggezza, anche nella compagine dei vincitori (Giuseppe Pisanu). Il silenzio, al contrario, confermerebbe solo l’irresponsabilità di una classe dirigente che ha già cavalcato gli stupri in chiave etnica durante la campagna elettorale.

(16 maggio 200 8)

Tutto merito loro

 

Un plauso a Forza Nuova. Chiaramente violati i diritti d’autore da parte di Polizia e Guardia di Finanza.

Da PrimadaNoi

Nomadi nullafacenti, sequestrato un immobile da 500 mila euro

MONTESILVANO. E’ partita questa mattina la terza fase dell’operazione “leggenda metropolitana” condotta congiuntamente dalla polizia e guardia di finanza.
IN OTTO NELLA VILLA E SENZA REDDITO

In applicazione della normativa inerente le misure di prevenzione, su proposta del questore di Pescara, il Tribunale ha emesso decreto di sequestro anticipato, (ai sensi della legge nr. 575 del 31 maggio 1965), di un fabbricato nel comune di Montesilvano e di un libretto postale del valore di € 3.500,00.
Le persone destinatarie sono una coppia di nomadi conviventi di 54 e 50 anni, nullafacenti, sconosciuti al fisco nei cui confronti, sia la polizia di stato che la guardia di finanza, hanno investigato sulle disponibilita’ patrimoniali e sulle attività.
I due vengono definiti dagli inquirenti «socialmente pericolosi» in quanto svolgerebbero abitualmente attività illecite, anche in forma associativa: si parla di reati contro il patrimonio, usura ed estorsione.
L’immobile sequestrato, il cui valore e’ di circa 500 mila euro, si aggiunge alle altre ville, terreni, contanti ed autovetture del valore di 5 milioni di euro sequestrati ad altri nomadi il 16 ottobre 2007 ed il 22 febbraio 2008.
Sono state inoltre richieste due misure di prevenzione della sorveglianza speciale per la durata di anni 5, che si aggiungono alle precedenti 50 gia’ ottenute dal Tribunale.
I provvedimenti sono stati eseguiti nelle prime ore di questa mattina, da personale della polizia di stato e della guardia di finanza.
Ulteriori informazioni verranno date nel corso della mattinata.

VIVEVANO IN OTTO NELLA VILLA MA NON AVEVANO REDDITO

L’abitazione sequestrata ai coniugi Antonio e Sabia Spinelli, di 54 e 50 anni, si trova in via San Gottardo, a Montesilvano. Una villa a tre piani, ma solo due sono di proprietà della famiglia, oltre al giardino e un garage. Loro vivevano lì con 6 figli, il più piccolo dei quali ha 16 anni.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti i rom sarebbero riusciti ad appropriarsi dell’immobile, e andarci a vivere, costringendo i proprietari a vendere e a quanto pare stavano per attuare la stessa strategia anche sul proprietario del terzo piano.
Questa mattina in conferenza stampa gli investigatori hanno anche riassunto i precedenti della coppia: tutti e due nel passato avevano subito condanne per usura ed estorsione.
L’ultima denuncia risale al 2006, per tentativo di estorsione.
Inoltre non hanno mai presentato la dichiarazione dei redditi, quindi risultano sconosciuti al fisco. Per i due Spinelli e’ stata chiesta la misura di prevenzione della sorveglianza speciale per cinque anni (il Tribunale ne ha già concesse 50, in passato).
«Questo caso - ha sottolineato il comandante provinciale della Guardia di Finanza Di Teodoro - e’ un esempio scolastico del modo di comportarsi di queste persone, che non hanno mai lavorato».
Non e’ semplice dimostrare che i beni vengono acquistati dopo la commissione di reati e neppure provare che queste persone vivono di malaffare, ma le forze dell’ordine hanno intenzione di seguire questa linea di azione anche in futuro su tutto il territorio del pescarese. La normativa di riferimento e’ quella anti-mafia.

FORZA NUOVA SODDISFATTA: «IL COMUNE DEVE AGIRE»

«L’operazione congiunta di questa mattina della Polizia e Guardia di Finanza nei confronti di una famiglia rom ben nota a Montesilvano doveva davvero aver luogo in questi giorni?», chiede Marco Forconi, rappresentante cittadino di Forza Nuova.
«Non voglio nemmeno immaginare che ciò sia avvenuto a seguito dell’annuncio della mia iniziativa perché questo mi porterebbe a pensare che viviamo in una Repubblica delle Banane ove, per non vedersi negato un diritto ed avere un riscontro istituzionale, devi cospargerti di benzina in pubblica piazza. Ben vengano questi sequestri patrimoniali e contestuali misure preventive, ma non basta. Montesilvano, come Pescara, ha un virus, e deve essere debellato».
Forconi sostiene che il Comune di Montesilvano sia «correo rispetto a questi elementi e deve assolutamente rispondere con coraggio e fermezza. Sindaco Cordoma, lunedì 12 maggio si avvicina e io non ho ancora visto o sentito nulla che possa farmi cambiare idea. Se anche Lei si sente impotente di fronte a quest’orda lo dica, la inviterò a digiunare al mio fianco».

L’OPERAZIONE DI FEBBRAIO
L’OPERAZIONE DI OTTOBRE

Oh…questo ci crede veramente!

Allora, appuntamento lunedì 12 maggio in Piazza Diaz. Otto, otto e mezza. L’ultimo cappuccino, cornetto e poi via. E non saranno tollerate provocazioni. Chi intorno all’ora di pranzo intendesse comprare tramezzini o pizzette nei bar antistanti la piazza, è pregato di consumarli all’inteno dei locali o di farseli incartare.

Grazie al cubo

…a cui va aggiunto quello da parte mia e dell’intera cittadinanza…

dal sito del Comune

IL SINDACO RINGRAZIA PRESIDENTE E DIRETTORE DEL CONSIDAN

Montesilvano il 09/05/2008

In merito alla decisione del Sindaco Pasquale Cordoma di voler affidare la gestione del Considan ad un amministratore unico, queste le dichiarazioni del primo cittadino: “Esprimo sentimenti di apprezzamento per il lavoro efficace del Cda, dei Revisori dei conti, del Presidente e del direttore del Considan (e uno… ndr). Rivolgo in modo particolare un plauso di stima e di riconoscenza al Presidente Umberto Di Pasquale e al Direttore Loris Di Vittorio (e due…ndr) per l’abnegazione, la dedizione e la professionalità con le quali hanno svolto ciascuno il proprio compito. Le vicende politiche che hanno determinato la decisione di passare la gestione del Considan ad un amministratore unico sono maturate, non per una scarsa capacità di qualcuno, ma solo perché l’oggetto dell’attività del Consorzio, quale la depurazione delle acque nere, è venuta meno. Ciò a seguito del noto trasferimento di competenze, dunque della gestione del depuratore all’ambito territoriale ottimale. Ho apprezzato il grande senso di responsabilità che tutti i componenti del Cda e in special modo il Presidente Umberto Di Pasquale e il Direttore Loris Di Vittorio (e tre! ndr) hanno dimostrato in questi mesi: a loro va il mio sentito ringraziamento”.

Vedi anche Acqua da tutte le parti

Protesta pacifica

Un merito che va riconosciuto al sindaco Cordoma è quello di non aver (sino ad ora) mai replicato alle iniziative di Forza Nuova (con cui, ahimè, aveva però accettato l’apparentamento al ballottaggio…). Dopo i numerosi ma vani tentativi di farsi riconoscere come interlocutore politico, ora il segretario cittadino Marco Forconi minaccia addirittura lo sciopero della fame. Un ”nuovo stile” che stride un po’ sia con i contenuti della protesta che con i costumi assai meno ghandiani con cui il movimento neofascista-omofobo-xenofobo fondato da Roberto Fiore è noto alle cronache.

da PrimadaNoi

Sciopero della fame per contrastare la presenza dei rom

MONTESILVANO. Uno sciopero della fame a partire da lunedì prossimo. Marco Forconi, segretario cittadino di Forza Nuova tenta il tutto per tutto per riaccendere l’attenzione su un problema molto sentito in città.
«Durante l’ultimo comizio pre-elettorale», racconta oggi Forconi, «che tenni a Montesilvano venerdì 11 aprile promisi, di fronte alla cittadinanza, di perseverare nella mia personale battaglia contro la comunità rom stanziale presente nella mia città».
«Da via L’Aquila a via Adige per finire a via Rimini, questi non-cittadini hanno posto le basi del loro invisibile impero microcriminale e, imponendo la legge del più forte, hanno instaurato un regime di terrore che è in continua espansione. Bisogna fermarli», continua il segretario.
Forconi chiede che il sindaco Cordoma adotti un provvedimento «d’estrema urgenza e di concerto con la prefettura», attraverso una delibera di giunta o di consiglio, «teso a contrastare o quanto meno a limitare l’ordine criminale di questa comunità, prima che sia troppo tardi». In caso di silenzio o di risposta non esauriente comincerà «in maniera assolutamente pacifica, uno sciopero della fame totale a partire da lunedì 12 maggio sotto il comune di Montesilvano».
Forconi annuncia che continuerà lo sciopero «fin tanto che le forze fisiche me lo consentiranno. Il sindaco non dovrà poi più preoccuparsi di me, ma del popolo che lo ha eletto: ai montesilvanesi dovrà poi spiegare i motivi che lo avranno spinto a rimanere inerme di fronte a quest’orda». A febbraio Forza Nuova aveva proposto al sindaco anche una proposta per la sicurezza cittadina.

(vedi anche Archiviazione dati sui Sinti-Rom e Lezioni di cucito)

05/05/2008

Salvo tragici imprevisti

Il 16 marzo scorso il vice sindaco con delega al verde pubblico Ernesto De Vincentiis annunciò che entro 2 mesi (quindi ci siamo quasi…) Montesilvano sarebbe diventata una CITTA’ GIARDINO.

E’ vero che non bisognava lasciarsi impressionare troppo da certa enfasi visto che la “CITTA’ GIARDINO secondo il De Vincentiis” è composta da 6 aiuole, 2 spartitraffico e 3 rotatorie, ma è anche vero che 2 mesi sono effettivamente un po’ pochini.

Un gusto per la sfida o forse se n’è ricordato un po’ tardi?
Perchè se ti riduci all’ultimo momento e qualcosa va storto, poi è troppo facile dare la colpa agli altri. Magari cominciando con qualche mese di anticipo…No? Troppo semplice?
Ovviamente non la pensa così il mancato primatista orto-botanico-urbano che ora scarica tutta la responsabilità sull’ENEL.

LA DENUNCIA DEL VICE SINDACO DE VINCENTIIS

COMUNICATO STAMPA
Montesilvano il 29/04/2008

Da diversi mesi l’assessore al Verde (e il vice sindaco? ndr) Ernesto De Vincentiis ha richiesto all’Enel l’approvvigionamento di energia elettrica nella zona mare, in via Piceni e in via Vestina incrocio con via Di Vittorio. All’azienda è stata fornita più volte la documentazione richiesta ed è stata pagata anticipatamente, oltre due mesi fa, la somma di 2.700 euro per tre allacci, che saranno utilizzati per l’irrigazione del verde presente sulla riviera e sulle rotatorie.
“Senza gli allacci non c’è la possibilità di irrigare il verde in alcuni punti strategici della città - denuncia il vice sindaco e assessore al Verde (è tornato il vice sindaco! ndr) De Vincentiis -. Abbiamo più volte mandato gli atti che l’Enel ci ha richiesto e pagato già gli allacci, ma finora nessuna risposta, ci dicono che tutta la documentazione è a Roma. E’ un atto di grave ritardo da parte dell’azienda che si definisce “un motore di crescita e di sviluppo per noi e per il Paese”. Sono state predisposte già le cabine e l’Enel deve solo provvedere ad allacciare l’energia elettrica utile a terminare i lavori di manutenzione svolti sulla riviera dalla ditta Ecoesse. Un disagio anche in vista della stagione balneare, in vista della quale stiamo intensificando i lavori per conseguire l’obiettivo di rendere Montesilvano una città giardino. Se l’Enel non interviene al più presto non possiamo proseguire con la sistemazione delle piante destinate senz’acqua a morire“.

…senz’acqua a morire?!?

 

“Per arrivare a timbrare il cartellino d’entrata alle 8.30 precise, Fantozzi sedici anni fa cominciò col mettere la sveglia alle sei e un quarto. Oggi, a forza di esperimenti e perfezionamenti continui é arrivato a metterla alle 7 e 51. Vale a dire al limite delle possibilita’ umane. Tutto é calcolato sul filo dei secondi: cinque secondi per riprendere conoscenza, quattro secondi per superare il quotidiano impatto con la vista della moglie e sei per chiedersi come sempre senza risposta, cosa mai lo spinse un giorno a sposare quella specie di curioso animale domestico. Tre secondi per bere il maledetto caffè della signora Pina: 3000 gradi Fahrenheit! Dagli otto ai dieci secondi per stemperare la lingua rovente sotto il rubinetto. Due secondi e mezzo per il bacino a sua figlia Mariangela. Caffelatte con pettinata incorporata. Spazzolata dentifricio mentolato su sapore caffè, provocante funzioni fisiologiche che può così espletare nel tempo di valore europeo di sei secondi netti. Ha ancora un patrimonio di tre minuti per vestirsi e correre alla fermata del suo autobus che passa alle 8.01. Tutto questo naturalmente…salvo tragici imprevisti (rottura del laccio della scarpa).
Da “Fantozzi” -1975

Venti fetidi

Da PrimadaNoi

Villa Carmine, c’è “puzza” di abbandono e degrado

A SPASSO NEL QUARTIERE . MONTESILVANO. Settemila abitanti per un quartiere che si snoda tra le traverse dell’ultimo tratto di Via Vestina, al margine della città. Una specie di zona franca tra Montesilvano e Cappelle Sul Tavo.
Tutto si sviluppa attorno alla piccola chiesa antica della Madonna del Carmelo, un piccolo borgo dove la piazzetta di fronte è gremita di bambini, le campane suonano per ogni messa, tutti si conoscono come in un paese e se vedono un viso sconosciuto nel quartiere chiedono perplessi «Tu sei di Villa Carmine?». Qualche bar come ritrovo, negozi che sembrano botteghe e affianco alle vecchie case i grandi palazzi in costruzione.
Due associazioni culturali, “Amici” e “Villa Carmine” si dividono il compito di far evadere dalla noia più o meno giovani organizzando gite fuori porta, feste e sagre che coinvolgono ogni persona della zona, teatri, concertini in piazza e giochi estivi.
Ma se da una parte l’isolotto villacarminese difende a pugni chiusi la sua identità di quartiere-paese dall’altra deve fare i conti, necessariamente, con quello che gli gravita attorno.

IL DEPURATORE: TRA MOSCHE E VELENI

Per arrivare al depuratore consortile si percorre Via Tamigi, una strada a dir poco malmessa, stretta ma che prevede il doppio senso, senza segnaletica orizzontale, dove macchine e camion sfrecciano ad una velocità non adeguata, correndo su dossi, buche e anche qualche rallentatore sapientemente rotto a metà.
Per trovare il depuratore non servono segnali basta affidarsi all’olfatto: più si va avanti più l’odore dell’aria (che descrivere sgradevole sarebbe un simpatico eufemismo) diventa insopportabile. Nauseante. Fin qui nulla di nuovo, nessun problema se in quella strada e nei pressi non vi abitasse nessuno. Ma delle case ci sono ed hanno cancelli che si affacciano direttamente su Via Tamigi senza un misero marciapiede, in una via che in alcuni tratti è larga poco più di due metri.
«Questa strada è dimenticata dal Comune, se non stai attento basta un passo fuori dal cancello e ti mettono sotto. Per fortuna non ci sono bambini piccoli» racconta uno degli sfortunati abitanti della zona, che non solo è costretto ad assistere a rally di automobili e camion ma deve anche prendersi cura delle aiuole incolte (una di queste restringe ancor di più la strada e rende ancora più ostico il passaggio dei mezzi) perché tre anni fa le guardie municipali arrivarono a casa sua dicendo «Perché non pulisci bene queste erbacce?».
Ma non era e non è tuttora suo compito pulire le erbacce…
La malridotta strada, già di per sé problema grave, non è l’unica grana di queste persone. D’estate, quando si può pranzare in giardino, quando si può stare finalmente fuori all’aria aperta, quando i panni si asciugano in fretta, sono tutti felici e contenti meno che gli abitanti di Via Tamigi.
Loro non possono pranzare in giardino né stare fuori a godersi il sole: il ripugnante odore torna con la bella stagione.
E non possono nemmeno stendere i panni per l’invasione di mosche che gentilmente depositano i loro escrementi su biancheria e vestiari puliti.
«Voglio invitare Cordoma a prendersi un caffè nel mio giardino. Voglio vedere se resiste 10 minuti» dice indignata ed arrabbiata la signora Rosina Sturzi, abitante del quartiere, ben nota in Comune per esposti verbali e litigi con Sindaco e segreteria.
Un anno fa, giorni dopo essere stata in Comune a protestare, ecco che arriva la disinfestazione: quel che si può definire una coincidenza. Quattro giorni di apparente calma e gli insetti tornano ma della disinfestazione mai più traccia.
«Viviamo con una fogna a cielo aperto, con l’odore rivoltante e assaliti dalle mosche» continua la signora Sturzi.
«Perché Cordoma se ne frega della gente? Questa è una zona dimenticata da Dio ma c’è un problema di salute serio. L’anno scorso gli operai che lavoravano nel depuratore si misero in sciopero, non ce la facevano più. Basta poco, basta una copertura. Vogliamo una soluzione prima dell’estate, non promesse ma una scadenza» e minaccia di chiamare Striscia la Notizia se nulla accadrà entro breve.
Il suo fervore l-ascia capire- che non è solo una minaccia, chiameranno, perché non sono più disposti a tollerare.

LUNGOFIUME: VECCHIA PROMESSA

Il depuratore s’installa dirimpetto al fiume Saline, un fiume che sconta la pena di essere considerato una vera e propria discarica. Il Lungofiume, di competenza della Provincia, fa parte di quelle strade danneggiate, pericolose, piene di curve che non convincono gli automobilisti a schiacciare meno il piede sull’acceleratore.
«Questa strada deve essere larga e con i marciapiedi», protesta Giancarlo Sagazio, commerciante, «ce l’hanno promessa nelle varie campagne elettorali, ma non è mai cambiato niente. Abbiamo 4 consiglieri di Montesilvano in Provincia, possibile che non riusciamo ad avere una strada?»
E il disagio è aggravato dalla chiusura del ponticello sul Lungofiume che collegava Villa Carmine a Città S.Angelo e riusciva ad essere una via per smaltire il pesante traffico su Via Vestina, nonché un’importante opportunità commerciale tra il quartiere e la città vicina.
Ma le noie non sono destinate a finire vista l’apertura tra qualche mese della circonvallazione nei pressi del cimitero.
«Il Comune si deve attivare a livello di viabilità» continua il commerciante «altrimenti via Vestina sarà in continuo blocco, molto più di quanto non lo sia già».

SCUOLA: “DATECI UN ALTRO EDIFICIO O DOVREMO FERMARE LE ISCRIZIONI”

La scuola media “Ignazio Silone” di Villa Carmine è una delle strutture scolastiche più recenti a Montesilvano: due piani, una grande palestra, aule per le lezioni ordinarie e aule per le attività. Ma solo un piano è adibito a scuola media, il pian terreno è occupato dalla scuola elementare “III circolo Didattico”.
«Gli iscritti aumentano con l’aumentare della popolazione che viene a vivere in zona» afferma Carlo Frascari, Preside della scuola media «tra un paio d’anni non avremo più aule per i ragazzi, bisogna costruire un edificio nuovo per la scuola elementare».
Lo spazio per l’allargamento della scuola in realtà c’era, proprio dietro l’attuale edificio, ma sotto l’amministrazione del «Re Sole Cantagallo» il terreno è diventato magicamente edificabile per costruire delle nuove palazzine.
E la scuola media tra qualche anno dovrà fermare le iscrizioni.
«Se la città si espande bisogna prevedere anche i servizi. Devono iniziare a costruire il nuovo edificio» afferma il Preside.
Ma c’è anche un problema di manutenzione ordinaria: banchi vecchi, la palestra (nuova) che si allaga perché costruita sotto livello.
Questa scuola conta un 10% di iscritti tra ragazzi stranieri e di etnia rom dando vita ai problemi d’integrazione, apprendimento della lingua, dispersione scolastica. «Viviamo in un tessuto sociale disgregato, ragazzi che vivono da soli, famiglie che soffrono causando disagi che si ripercuotono nel comportamento scolastico».
Per far fronte a questo la scuola offre un servizio di psicologia (pagato dalla scuola stessa) per un periodo di 4 mesi l’anno. Quello, cioè, che può permettersi.
«Se non c’è un tessuto sociale forte la scuola ne risente. L’anno scorso abbiamo avuto tre casi di dispersione scolastica» continua il Preside «alcuni genitori non vengono ai colloqui e poche ragazze d’etnia rom arrivano alla terza media perché vengono ritirate. Nulla le riporta a scuola».
Il problema linguistico per molti dei ragazzi stranieri che arrivano (nazionalità cinese, albanese, romena ed a metà anno sono arrivati 6 ragazzi dal Kosovo ed Ex Iugoslavia) è notevole considerando che molti di loro non conoscono una sola parola d’italiano.
«Abbiamo attivato un progetto d’integrazione per i ragazzi stranieri con dei mediatori culturali che aiutano la scuola nel far apprendere la lingua italiana» spiega Lucia Fanelli, professoressa d’italiano.
Ma i mediatori mandati dal Comune collaborano a scuola solo per due ore la settimana, sono pagati male e non bastano a sopperire le difficoltà d’impatto culturale.
«I mediatori sono una necessità della scuola, è il primo servizio che va potenziato. Ci è capitato anche di dover comunicare a gesti» continua la professoressa.
Senza un buon servizio di mediazione culturale e linguistica i ragazzi che arrivano in Italia, e vanno a scuola senza saper parlare o capire la lingua, si trovano in una situazione di completo disagio e smarrimento che la scuola, da sola, non riesce ad affrontare.
A Villa Carmine tutti aspettano qualcosa…
a.g. 28/04/2008 7.59

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Cartoni rianimati

Una piccola, piccola cosa, comunque apprezzabile (l’iniziativa è della Regione, Montesilvano ha semplicemente aderito). Speriamo che l’idea del sindaco Cordoma di incrementare la raccolta differenziata sino all’eliminazione dei cassonetti per le strade, non rimanga, appunto, solo un’idea.

7/05/08: il programma delle Cartoniadi è da oggi disponibile sul sito del Comune (vedi qui)

Da Cronaca d’Abruzzo

Montesilvano alle “Cartoniadi”

martedì 22 aprile 2008

Il concorso promosso dalla Regione Abruzzo e dal Corsorzio Nazionale recupero imballaggi

MONTESILVANO. Anche il comune di Montesilvano parteciperà alle “Cartoniadi 2008″, il concorso promosso dalla Regione Abruzzo e dal Consorzio nazionale recupero e riciclo degli imballaggi a base cellulosica (Comieco) con l’obiettivo di incrementare la raccolta di carta, cartone e cartoncino.
La gara si terrà dal primo al 31 maggio prossimi e coinvolgerà anche i comuni di Avezzano, Francavilla al Mare, Giulianova, Lanciano, Martinsicuro, Ortona, Roseto degli Abruzzi, Sulmona e Vasto, come hanno annunciato ieri l’assessore comunale alla Nettezza Urbana di Montesilvano, Ferdinando Di Giacomo, e il sindaco Pasquale Cordoma. Vincerà le “Cartoniadi” il comune che raccoglierà più carta, nel mese di maggio, e a questo scopo saranno allestiti dei gazebo in diverse piazze della città per il conferimento del materiale. I cittadini che porteranno la carta ai gazebo riceveranno una ricevuta e al termine dell’iniziativa saranno assegnati sei buoni spesa da 200 euro ognuno a coloro che avranno conferito più carta. La raccolta riguarderà anche le scuole: le due che conferiranno più carta vinceranno un premio rispettivamente di mille e 800 euro, sempre in buoni spesa. Se Montesilvano dovesse vincere le “Cartoniadi” investirà il premio sul servizio di raccolta differenziata - ha annunciato l’assessore Di Giacomo. (e se non dovesse vincerle? Tutto a monte? ndr) Il Comune punta infatti a raggiungere il 40 per cento di raccolta differenziata in un anno, anche se al momento è al 16 per cento. Il sindaco Cordoma ha spiegato di voler “eliminare i cassonetti dalle strade, puntando alla raccolta porta a porta su tutto il territorio”. Al momento il Comune spende 5 milioni l’anno per il trasporto dei rifiuti e il conferimento in discarica ma si punta ad abbattere questo costo del 25 per cento.

P.S.: mi sono ripromesso di dire, almeno ogni tanto, qualcosa di positivo su questa amministrazione. Per ora ho trovato ste Cartoniadi…non lo so, forse non mi sto impegnando abbastanza…

Stato di famiglia

Una storia di ordinaria arroganza. Protagonisti il neo-rieletto onorevole Giampiero Catone e suo nipote Vittorio, consigliere di maggioranza al Comune di Montesilvano.

Ora mi domando: ma quando venne arrestato nel maggio del 2001 (associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata, falso, false comunicazioni sociali e bancarotta fraudolenta pluriaggravata), l’onorevole Giampiero Catone chiese una deroga anche per le manette ai polsi?

(vedi anche La créme de la créme e Come gli ippopotami).

Da PrimadaNoi

 

Deroga ad personam, per l’onorevole l’ufficio è sempre aperto

 

IL CASO. MONTESILVANO. All’onorevole non si dice mai di no. Soprattutto se è fresco di (ri)nomina, ha urgenze da sbrigare le ultime faccende prima di portare i documenti importanti a Roma.

Così capita che si rechi all’ufficio anagrafe, lo trovi in procinto di chiudere e chieda una deroga.
Un minutino…è una cosa rapida-rapida non può mica aspettare.
Sono faccende importanti, roba da onorevoli della Repubblica Italiana, perdinci, mica cosette da casalinga qualunque che domani ha il tempo di ritornare- fare la fila- aspettare in silenzio e sbuffare. Su, è comprensibile.
L’onorevole in questione è Giampiero Catone, neo eletto nella circoscrizione della Campania. La storia è saltata fuori perché Cristian Odoardi, consigliere di Rifondazione Comunista al Comune di Montesilvano ha presentato una interrogazione con la quale vuole capire perché è stata concessa questa deroga ad un regolamento comunale ben preciso.

(l
eggi tutto)

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO DAL DIRIGENTE DEL COMUNE DI MONTESILVANO BRUNO TERENZI

Le numerose “deroghe” di cui si parla sono vere, e nessuno più di me può saperne qualcosa, giacché le dispongo io stesso verbalmente o con comunicazioni interne - d’accordo con i dipendenti degli uffici Anagrafe, Stato Civile (e altri) - ogni qual volta viene rappresentata, da chiunque, una esigenza “extra ordinem”. Alla vicenda, ripeto, per noi abbastanza “normale” si è dato un clamore francamente esagerato. A Cristian Odoardi, che mi conosce benissimo, dico che qualche informazione più ‘dal di dentro’ poteva assumerla da me…poi liberissimo di innescare tutta la polemica del mondo, magari, chissà, con qualche elemento in più. Se non altro, alcuni commenti sul vostro sito avrebbero potuto essere un po’ più meditati e forse, con qualche conoscenza in più delle circostanze, anche meno ingenerosi. Ma tant’è. Mi congedo ringraziandoVi comunque per la ospitalità e mi arrogo (scusandomene profondamente) la presunzione di segnalare ai commentatori più esagitati che : “E’ MEGLIO TACERE DANDO L’IMPRESSIONE DI ESSERE… DISTRATTI ?…CHE PARLARE TOGLIENDO OGNI DUBBIO”

BRUNO TERENZI

 

Commenti

wazowski 

E no, caro Dott. Terenzi, le cose non stanno proprio come lei le racconta. Non ci sarebbe stato infatti nulla di male (e nessuno quindi avrebbe avuto da ridire) se l’on. Giampiero Catone (di cui lei, a dispetto di ridicole smentite, conferma l’identità) fosse stato semplicemente uno dei tanti cittadini qualsiasi ad aver beneficiato di una deroga. Il problema è TUTTO in quella comunicazione di settembre 2007 inviata al personale dei servizi demografici nella quale è lei a parlare delle richieste “extra ordinem” a favore di colleghi, amici, conoscenti o esponenti politici come di un malcostume diffuso che non sarebbe stato più tollerato. Ai servizi comunali erogati - è sempre lei ad affermarlo - “non è il caso di aggiungerne di altra, odiosa specie” (addirittura…). Altro che normali “deroghe” come vorrebbe farci credere ora! Così normali da meritare “sanzioni disciplinari”? Il fatto è che tutto questo suo rigore, che di per sé sarebbe anche apprezzabile, è svanito “in via del tutto eccezionale” di fronte alle impellenze di un onorevole. Che cos’è questo se non un previlegio di “odiosa specie”? Montesilvano è stato teatro di ben altri scandali, non c’è dubbio, comunque anche questa non è una gran bella figura e non credo che “la constatazione amichevole” (mah…) con il consigliere Odoardi avrebbe potuto evitarla.

P.S: ho trovato il numero del suo ufficio sul sito comunale. A fine maggio mi scade la carta d’identità. La chiamerò per una deroga.

 

Il secondo articolo di PrimadaNoi chiarisce meglio la vicenda e concede qualche attenuante al dirigente del settore II Bruno Terenzi

 

Nessun mistero su Catone, così si muove la Casta

 

MONTESILVANO. «La deroga è stata fatta per Giampiero Catone, l’onorevole Giampiero Catone». A confermarlo a PrimaDaNoi.it è direttamente il dirigente del settore II del Comune.
E’ lui o non è lui? Certo che è lui. Le smentite e i documenti “ufficiali” proposti dall’entourage del deputato fresco di rinomina hanno però giocato su un cavillo che nella forma da’ ragione all’onorevole, ma nella sostanza gli da’ torto.Catone, infatti, non si sarebbe recato personalmente all’ufficio ma la deroga gli è stata concessa tramite una richiesta avanzata dal nipote Vincenzo, consigliere al Comune di Montesilvano.
Tutta la vicenda ce l’ha ricostruita il dottor Bruno Terenzi, dirigente del II settore.
Disponibile e cortese, il responsabile si è accorto di essere finito nella bufera per quella che lui definisce «una sciocchezza».
E parte prima di tutto da quella disposizione dirigenziale che vieta di concedere deroghe «al di fuori dalla normale prassi in favore di colleghi, conoscenti, amici e parenti».
«Quella disposizione c’è», conferma Terenzi, «ma esiste anche una certa elasticità, soprattutto per venire incontro alle esigenze dei cittadini lavoratori. Quella disposizione», spiega ancora il dirigente, «è servita per tutelare i dipendenti da pressioni indebite: d’intesa con gli stessi impiegati abbiamo deciso che venisse gestita in maniera elastica perché capita spesso che una certa rigidità degli orari scontenti un po’ tutti. Ci sono situazioni veramente obiettive», continua Terenzi, «e cerchiamo di essere elastici».
«La disposizione fa espresso riferimento alle pressioni di amici, parenti, conoscenti che potevano esigere un trattamento di favore e su questo divieto siamo ancora tutt’ora d’accordo».
«Concedere una deroga», sottolinea ancora il dirigente, «non significa che si autorizzano cose illegittime: si fanno semplicemente documenti e pratiche fuori l’orario canonico… se non alle 12 alle 12 e 15».
Solitamente il permesso viene rilasciato senza essere messo nero su bianco: se un cittadino arriva sull’orario di chiusura e vuole un documento lo si lascia entrare con gentilezza e cortesia, senza essere fiscali. Ma quel giorno la deroga venne messa per iscritto, perché?
«Fu una espressa richiesta della nuova responsabile dell’ufficio anagrafe», spiega ancora Terenzi, «che lavora lì da un mese o poco più e chiese, secondo me giustamente, che venisse messa per iscritto, perché la deroga è stata chiesta con una certa supponenza. Così mi riferiscono», continua, «io non ho vissuto la scena di persona ma non ho motivo di dubitare su quello che mi hanno raccontato. Proprio per trattare il signor Giampiero Catone come tutti gli altri e consentirgli di fare una pratica fuori orario, per necessità obiettive, abbiamo aperto l’ufficio il martedì pomeriggio, quando di solito siamo chiusi».
E allora perché dopo che è scoppiato il putiferio dal vostro ufficio è uscita una smentita che Catone avesse chiesto i documenti?
«Nel documento», precisa Terenzi, «c’è scritto che Giampiero Catone non ha fatto richiesta, ovvero non è venuto fisicamente. Infatti ad avanzare la richiesta di deroga è stato il nipote, Vincenzo Catone, lo stesso che dopo che è saltata fuori la notizia è venuto a chiederci che mettessimo per iscritto che lo zio non si era mai presentato qui da noi».
L’ufficio stampa di Catone ha detto che c’è un’omonimia… «Che si tratti dell’onorevole Catone è indubitabile», continua Terenzi, «che si tratti di lui lo posso giurare anche davanti ad un giudice».

L’ARMA DELLA QUERELA PER CANCELLARE LA NOTIZIA

La deroga può capitare, non si tratta di niente di illegittimo, lo ha detto anche Terenzi.
Giampiero Catone sapeva fin da subito la verità oggettiva ma ha negato fino all’ultimo.
Ha mandato in avanscoperta il suo avvocato Massimo Galasso che ha minacciato di querelare PrimaDaNoi.it e ci ha richiesto di cancellare definitivamente quell’articolo «volto a denigrare» la sua persona
, dimostrando per l’ennesima volta di voler intimorire e imbavagliare la stampa.
Ha messo in dubbio la professionalità del giornalista «che doveva verificare la notizia» e ha giocato con il sofisma “non è mai andato in Comune”.
L’onorevole ha mandato avanti anche il suo entourage pronto a giurare e spergiurare che il neo eletto quel giorno era a Roma e che non ha nessuna intenzione di trasferirsi a Montesilvano.
E’ stata montata ad arte la polemica politica che se da un lato voleva disegnare il consigliere Odoardi come “il cattivo comunista”, dall’altro lato screditava Pdn come quel quotidiano sempre pronto a scrivere verità infondatamente sull’onorevole.
Alessandra Lotti (19/04/200 8) (link all’articolo) 

Nella vita non bisogna sottovalutarsi mai.

Chiunque può farcela…

A tale proposito, riporto alcuni comunicati dell’amministrazione comunale che considero molto incoraggianti.

primo comunicato

Mentre con il mio idraulico discutevo di alcuni importanti lavori da eseguire all’autoclave (d’estate arriva poca acqua, la pompa è rumorosa e si guasta in continuazione, il serbatoio è vecchio e andrebbe sostituito), nello stesso preciso momento l’assessore Mimmo Di Giacomo era in via Foscolo.

Da notare la minuzia dei particolari (…“guardate che io ne capisco”…) alcuni dei quali metterebbero in difficoltà anche il mio idraulico.

Urbanistica-Edilizia

VIA FOSCOLO, AL VIA I LAVORI

Montesilvano il 03/04/2008

Questa mattina l’assessore all’Urbanistica Mimmo Di Giacomo si è recato in via Foscolo con alcuni tecnici dell’amministrazione comunale, dell’Aca e della ditta Di Properzio per un sopralluogo. Vista la presenza di una pericolosa insenatura sulla carreggiata a causa di una pompa di sollevamento posta al centro dell’asse stradale è stato raggiunto un accordo fra l’Aca e il Comune per il rifacimento della via. Il costo dell’opera si aggira intorno ai 90mila euro.
Finora - spiega l’assessore Di Giacomo - non è stato possibile realizzare una strada dritta per via delle pompe di sollevamento, con i tecnici Aca si è arrivati finalmente all’accordo per favorire l’avvio ai lavori di rifacimento di via Foscolo. Una pompa verrà chiusa, mentre l’altra sarà ampliata e potenziata. (come si fa ad “ampliare” e “potenziare” una pompa? Gli trucchi il motore? Ah! Forse voleva dire “stazione o impianto di pompaggio” ndr) Oltre all’Aca opereranno le ditte Di Properzio e Melchiorre di Montesilvano, che si occuperanno rispettivamente del lato mare e del lato collina realizzando un strada rettilinea (si parla sempre di via Foscolo o è ”un strada” diversa? ndr) per scongiurare ogni tipo di pericolo ad automobilisti e pedoni, con marciapiedi e parcheggi in erborella, oltre alla pubblica illuminazione. I lavori inizieranno entro trenta giorni e si concluderanno in estate.

Se l’assessore all’Urbanistica Mimmo Di Giacomo fa tutta sta’ confusione per raddrizzare una strada…e quando dovrà occuparsi di “Programmi Complessi” (che è una delle sue deleghe)?

secondo comunicato

La pubblicazione della foto dell’operazione non è evidentemente bastata ad evitare il caos all’avvio dei lavori per la realizzazione della rotatoria di via Piceni. Un caos così imponente da costringere l’assessore Carlo Tereo de Landerset a tornare sui propri passi e a ripristinare il doppio senso sul ponte Europa.

Eppure ci aveva avvisato che per migliorare la città bisogna sopportare un po’ di traffico”. Quando i cittadini non vogliono collaborare…

In effetti, con il metodo degli errori e delle approssimazioni successive prima o poi la soluzione la trovi (ma De Landerset è laureato in matematica?)

Montesilvano il 11/04/2008

RIAPRE IL PONTE EUROPA IN ENTRAMBI I SENSI

Nella giornata di ieri si sono verificate serie difficoltà nella zona alla circolazione a causa dei lavori in corso sul Ponte Europa per la nascente rotatoria di via Piceni. I problemi hanno interessato la viabilità di Montesilvano e Città Sant’Angelo, impegnata anch’essa nei lavori riguardante la viabilità limitrofa, l’asse autostradale e Pescara, nonostante, i giorni scorsi, siano stati avvertiti i cittadini tramite gli organi d’informazione (quindi è colpa nostra… ndr). Grazie ad un sopralluogo del sindaco Pasquale Cordoma, dell’assessore ai Lavori Pubblici Carlo Tereo De Landerset quest’ultimo impegnato fino alla tarda serata di ieri in piena emergenza traffico (dopo il nonno ora abbiamo anche l’assessore-vigile, ndr), coadiuvati dai tecnici comunali, dal comandante dei vigili urbani e dalla ditta esecutrice dell’opera, Del Barone Sas di Pescara, alle ore 16 il Ponte Europa verrà riaperto in entrambi i sensi di marcia (tutto è successo “Grazie” a loro ma tutto si è risolto “Grazie” a loro. Grazie, veramente, non dovevate scomodarvi! ndr).

Il Sindaco Pasquale Cordoma ritiene importante cogliere questa occasione per sensibilizzare le autorità provinciali competenti all’apertura di un terzo e un quarto ponte sul Saline, lavori ormai improcrastinabili in special modo in vista della prossima inaugurazione della tangenziale e dei nuovi centri commerciali. (ma è anche un po’ colpa dell’amministrazione provinciale di centrosinistra…ndr)

Ci avrebbero messo meno

 

L’avevo detto qualche settimana fa (qui). Comincio ad essere in buona compagnia…

  

Dal Messaggero del 16/04/08

Chiuso da anni il parco di via Gramsci

La gente protesta

MONTESILVANO - L’unico grande polmone verde del quartiere centro è chiuso da circa due anni. Parliamo del giardino pubblico di via Gramsci, inaugurato nel ‘79 dall’allora sindaco Carmine Fusilli, un’area di grande pregio ed utilità sociale, che consentiva ai bimbi e agli anziani di trascorrere intere giornate lontani dal traffico e dai veleni dell’inquinamento. Ad ottobre del 2006 si sarebbe dovuto concludere il lavoro di ristrutturazione, che la vecchia giunta-Cantagallo aveva affidato ad una ditta, ma come spesso capita - specie a Montesilvano - l’iter si è inceppato, è sorto un contenzioso fra privato ed ente pubblico e a farne le spese sono i cittadini. “E’ una vergogna - protestava ieri un papà residente in via D’Annunzio - perchè da circa due anni non possiamo usufruire del giardino. L’unico spazio disponibile al momento è il piazzale davanti alla chiesa di Sant’Antonio, ma non è certo l’optimum”. A Palazzo assicurano che presto saranno appaltati i lavori del secondo lotto, che comprendono la recinzione e la piantumazione di varie specie arboree. Ma quando sarà riaperto al pubblico? Nessuno sa rispondere, in quanto occorre prima il collaudo dei lavori precedenti. “Queste storie non ci interessano - ribatte una giovane mamma - l’amministrazione ha l’obbligo di risolvere in tempi brevi tutta la faccenda. Una mamma che lavora ha il diritto di sentirsi sicura, se al mattino affida i bambini al nonno o alla tata che li porterà ai giardini pubblici, dove sarebbe opportuno che ci fosse una discreta sorveglianza da parte dei vigili urbani”.
P.G.O.

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