Ogni oggetto ha il suo posto fisso
Febbraio 7, 2008 di maxxim
Prendo spunto dalla notizia che ho appreso dal blog di lucacatone (che ringrazio) circa la convocazione, in sessione straordinaria, di un consiglio comunale per deliberare i seguenti argomenti:
1) Surroga del Consigliere comunale Sig. Domenico Di Giacomo;
2) Comunicazione nomina Giunta Comunale;
3) Riconoscimento e finanziamento debiti fuori bilancio, per pagamento prestazioni ditta “Achab Group” - Ingiunzione n. 1643/06 Tribunale di Venezia;
4) Modifica della denominazione dell’Azienda speciale del Comune di Montesilvano “Deborah Ferrigno” in Azienda Speciale per i Servizi Sociali del Comune di Montesilvano;
5) Costituzione della Commissione comunale per la gestione della mobilità tra gli alloggi Erp insistenti sul territorio comunale di Montesilvano;
6) Approvazione bilancio preventivo scuola civica di musica;
7) Surroga del Consigliere Cilli nella carica di Consigliere dell’Assemblea dell’Unione dei Comuni.
Argomenti di discussione così accattivanti, nello stesso ordine del giorno, tanto che avrei voglia di chiedere, che ne sò, all’oggetto al punto 1 che cosa ne pensa dell’oggetto al punto 4. Così, tanto per sapere…
P.S.: per chi non lo sapesse, il Comune non ha cambiato il nome dell’Azienda Speciale per libera scelta, ma perchè obbligato dai legali della famiglia Ferrigno.
«Via il nome di mia figlia da quel carrozzone»
di MAURIZIO CIRILLO
«Mai più il nome di mia figlia dovrà essere legato a quel carrozzone clientelare che sta screditando ogni giorno il ricordo di Deborah». E sì, perchè ”Deborah Ferrigno”, l’azienda speciale del Comune di Montesilvano che ha portato all’arresto dell’avvocato Gianluca Di Blasio e scoperchiato lo scandalo delle assunzioni lottizzate, è soprattutto il nome di una bellissima bambina morta a soli quattro anni per un rarissimo male incurabile e dopo sofferenze atroci. Quello che doveva essere un atto d’amore si rivelato la peggiore ipocrisia della politica. Maria D’Aloisio, la giovane mamma di Deborah, sposata con un militare e madre di altre due meravigliose bambine, Valentina Deborah di 5 anni (nome scelto dalla sorellina pochi mesi prima di morire) e Martina di 5 mesi, è intenzionata ad andare fino in fondo per riscattare la memoria della bimba. Accompagnata dal suo avvocato, Nicoletta Pelliccione, la signora Maria è andata ieri dal Pm Varone, che conduce l’inchiesta sull’azienda speciale, ad annunciare la sua volontà di costituirsi parte civile nel processo. La famiglia Ferrigno vuole chiedere un risarcimento danni da devolvere in beneficienza e avviare la pratica per cambiare il nome dell’azienda.
«Venni contattata da un assessore che conoscevo - racconta Maria D’Aloisio - due mesi dopo la morte di Deborah ed ero ancora tremendamente confusa. Mi proposero questa intitolazione dicendomi che era una istituzione sociale: a mio marito e a me sembrò bello far ricordare la nostra piccola attraverso l’opera positiva di chi aiuta il prossimo. All’inaugurazione non andai perchè non me la sentivo. Andai invece, due anni dopo, all’inaugurazione della farmacia comunale gestita dall’azienda, ma rimasi molto male quando proprio Gianluca Di Blasio, vedendomi con la seconda figlia, mi si avvicinò e mi chiese se quella era Deborah: non sapeva nulla di mia figlia scomparsa. E nulla c’è mai stato negli uffici, neppure una foto per ricordare Deborah. Quando uscirono i primi articoli sulla Ferrigno mi dissero di non preoccuparmi, che erano tutte invenzioni dei giornalisti. Poi - prosegue come un fiume la signora - qualche giorno fa, quando è scoppiato il caso e dappertutto non si faceva che parlare della Deborah Ferrigno, ho provato tanto dolore e rabbia. Non era questo che volevamo per nostra figlia: sapevamo che l’Azienda faceva ippoterapia, che aiutava i bambini, che non era un’associazione a scopo di lucro, altrimenti non l’avremmo mai fatto. Adesso vogliamo soltanto che venga subito tolto il nome di nostra figlia, che non venga più infangata e che Deborah venga conosciuta per quello che era. Una bimba speciale con una forza tremenda, che dava coraggio a noi. Scoprimmo il suo male quando aveva 9 mesi: un male rarissimo, solo 11 casi al mondo. Per circa due anni siamo stati ad Ancona in ospedale, poi a Genova per tentare una sperimentazione: ha subito tre interventi e cicli massacranti di chemio. Non possiamo permettere che il suo nome venga abbinato allo scandalo di Montesilvano. Noi continuiamo a vivere e non è giusto che qualcuno domani ci possa additare come i Ferrigno di Montesilvano». Fra qualche giorno uscirà anche un sito Internet per cercare di far sapere chi era veramente Deborah e cancellare quello che si legge oggi sullo scandalo.
(Il Messaggero - Venerdì 18 Gennaio 200