
Dalla Repubblica di oggi:
CITTÀ DEL VATICANO – Papa Ratzinger ha ricevuto questa mattina il rettore dell’università La Sapienza, Renato Guarini. L’udienza avviene un mese dopo la rinuncia di Benedetto XVI a pronunciare un discorso alla inaugurazione dell’anno accademico dell’università romana, in seguito alle polemiche e contestazioni suscitate dall’invito a lui rivolto dal rettore.
Il giorno della mancata visita del Papa alla Sapienza mi trovavo all’estero e, a parte le opinioni fotocopia degli ospiti di Bruno Vespa a Porta a Porta (con la sola voce stonata di Marco Pannella), non avevo avuto modo di ascoltare o leggere altro (RaiUno era l’unico canale italiano disponibile e collegarsi ad internet era costosissimo). Avrei voluto conoscere nel dettaglio come si erano svolti i fatti e benché una mezza opinione già ce l’avessi, aspettavo di saperne di più. Poi, appreso come erano andate effettivamente le cose, ho cercato sul web qualche autorevole commento, a conforto dell’idea che ormai mi ero fatto. Risultato: nulla. Un’omologazione talmente sconfortante che ho cominciato persino ad avere dubbi sulla fondatezza di quella mia opinione. La cosa più triste sono state le dichiarazioni di solidarietà al Papa espresse anche da illustri rappresentati della parte politica in cui mi riconosco. O sto impazzendo io, mi dicevo, o in questa storia c’è davvero qualcosa di malato. Poi è arrivata la lettera di scuse ufficiali inviata al Papa dal Presidente Napolitano a nome del popolo italiano e lì ho cominciato seriamente a dubitare anche della mia salute mentale. C’è voluto qualche giorno perché, finalmente, cominciassero ad affiorare i primi commenti fuori dal coro.
Quello di Piero Ignazi su L’Espresso è, secondo me, uno degli articoli più equilibrati che siano stati scritti su questa vicenda.
Laicità repressa
di Piero Ignazi
Se c’è un problema di minoranze offese e marginalizzate, oggi in Italia, esso riguarda i laici La Città del Vaticano, in termini di diritto internazionale, è uno Stato sovrano titolare di ’soggettività internazionale’. È ammesso come osservatore permanente all’Onu, mantiene rappresentanze diplomatiche presso gli organismi internazionali e scambia ambasciatori accreditati con tutto il mondo. In termini istituzionali la Città del Vaticano è una sorta di monarchia elettiva. Al vertice dello Stato vi è infatti una figura assimilabile a un presidente a vita, eletto da un conclave di maggiorenti (i cardinali). Il pontefice esercita la sua attività coadiuvato da un consiglio da lui scelto (come nelle corti di un tempo) a cui sono affidati compiti e funzioni varie; ma è da lui che promana ogni iniziativa in campo civile, oltre che religioso ovviamente. Come è scritto nel sito ufficiale del Vaticano, “nell’esercizio della sua suprema, piena ed immediata potestà sopra tutta la Chiesa, il romano Pontefice si avvale dei dicasteri della curia romana, che perciò compiono il loro lavoro nel suo nome e nella sua autorità, a vantaggio delle Chiese e al servizio dei sacri pastori”. Del resto, anche l’articolo 1 della Costituzione della Città del Vaticano, entrata in vigore il 22 febbraio 2001, non lascia adito a dubbi sul suo ruolo: “Il Sommo Pontefice, Sovrano (sic) dello Stato della Città del Vaticano, ha la pienezza dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario”.
Ebbene, in base a questi dati, sotto il profilo giuridico-politico, il Sommo Pontefice Benedetto XVI è, innanzitutto, un capo di Stato. E, come ogni altro capo di Stato, quando va in visita in un altro paese, può essere omaggiato e osannato oppure può essere criticato e contestato. Ancora prima di ogni valutazione sulla vicenda dell’invito della Sapienza di Roma, questo è il primum mobile della questione. Chi mette piede in uno Stato democratico come, pur con enormi difetti e manchevolezze rimane ancora, forse per poco, l’Italia, è sottoposto alle regole della democrazia. In cima alle quali c’è la libertà di espressione, verbale e non verbale. Quando Richard Nixon venne in Italia e il ricevimento in suo onore fu disturbato dalle proteste di piazza, che arrivavano fino alle ovattate stanze del Quirinale, ‘quel’ presidente rispose ai suoi imbarazzati anfitrioni: “No problem, this is democracy”. Premesso tutto ciò, rimane il versante politico della questione. Anzi, più che politico, delle buone maniere: su questo i papa-fans hanno ragione da vendere, non si invita qualcuno sapendo di metterlo a rischio di sgradevoli contestazioni. Prima ci si accerta che sia accolto con largo consenso e poi, se ci sono degli irriducibili, si soprassiede. Il pasticciaccio e la brutta figura ricadono tutte sul rettore della Sapienza. Abilmente, la curia vaticana ha colto la palla al balzo per avviare una campagna di vittimizzazione, consentendo ai sicofanti di turno di lanciare allucinanti proclami sulla “libertà di parola negata”.
L’episodio getta comunque un fascio di luce sullo stato della laicità in Italia. Da un lato è, essa sì, praticamente ridotta al silenzio dalla continua aggressione verbale che le gerarchie ecclesiastiche di ogni ordine e tipo scatenano contro chi non si allinei. Ma dall’altro, checché strombettino le fanfare clericali, dal ‘Foglio’ in su, il processo di secolarizzazione avanza. Gli studi condotti sotto la supervisione del professor Renato Coppi per l’Osservatorio sulla Secolarizzazione e pubblicati da ‘Critica Liberale’ dimostrano come la secolarizzazione sia andata costantemente avanzando dal 1991 al 2004 (data dell’ultima rilevazione). Questo processo trova conferma nella sconsolata conclusione di una approfondita ricerca curata da Franco Garelli, Gustavo Guizzadi ed Enzo Pace, secondo la quale “Dio, Cristo, la Bibbia, sono diventati anche per alcuni fedeli oggetti incerti di fede”. Per far fronte a questo deperimento la Chiesa ha elevato il livello di scontro, intervenendo in ogni settore della vita civile italiana (e di altri paesi). Ad esempio, con la massima tranquillità certe diocesi discutono sulla eventuale costruzione di moschee, sentenziando sul diritto di altri a praticare degnamente la loro religione. E non si limita a questi aspetti, e ad altri assai materiali e terreni (si veda la perorazione per gli ospedali cattolici della capitale fatta dal papa a sindaco e presidenti di Regione e Provincia la scorsa settimana): la Chiesa pretende anche di delegittimare qualunque altra etica non fondata sui principi della fede cattolica, come se i non credenti o i cultori del libero pensiero fossero una sottospecie morale, degli Untermenschen dell’anima. Se c’è un problema di minoranze offese e marginalizzate, oggi, in Italia, esso riguarda, ancora una volta, come nei secoli passati, i laici. Non certo la Chiesa, onnipresente su tutti i media.
(25 gennaio 2008)
Questa è invece la lettera di uno dei “cattivi professori” della Sapienza.
Mi presento. Sono uno di quei “laicisti, antidemocratici” che ha imbavagliato il Papa alla Sapienza. In queste ore ho ricevuto commenti sul blog e su msn di amici e conoscenti che criticavano la mia posizione in merito alle vicende della mia università.
Premetto ricordando che rispetto doverosamente le opinioni di tutti. Tuttavia vorrei brevemente sintetizzare come si sono svolti veramente i fatti e esprimere alcune considerazioni a riguardo. D’altronde tutta l’informazione italiana si è dimostrata, ancora una volta, votata alla più totale mistificazione della realtà. Pronta come sempre a lavarci il cervello,senza raccontare la verità..o meglio tutta la verità.
L’invito del Magnifico Rettore Guarini, rivolto a Benedetto XVI, di partecipare all’inaugurazione dell’anno accademico risale al novembre scorso. Già in quell’occasione si levò la prima critica, quella del Prof. Marcello Cini. Il Professore scrisse una lettera al Rettore in cui esprimeva la propria forte perplessità riguardo al fatto che un Papa fosse invitato ad una cerimonia, simbolicamente così importante, come l’inizio dell’anno accademico di un’università pubblica. Nessun rifiuto a priori del dialogo dunque, quanto piuttosto l’affermazione di un principio sacrosanto: la laicità e l’indipendenza (da qualsiasi condizionamento esterno) di un’istituzione come l’Università. Università come tempio della ragione e della ricerca scientifica libera, ma anche luogo per eccellenza del dialogo e del confronto tra opinioni diverse.
I miei critici potrebbero ora obiettare:”..ma se siete stati voi a non volere il dialogo con Ratzinger!”. Questo è Falso. Una colossale bugia. Provo a dimostrarvelo.
Alla dichiarazione di Marcello Cini ha fatto seguito una seconda lettera, quella dei famosi 67 “cattivi maestri” del Dipartimento di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali. Ebbene in quella lettera si criticava ovviamente la scelta del Rettore, ma si proponeva anche di modificare eventualmente la “scaletta”della cerimonia, prevedendo un reale dialogo tra due parti uguali: il Papa e uno scienziato laico,tra fede e ragione. E’stata fatta pertanto una richiesta apparentemente onesta e democratica: avere un vero contradditorio.
Il Senato Accademico si è inspiegabilmente opposto a questa proposta. Evidentemente dimostrando di avere una concezione alquanto particolare di dialogo. Quella in cui ha diritto di espressione solo uno di più punti di vista, quello mediaticamente più forte.
Badate, stamattina ho letto con interesse il discorso che avrebbe dovuto pronunciare Benedetto XVI, in qualità di “vescovo di Roma”.
Un testo ricco di riflessioni sulla “ricerca della Verità” e sulla “funzione dell’Università”. Un discorso però al contempo carico di molti passaggi potenzialmente opinabili nella sede di un dibattito ben moderato. Un dibattito che invece è stato negato ufficialmente, non prevedendo sin dall’origine, una controparte deputata a rappresentare con pari peso rispetto alla “Fede” la cosiddetta “Scienza e Filosofia Immanenti”. Eppure questo non è tutto.
Martedì scorso, dopo l’occupazione del Rettorato da parte degli studenti, si era giunti ad un accordo tra Guarini e i Collettivi. Si è stabilito che quest’ultimi avrebbero potuto manifestare il proprio dissenso nell’area compresa tra la facoltà di Lettere e piazza della Minerva, in contemporanea allo svolgimento della cerimonia.
La Città Universitaria sarebbe stata smilitarizzata e resa accessibile a tutti, chi voleva manifestare,chi voleva sentire il Papa, chi voleva studiare nelle facoltà. La sicurezza era garantita per tutti,ognuno avrebbe fatto la propria parte. Alle cinque del pomeriggio però arriva la conferma dalla Sala stampa vaticana: Ratzinger non parteciperà. Nelle motivazioni si legge:”verrei accolto da una comunità divisa, mi faccio da parte per il bene di quei ragazzi”. Mai nessuna mossa fu più astuta, mediaticamente e politicamente parlando. Detto, fatto. La responsabilità del “gran rifiuto papale” viene immediatamente attribuita a professori e studenti dissenzienti, ignorando clamorosamente il punto che è stato proprio il Papa a sottrarsi al confronto per paura di contestazioni. Ratzinger è abituato ad accoglienze calorose, a bandierine sventolanti. Probabilmente alla Sapienza non sarebbe andata esattamente così..
In breve si è levato un coro (prevedibilissimo) di unanime sdegno da parte di tutto il mondo politico, con l’unica lodevole eccezione di Boselli e Bonino. Un’unica voce catastrofica:” in questo Paese non c’è più democrazia e tolleranza!”. “Così imbavagliate la Chiesa”. Quella Chiesa che ha quotidinamente potenti mezzi attraverso i quali esprimere la propria voce: Radio Vaticana, Avvenire, Osservatore Romano. Telegiornali omologati al servilismo di circostanza, pronti a gridare alla “vergogna nazionale”. Paolo Mieli al TG1 ha parlato addirittura di “colossale figuraccia dell’Italia” su tutta la stampa interanzionale,cosa assolutamente non vera! La notizia è stata riassunta in molti casi in poche righe, a differenza del risalto attribuito alla questione rifiuti campani.
Uno sconfortante conformismo delle menti ben pensanti, che davvero rattrista. Un silenzio imbarazzantissimo, tranne poche eccezioni, di quegli intellettuali che si definiscono laici e liberali. Un silenzio ancor più disdicevole da parte della Sinistra italiana, anche qui con poche coraggiose voci controcorrente. Tra queste immancabile l’encomiabile Rossana Rossanda. Leggetevi il suo articolo sul Manifesto di ieri che vi pubblico qui di seguito.
Il primato che ritorna di Rossana Rossanda: http://sinistraeuropeaveneziana.blogspot.com/2008/01/il-primato-che-ritorna-di-rossana.html
Da leggere anche:
Al mercato del Papa di Valentino Parlato
http://daleggere.wordpress.com/2008/01/22/al-mercato-del-papa/
Intervista a Gianni Vattimo: “Dalla Chiesa strategia della tensione”
http://veronacritica.blogspot.com/2008/01/vattimo-dalla-chiesa-strategia-della.html
Lettera aperta al Presidente Napolitano di Paolo Flores D’Arcais:
http://micromega.repubblica.it/micromega/2008/01/lettera-aperta.html