Come gli ippopotami
Febbraio 26, 2008 di maxxim

Un partito da pochi decimali a livello nazionale (0,7% alla Camera e 0,6% al Senato alle Politiche del 2006), che in Abruzzo può vantare risultati più lusinghieri ma pur sempre modesti (un bel 2,7% alle ultime elezioni comunali di Montesilvano) che però, in quanto ad occupazione degli spazi pubblicitari, soprattutto di quelli NON AUTORIZZATI, detiene (almeno dalle nostre parti) la maggioranza assoluta.
Lo scempio delle AFFISSIONI ABUSIVE utilizzate dalla Democrazia Cristiana per le Autonomie per “marcare” il territorio (un po’ come fanno con la cacca certi mammiferi) è, in fondo, una violazione assai piccola rispetto alle tante (e tali) di cui è stato accusato il suo coordinatore regionale nonché Segretario Organizzativo Nazionale (che con quelle affissioni abusive quindi qualcosa c’entrerà) l’onorevole Giampiero Catone, senza alcun dubbio tra i parlamentari più impresentabili della legislatura che si è appena conclusa e, c’è da giurarci, anche di quella che sta per cominciare.
E’ facile immaginare le risate che si sarà fatto l’onorevole Giampiero Catone (ora che la DcA ha aderito al Popolo delle Libertà) alla notizia della lettera con la quale l’onorevole Bondi invitava ad escludere dalle liste per le prossime politiche tutti coloro che risultino coinvolti in “procedimenti penali”. E infatti sono bastate poche ore perché il coordinatore di Forza Italia (il partito che detiene il record di inquisiti in Parlamento) inviasse una rettifica, specificando che il contenuto della lettera era solo “provvisorio”. Una rettifica, tra l’altro, non così necessaria visto che in quella stessa lettera è lo stesso Bondi a suggerire agli indagati un modo per farla franca affermando che l’esclusione non riguarda chi “come sappiamo” è coinvolto in procedimenti penali “per motivi politici”. Quindi, male che vada, basterà farsi riconoscere il titolo di PERSEGUITATO DALLA MAGISTRATURA DI SINISTRA per guadagnarsi, anche per la prossima legislatura, denaro (pubblico) e impunità.
L’ultima “figurina” dell’album giudiziario dell’onorevole Giampiero Catone risale a meno di tre mesi fa e riguarda il caso Merker. Catone è accusato di estorsione per aver preteso dai vertici della società un versamento di 118 mila euro.
Dei “precedenti” dell’onorevole Giampiero Catone ne parla invece ampiamente il libro di Marco Travaglio e Peter Gomez “Onorevoli Wanted” (Ed. Riuniti, 2006):
Giampiero Catone, napoletano, 50 anni, è l’uomo che ha nelle sue mani un pezzo della storia della Repubblica: dopo varie peripezie legali, ha ottenuto la proprietà del glorioso scudo crociato, simbolo della Democrazia cristiana. Dopo la morte della Dc si mette all’ombra di Rocco Buttiglione. Lo segue nell’Udc e diventa il suo uomo forte in Abruzzo. Quando poi Buttiglione diventa ministro, Catone è suo capo di gabinetto. È anche direttore del vecchio settimanale della Dc, “La Discussione”, portato in eredità all’Udc insieme ai 3 milioni di euro di finanziamenti pubblici all’editoria che il giornale riceve ogni anno. Alle europee del 2004 è riuscito a raccogliere oltre 48 mila voti, quasi 3 mila in più del suo capolista e leader Rocco Buttiglione (anche se non sufficienti a fargli conquistare il seggio).
Quando Buttiglione fu proposto dal governo Berlusconi come commissario europeo alla Giustizia, il curriculum giudiziario del suo braccio destro, il professor Catone (diffuso a Strasburgo da una giornalista italiana, Paola Severini) fu una delle cause della bocciatura del ministro italiano amico dei teo-con. Da un annetto circa, forte del suo simbolo, Catone è passato alla Dc di Gian Franco Rotondi, alleato con il Nuovo Psi di Gianni De Michelis, anche se, per avere la certezza dell’elezione, è inserito nelle liste di Forza Italia in Lombardia. Un seggio, a Roma o a Strasburgo, alla fine lo avrà. Lo vuole per naturale aspirazione politica, ma anche perché gli garantisce l’immunità parlamentare. Utile, specie per chi, come Catone, ha qualche guaio con la giustizia.
Il 9 maggio 2001, a pochi giorni dalle elezioni politiche, Catone (allora candidato con il Ccd) finisce in carcere insieme al fratello e ad altre dodici persone. L’ipotesi di reato della Procura di Roma è associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata, falso, false comunicazioni sociali e bancarotta fraudolenta pluriaggravata: due bancarotte da 25 miliardi di lire l’una e 12 miliardi di finanziamenti a fondo perduto dal ministero dell’Industria ottenuti secondo l’accusa con carte e perizie false, che consentivano alle società amministrate da Catone d’incassare più volte lo stesso contributo per un “polo tessile aquilano” mai esistito. Uno degli episodi contestati riguarda il tentativo messo in atto dal gruppo Catone di acquisire una società (la Iris Moda) nonostante il rifiuto del titolare. Presto fatto: secondo i giudici, il gruppo avrebbe creato un falso amministratore nella documentazione presentata per ottenere il finanziamento. Il ministero dell’Industria, alla fine, scuce 2 miliardi in contanti all’insaputa della società (quella vera).
Catone è anche coinvolto nel fallimento dell’Abatec, azienda di Chieti di cui Catone era amministratore. Avrebbe dovuto produrre macchinari ad alta tecnologia per la lavorazione dei pannolini, ma viene dichiarata fallita dopo un aumento di capitale deliberato prima ancora che fossero sottoscritte le quote sociali. Per non parlare del contorno di spericolate operazioni finanziarie grazie alle scatole cinesi di una manciata di società off shore. Per queste vicende Giampiero Catone ha già collezionato un paio di rinvii a giudizio. In quello per Abatec, il giudice definisce il gruppo all’opera «associazione a delinquere Catone».
Eppure le disavventure non sembrano avergli precluso la carriera. Anzi, Rocco Bottiglione lo promuove prima responsabile della segreteria politica, quindi capo segreteria del ministero delle Politiche Comunitarie; poi, nel novembre 2002, viene eletto (in Abruzzo) primo segretario regionale della neonata Udc. Sempre nel 2002, un decreto del governo Berlusconi a firma Gianni Letta istituisce una “struttura di missione” tutta per lui, con l’incarico di studiare il contenzioso tra governo italiano e Unione europea. Durante il semestre di presidenza italiana Ue, Catone coordina l’azione dell’esecutivo. Ma l’incarico che sembra calzargli a pennello, vista l’esperienza maturata in patria, è quello di presidente del Progetto comunitario “Pon/Atas” «per il corretto utilizzo dei fondi strutturali destinati alle Regioni», struttura decisiva per ottenere finanziamenti dall’Unione europea.
Come mai la giornalista romana Paola Severini (ex moglie del ministro del primo governo Berlusconi Antonio Guidi) aveva inviato a tutti gli eurodeputati un dossier pubblico sulle imprese di Catone? Perché lo aveva conosciuto molto da vicino. Severini aveva infatti fondato nel 1996 “Angeli”, rivista di cultura sociale, che era poi cresciuta come cooperativa sociale in cui lavoravano soprattutto disabili e che progettava di diventare quotidiano: “Quotidiano sociale”, un prodotto di servizio per le famiglie con figli disabili. Nel 2001 era entrato nella cooperativa Ugo Rossolillo, segnalato dall’ufficio editoria della presidenza del Consiglio. Suo compito avrebbe dovuto essere quello di curare le pratiche di finanziamento pubblico. Peccato che Rossolillo non fosse affatto un commercialista, non fosse neppure laureato, né un consulente del lavoro: in compenso era un dipendente di Giampiero Catone.
Alla ricerca di finanziamenti per lanciare il “Quotidiano sociale”, Paola Severini riceve la telefonata di un amico, Rocco Buttiglione: «So che stai cercando finanziamenti. Ho un amico che produce pannolini e a cui farebbero comodo spazi pubblicitari su una pubblicazione come la tua e sarebbe interessato a investire». Chi è l’amico di Buttiglione? Giampiero Catone, of course. E la ditta di pannolini? L’Abatec, una di quelle bancarotte per cui il capogabinetto del ministro era finito in galera un paio d’anni prima. Ma questo Buttiglione non lo dice. Dice invece che Catone «è un buon cattolico» e che può portare contributi pubblici, a patto che la fondatrice di “Angeli” si accontenti della direzione editoriale e della minoranza nella cooperativa. Severini accetta e in un paio di mesi, nel 2004, è cacciata dalla sua cooperativa. Grazie agli uffici del finto commercialista Rossolillo spuntano falsi libri sociali e verbali contraffatti.
Da allora il “Quotidiano sociale” è nelle mani di Giampiero Catone, che, licenziata la fondatrice, non assume nemmeno i disabili ma riempie la redazione di amici, facendo un travaso di dipendenti dalla “Discussione” (Franco Insardà, Emilio Gioventù, Ivan Mazzoletti). Il “Quotidiano sociale” non ha mai visto la luce, ma un risultato Catone lo ha comunque portato a casa: ha ugualmente incassato i contributi pubblici. La sua specialità.
Notevole! …vai così!
Lucacatone