Stato di famiglia
Aprile 23, 2008 di maxxim

Una storia di ordinaria arroganza. Protagonisti il neo-rieletto onorevole Giampiero Catone e suo nipote Vittorio, consigliere di maggioranza al Comune di Montesilvano.
Ora mi domando: ma quando venne arrestato nel maggio del 2001 (associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata, falso, false comunicazioni sociali e bancarotta fraudolenta pluriaggravata), l’onorevole Giampiero Catone chiese una deroga anche per le manette ai polsi?
(vedi anche La créme de la créme e Come gli ippopotami).
Deroga ad personam, per l’onorevole l’ufficio è sempre aperto
IL CASO. MONTESILVANO. All’onorevole non si dice mai di no. Soprattutto se è fresco di (ri)nomina, ha urgenze da sbrigare le ultime faccende prima di portare i documenti importanti a Roma.
Così capita che si rechi all’ufficio anagrafe, lo trovi in procinto di chiudere e chieda una deroga.
Un minutino…è una cosa rapida-rapida non può mica aspettare.
Sono faccende importanti, roba da onorevoli della Repubblica Italiana, perdinci, mica cosette da casalinga qualunque che domani ha il tempo di ritornare- fare la fila- aspettare in silenzio e sbuffare. Su, è comprensibile.
L’onorevole in questione è Giampiero Catone, neo eletto nella circoscrizione della Campania. La storia è saltata fuori perché Cristian Odoardi, consigliere di Rifondazione Comunista al Comune di Montesilvano ha presentato una interrogazione con la quale vuole capire perché è stata concessa questa deroga ad un regolamento comunale ben preciso.
(leggi tutto)
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO DAL DIRIGENTE DEL COMUNE DI MONTESILVANO BRUNO TERENZI
Le numerose “deroghe” di cui si parla sono vere, e nessuno più di me può saperne qualcosa, giacché le dispongo io stesso verbalmente o con comunicazioni interne - d’accordo con i dipendenti degli uffici Anagrafe, Stato Civile (e altri) - ogni qual volta viene rappresentata, da chiunque, una esigenza “extra ordinem”. Alla vicenda, ripeto, per noi abbastanza “normale” si è dato un clamore francamente esagerato. A Cristian Odoardi, che mi conosce benissimo, dico che qualche informazione più ‘dal di dentro’ poteva assumerla da me…poi liberissimo di innescare tutta la polemica del mondo, magari, chissà, con qualche elemento in più. Se non altro, alcuni commenti sul vostro sito avrebbero potuto essere un po’ più meditati e forse, con qualche conoscenza in più delle circostanze, anche meno ingenerosi. Ma tant’è. Mi congedo ringraziandoVi comunque per la ospitalità e mi arrogo (scusandomene profondamente) la presunzione di segnalare ai commentatori più esagitati che : “E’ MEGLIO TACERE DANDO L’IMPRESSIONE DI ESSERE… DISTRATTI ?…CHE PARLARE TOGLIENDO OGNI DUBBIO”
BRUNO TERENZI
Commenti
wazowski
E no, caro Dott. Terenzi, le cose non stanno proprio come lei le racconta. Non ci sarebbe stato infatti nulla di male (e nessuno quindi avrebbe avuto da ridire) se l’on. Giampiero Catone (di cui lei, a dispetto di ridicole smentite, conferma l’identità) fosse stato semplicemente uno dei tanti cittadini qualsiasi ad aver beneficiato di una deroga. Il problema è TUTTO in quella comunicazione di settembre 2007 inviata al personale dei servizi demografici nella quale è lei a parlare delle richieste “extra ordinem” a favore di colleghi, amici, conoscenti o esponenti politici come di un malcostume diffuso che non sarebbe stato più tollerato. Ai servizi comunali erogati - è sempre lei ad affermarlo - “non è il caso di aggiungerne di altra, odiosa specie” (addirittura…). Altro che normali “deroghe” come vorrebbe farci credere ora! Così normali da meritare “sanzioni disciplinari”? Il fatto è che tutto questo suo rigore, che di per sé sarebbe anche apprezzabile, è svanito “in via del tutto eccezionale” di fronte alle impellenze di un onorevole. Che cos’è questo se non un previlegio di “odiosa specie”? Montesilvano è stato teatro di ben altri scandali, non c’è dubbio, comunque anche questa non è una gran bella figura e non credo che “la constatazione amichevole” (mah…) con il consigliere Odoardi avrebbe potuto evitarla.
P.S: ho trovato il numero del suo ufficio sul sito comunale. A fine maggio mi scade la carta d’identità. La chiamerò per una deroga.
Il secondo articolo di PrimadaNoi chiarisce meglio la vicenda e concede qualche attenuante al dirigente del settore II Bruno Terenzi
Nessun mistero su Catone, così si muove la Casta
E’ lui o non è lui? Certo che è lui. Le smentite e i documenti “ufficiali” proposti dall’entourage del deputato fresco di rinomina hanno però giocato su un cavillo che nella forma da’ ragione all’onorevole, ma nella sostanza gli da’ torto.Catone, infatti, non si sarebbe recato personalmente all’ufficio ma la deroga gli è stata concessa tramite una richiesta avanzata dal nipote Vincenzo, consigliere al Comune di Montesilvano.
Tutta la vicenda ce l’ha ricostruita il dottor Bruno Terenzi, dirigente del II settore.
Disponibile e cortese, il responsabile si è accorto di essere finito nella bufera per quella che lui definisce «una sciocchezza».
E parte prima di tutto da quella disposizione dirigenziale che vieta di concedere deroghe «al di fuori dalla normale prassi in favore di colleghi, conoscenti, amici e parenti».
«Quella disposizione c’è», conferma Terenzi, «ma esiste anche una certa elasticità, soprattutto per venire incontro alle esigenze dei cittadini lavoratori. Quella disposizione», spiega ancora il dirigente, «è servita per tutelare i dipendenti da pressioni indebite: d’intesa con gli stessi impiegati abbiamo deciso che venisse gestita in maniera elastica perché capita spesso che una certa rigidità degli orari scontenti un po’ tutti. Ci sono situazioni veramente obiettive», continua Terenzi, «e cerchiamo di essere elastici».
«La disposizione fa espresso riferimento alle pressioni di amici, parenti, conoscenti che potevano esigere un trattamento di favore e su questo divieto siamo ancora tutt’ora d’accordo».
«Concedere una deroga», sottolinea ancora il dirigente, «non significa che si autorizzano cose illegittime: si fanno semplicemente documenti e pratiche fuori l’orario canonico… se non alle 12 alle 12 e 15».
«Fu una espressa richiesta della nuova responsabile dell’ufficio anagrafe», spiega ancora Terenzi, «che lavora lì da un mese o poco più e chiese, secondo me giustamente, che venisse messa per iscritto, perché la deroga è stata chiesta con una certa supponenza. Così mi riferiscono», continua, «io non ho vissuto la scena di persona ma non ho motivo di dubitare su quello che mi hanno raccontato. Proprio per trattare il signor Giampiero Catone come tutti gli altri e consentirgli di fare una pratica fuori orario, per necessità obiettive, abbiamo aperto l’ufficio il martedì pomeriggio, quando di solito siamo chiusi».
E allora perché dopo che è scoppiato il putiferio dal vostro ufficio è uscita una smentita che Catone avesse chiesto i documenti?
«Nel documento», precisa Terenzi, «c’è scritto che Giampiero Catone non ha fatto richiesta, ovvero non è venuto fisicamente. Infatti ad avanzare la richiesta di deroga è stato il nipote, Vincenzo Catone, lo stesso che dopo che è saltata fuori la notizia è venuto a chiederci che mettessimo per iscritto che lo zio non si era mai presentato qui da noi».
L’ufficio stampa di Catone ha detto che c’è un’omonimia… «Che si tratti dell’onorevole Catone è indubitabile», continua Terenzi, «che si tratti di lui lo posso giurare anche davanti ad un giudice».
L’ARMA DELLA QUERELA PER CANCELLARE LA NOTIZIA
Giampiero Catone sapeva fin da subito la verità oggettiva ma ha negato fino all’ultimo.
Ha mandato in avanscoperta il suo avvocato Massimo Galasso che ha minacciato di querelare PrimaDaNoi.it e ci ha richiesto di cancellare definitivamente quell’articolo «volto a denigrare» la sua persona, dimostrando per l’ennesima volta di voler intimorire e imbavagliare la stampa.
Ha messo in dubbio la professionalità del giornalista «che doveva verificare la notizia» e ha giocato con il sofisma “non è mai andato in Comune”.
L’onorevole ha mandato avanti anche il suo entourage pronto a giurare e spergiurare che il neo eletto quel giorno era a Roma e che non ha nessuna intenzione di trasferirsi a Montesilvano.
E’ stata montata ad arte la polemica politica che se da un lato voleva disegnare il consigliere Odoardi come “il cattivo comunista”, dall’altro lato screditava Pdn come quel quotidiano sempre pronto a scrivere verità infondatamente sull’onorevole.
