
Come sindaco, invece, sta facendo un figurone…
Dal Messaggero 19/07/08
Su Villa Pini i controlli soft di Cordoma
«Sì, mia moglie lavorava in clinica». Il sindaco di Montesilvano tra gli 007 della Regione – «Drg e Sdo? Non so cosa siano. Cartelle cliniche? Ignoro chi le portava»
Le verifiche sulla cartolarizzazione affidate ad amici e incompetenti
di PAOLO MASTRI
PESCARA – Uno se l’immagina come gli 007 dei film, visto che sul loro sì si basa l’assegno da 448 milioni staccato a fine 2005 per la seconda cartolarizzazione dei debiti sanitari. Uno se l’immagina attenti e implacabili, soprattutto con il gruppo Villa Pini, già al centro di molti sospetti. Dalle carte dell’inchiesta di Pescara, invece, i superispettori della Regione incaricati di certificare i crediti delle case di cura private vengono dipinti come una banda di incompetenti, con qualche legame di troppo con il principale controllato, il re delle cliniche Vincenzo Angelini. Di lui si occupa il primo nucleo di valutazione, presieduto dal dirigente dell’assessorato alla sanità Pierluigi Cosenza, oggi tra gli indagati a piede libero, e composto dalla dottoressa Elisabetta Di Natale e dal dottor Pasquale Cordoma da Montesilvano. Prima sorpresa, la Di Natale è sì dottoressa, ma in lettere: di cartelle cliniche, Drg, Sdo e tutte le sigle attraverso cui le cliniche fanno lo slalom per gonfiare i loro fatturati non capisce nulla. Seconda sorpresa: il dottor Cordoma, medico almeno lui, non è un signor nessuno, all’epoca dei fatti è il capogruppo dell’opposizione al Comune di Montesilvano e oggi, dopo lo scandalo Ciclone, è meritatamente sindaco in nome della questione morale.
Lo 007 Cordoma, secondo la guardia di finanza, ha messo solo la firma, e a volte neanche quella, su un lavoro precotto dagli uffici regionali. Dove operano troppi tifosi del gruppo Angelini. Come il dottor Mario Romano, a proposito del quale il gip Di Fine scrive: «Sempre nell’ottica dei rapporti personali tra le parti (e in particolare tra i funzionari coinvolti e Angelini), certamente andava rilevato come il figlio del dottor Mario Romano risultasse assunto presso la clinica Villa Pini». O come il capo degli 007 Cosenza, del quale la teste D’Innocenzo racconta le visite periodiche al dottor Angelini, «per alcuni anni dal 2004 al 2006 circa, intorno al 10 di ogni mese». Anche Cordoma, interrogato dai Pm il 17 gennaio scorso, ha qualcosa da confessare: «Mia moglie Silvia Alberici, medico, effettivamente ha lavorato presso la casa di cura Villa Pini, con un contratto trimestrale, rinnovato di volta in volta, dall’ottobre 2005, o forse 2004, sino al gennaio 2007». Il periodo abbraccia l’epoca delle verifiche sui crediti del 2004, approvati definitivamente con la delibera del 9 dicembre 2005, ovviamente scritta non dall’assessore, ma dallo staff di Giancarlo Masciarelli.
Dice anche altro, il sindaco e medico Cordoma: «Non ero assolutamente a conoscenza degli accreditamenti che avevano le case di cura da me controllate (tutte quelle del gruppo Angelini, ndr). Quindi non mi sono posto il problema di verificare se la tipologia di prestazione da controllare rientrasse fra quelle accreditate. Per quanto riguarda la Sdo posso rispondere vagamente in quanto ritengo che possa essere un codice da associare a una patologia». I Pm stentano a crederci, ma il teste racconta: «Non so dire chi materialmente portasse le cartelle, in quanto provenivano anche da strutture ubicate all’Aquila e Avezzano… non sono a conoscenza di chi abbia scritto quella cifra né sono a conoscenza di come si è arrivati a quell’importo… non so dire come vennero scelti i campioni di cartelle cliniche di esaminare». Insistono i magistrati: «Avete verificato se la tre le Sdo e le cartelle ve ne erano alcune relative a discipline per le quali la casa di cura Villa Pini non era accreditata?». Risposta: «No, perchè non sapevamo quali erano le discipline per le quali la casa di cura era accreditata». Non è l’unica lacuna del superispettore, che più avanti ammette: «Per quanto riguarda il Drg, non ricordo a cosa facesse riferimento tale sigla». Ecco come ha preso il volo la «barca di soldi» che toglie il sonno al procuratore Trifuoggi. E a tutti i contribuenti abruzzesi.
da PrimadaNoi
RICOVERI GONFIATI: CORDOMA CONTROLLORE DISTRATTO E IMPREPARATO
ABRUZZO. Se le irregolarità principali nella prima cartolarizzazione furono imperniate sostanzialmente nell’inserimento di crediti non dovuti, inesigibili o irregolari, nella seconda cartolarizzazione, invece, i meccanismi di abuso utilizzati nell’ambito del sistema già adottato dalla pregressa amministrazione regionale si estrinsecarono attraverso la verifica dei crediti ed in particolare attraverso «il pilotato controllo delle commissioni ispettive, a partire dalla scelta dei componenti (evidentemente sul presupposto della massima incompetenza) e poi dai meccanismi di effettuazione delle ispezioni e redazione dei relativi verbali e certificazioni successive».
Insomma per favorire i soliti noti (e cartolarizzare i crediti gonfiati e non dovuti) la giunta di centrosinistra decise di adottare parzialmente metodi diversi e, dunque, in qualche modo recitare la parte di chi è distratto e non si accorge di irregolarità sebbene fossero più che evidenti.
Tutto grazie alla collaborazione di persone compiacenti, dirigenti e responsabili che già avevano dimostrato la loro fedeltà al gruppo di potere, tutto fu possibile.
Le decisioni finali dipendevano, infatti, dalle Commissioni che dovevano valutare e ispezionare le cliniche private.
Tali commissioni erano composte da persone che nemmeno conoscevano le nozioni basilari ed i concetti che risultavano fondamentali per i controlli stessi.
Gli inquirenti hanno così potuto riscontrare diverse irregolarità nella redazione dei verbali e addirittura firme false oltre a date apposte presumibilmente in un tempo successivo.
A presiedere la Commissione ispettiva permanente c’era l’attuale sindaco di Montesilvano, il dottor Pasquale Cordoma (medico), insieme alla dottoressa Elisabetta Di Natale, dottoressa sì ma in lettere e, dunque, piuttosto a digiuno sui concetti basilari che interessano la regolarità dei ricoveri.
A sovraintendere le commissioni c’era il Nucleo operativo centrale che annoverava tra i suoi componenti il dirigente Pierluigi Cosenza, indagato ed impegnato nella certificazione di documenti fondamentali per le operazioni finanziarie, era lui che verbalmente assegnava i compiti alle commissioni ispettive.
Le verifiche di competenza nei confronti delle società del gruppo Villa Pini furono, dunque, fatte da Pasquale Cordoma ed Elisabetta Di Natale.
Gli inquirenti non hanno faticato molto a scovare irregolarità e incongruenze sulle metodologie dei controlli che poi di fatto autorizzavano i rimborsi con i soldi pubblici.
Significative, secondo il gip Maria Michela Di Fine, sono le dichiarazioni della stessa Di Natale:
«in relazione al compito da svolgere ho effettuato una collaborazione nel controllo delle cartelle mediche solo sotto l’aspetto formale e amministrativo. Preciso che non ero a conoscenza della qualità e quantità degli accreditamenti delle specialità sanitarie delle strutture private controllate (quelle di Angelini,ndr). Tengo a precisare che le cartelle mediche da esaminare non erano scelte da me ma erano state individuate il primo giorno dell’ispezione dal dottor Cosenza».
Circa la compilazione dei verbali è, poi, la stessa laureata in lettere e spiegare di non sapere come venissero redatti e che lei si limitava semplicemente a firmare tutto quanto una volta compilati.
Stesso scenario desolante emerge dalle dichiarazioni dell’attuale sindaco di Montesilvano, Cordoma, che scoprì durante l’interrogatorio che le sue firme furono falsificate misteriosamente e “interrogato”
dagli inquirenti sulle definizioni che attenevano strettamente ai controlli dei ricoveri riuscì a fare “scena muta”.
Cordoma: «non riesco a ricondurre ad un significato preciso l’acronimo Afo (aree funzionali omogenee, ndr) …. non ero assolutamente a conoscenza degli accreditamenti che avevano le case di cura da me controllate. Quindi non mi sono posto il problema di verificare se la tipologia di prestazioni da controllare rientrasse fra quelle accreditate. Per quanto concerne la Sdo (schede di dimissioni ospedaliera, ndr) posso rispondere brevemente in quanto ritengo che possa essere un codice da associare ad una patologia ben precisa; non ricordo se ho controllato anche le Sdo durante le verifiche. Per quanto concerne il Drg (il sistema di ricovero correlato alla diagnosi, ndr) non ricordo cosa facesse riferimento tale sigla».
«Le ispezioni e dunque erano da considerarsi completamente inattendibili», scrive il giudice per le indagini preliminari, «tanto doveva ritenersi là dove si era accertato: il coinvolgimento di una persona laureata in lettere non in medicina e chirurgia; l’assenza nei due componenti della nucleo operativo di cognizioni minime su cosa dovesse intendersi per Afo, Sdo e Drg o quali fossero le specifiche discipline accreditate per ogni singola struttura ispezionata; le oscure modalità di redazione sottoscrizioni delle certificazioni….» «L’inconsistenza delle verifiche», conclude Di Fine, «evidentemente rientrava proprio nel progetto di realizzazione di un sistema all’interno della sanità abruzzese del tutto svincolato da possibilità di effettivi controlli per essere gestito secondo modalità di totale arbitrio a coloro che ne tiravano le fila».
Il resto erano conflitti di interessi ed intrecci di rapporti personali che annacquavano ulteriormente i controlli. Anche quello del sindaco Cordoma che disse agli inquirenti: «mia moglie Silvia Alberici, medico, effettivamente ha lavorato presso la casa di cura Villa Pini, con un contratto trimestrale, rinnovato di volta in volta, dall’ottobre 2005, o forse 2004, sino al gennaio 2007».
Rapporto strano anche quello tra il dirigente Cosenza e Angelini, come raccontato agli inquirenti da una ex collaboratrice del re delle cliniche private (poi licenziata proprio per le sue soffiate).
Cosenza, raccontò la donna, intorno al 10 di ogni mese andava a Villa Pini per chiedere colloqui riservati con il proprietario delle case di cura. Cosa si dicevano?
24/07/2008 10.49
come cantava un grande (e serio) cantante italiano… povera patria!