
“Ora con coerenza, dimettiti”, “PD vigliacco, continua a scappare”. Mentre a Montesilvano la “guerra dei manifesti” rischia di degenerare (sembra che AN ne abbia già pronto uno con “Avete rotto i co…ni”), a Pescara, il Partito Democratico e il Popolo della Libertà approvano INSIEME il nuovo piano spiaggia: con una delle più ampie maggioranze trasversali mai viste (unico voto contrario quello di Silvio Profico della Sinistra Arcobaleno), oltre ad una serie di sanatorie, viene concesso a tutti i balneatori (compreso il consigliere Riccardo Padovano, principale sostenitore della delibera) il raddoppio (da 125 a 250 mq) della superficie da destinare alla costruzione di strutture coperte.
Ho provato con Google Earth a disegnare rettangolini colorati equivalenti a superfici di circa 250 mq e ho verificato che non vi è alcun pericolo (come dice qualcuno) per la vistamare. Anzi. In un prossimo futuro, tra uno stabilimento e l’altro, resteranno scorci di mare più che generosi, ai quali sarà possibile accedere attraverso apposite passerelle sopraelevate.
Ed ora, prima le beghe di casa nostra e poi il piano spiaggia di Pescara. Tanto per dimostrare che se uno uno vuole…
Scoppia la guerra dei manifesti
di Maria Rosa Tomasello
MONTESILVANO. Tra maggioranza e opposizione è scoppiata la guerra dei manifesti, comparsi sui muri della città, per un caso sigolare, nello stesso giorno. Lo scontro è uscito dal palazzo, dove corre sottotraccia, per esplodere lungo le strade. Con il Partito democratico che chiede al sindaco indagato di dimettersi e Alleanza nazionale che accusa il Pd di vigliaccheria per avere abbandonato l’aula durante il consiglio.
«E un attacco duro, ma è la risposta all’atteggiamento della minoranza, che ha abbandonato l’aula prima sull’articolo 26 (la “norma truffa” sui premi di cubatura abrogata nel settembre del 2007, ndr), ora sui debiti fuori bilancio» dice il sindaco Pasquale Cordoma, segretario del coordinamento cittadino di An, che firma il manifesto. «Non mi aspettavo un attacco strumentale sull’ora di convocazione: se c’erano motivazioni tecniche potevano restare e poi fare ricorso. Invece hanno lasciato la sala consiliare con un comportamento politicamente stupido, perché votare è un’assunzione di responsabilità». Al manifesto del Pd, che mette in fila tutti gli articoli di stampa sulle indagini in cui il sindaco è coinvolto, una replica stringata: «Risponderò coi fatti e con le parole dei cittadini che mi hanno espresso solidarietà».
È sferzante il commento di Adriano Chiulli, capogruppo del Pd: «Questa terminologia è quanto di più basso la città si possa aspettare da chi governa, ma forse fotografa i protagonisti» afferma riferendosi all’accusa di An: «Pd vigliacco, continua a scappare». «Sull’articolo 26 abbiamo portato avanti una legittima protesta per come era stato organizzato il consiglio e, oltretutto, sto ancora aspettando il provvedimento di auto-tutela del sindaco che annulla l’ultima convenzione in cui la “norma truffa” è stata applicata, provvedimento che non mi risulta sia stato fatto. Allo stesso modo, all’ultimo consiglio abbiamo contestato le forzature, anche gravi, fatte sia in commissione che in aula: i debiti vanno riconosciuti se legittimi, ma non certo se ai consiglieri si fa leggere solo il titolo e l’importo». «Il nostro manifesto non ha niente a che fare con l’attività amministrativa: ricorda semplicemente che nel settembre 2006 il sindaco faceva i banchetti della legalità mentre adesso è investito da diverse inchieste» aggiunge il presidente del Pd di Montesilvano Enzo Fidanza. «Se è vigliacca l’opposizione, è vigliacco anche il parlamento italiano che non permette l’elezione del presidente della commissione di Vigilanza» attacca il capogruppo di Rifondazione Cristian Odoardi, che pure, «da garantista», prende le distanza dal manifesto del Pd, che definisce «giustizialista», considerato che «anche il sindaco di Pescara e segretario regionale del Pd è stato raggiunto da avvisi di garanzia per reati più pesanti». «Ma ricordo che anche Cordoma» aggiunge «ha abbandonato diverse volte l’aula quando faceva l’opposizione>,. «Potevano stare in consiglio e dare battaglia: hanno scelto una scorciatoia» tira le somme il presidente del consiglio Walter Cozzi, «lasciare l’aula è una manifestazione di dissenso, ma credo che ci si debba arrivare solo in casi estremi»
Sì al Piano spiaggia tra mille polemiche
Vistamare addio
Il voto bipartisan fa arrabbiare gli ambientalisti, Padovano sbotta
Alle 20,40 di ieri il consiglio comunale ha approvato il Piano spiaggia nuova versione: 27 presenti, 23 sì, un no e nessun astenuto. La modifica di tre articoli – chiesta dai balneatori firmatari delle osservazioni – è passata con voto a larghissima maggioranza, frutto dell’intesa bipartisan in aula. Modifica che autorizza l’ampliamento delle superfici coperte fino a 250 metri quadrati e non più 125 com’era fino a ieri (per far lavorare meglio gli stabilimenti-ristorante d’inverno); revoca l’obbligo di demolire i tetti modello baita entro due anni dal rinnovo della concessione; e non impone di liberare, sempre entro due anni dal rinnovo, la vistamare agli slarghi e in coincidenza degli incroci con le principali strade.
Sul piano politico quanto deciso ieri cancella le restrizioni introdotte dalla sinistra nella scorsa consiliatura e riconduce alle norme del piano regionale. Scelta che le associazioni ambientaliste hanno contestato ancora ieri: gli esponenti di Marelibero, Miladonnambiente, di Rifondazione, Italia Nostra e Wwf si sono presentati in aula armati di cartelli. Il socialista Riccardo Padovano s’è sentito messo alle corde ed ha reagito a brutto muso: «Non sono in conflitto d’interesse» ha gridato. A quel punto gli ambientalisti hanno abbandonato l’aula come ultima clamorosa forma di protesta. «Non potevamo continuare ad ascoltare un Padovano che si chiama fuori da certe scelte, lui che è consigliere e balneatore» ha detto Maurizio Acerbo, convinto che Padovano abbia fatto da testa d’ariete per modificare quegli articoli che i balneatori minacciavano di affossare con i ricorsi. «I nostri consulenti hanno confermato che le regole del Piano originale erano legittime, a differenza di quanto sottoscritto dal consulente del Comune» ha aggiunto Acerbo, dando un’altra stoccata alla maggioranza di cui non fa più parte. In apertura di seduta c’era stata subito tensione, il consigliere Profico ha chiesto tempo e spiegazioni per comprendere i contenuti delle modifiche ma il presidente Dogali ha solo concesso un’interruzione per un confronto con gli ambientalisti in aula. Dopodiché s’è andati più o meno speditamente verso il voto. «E’ uno strumento necessario per lo sviluppo del demanio» ha detto il consigliere del Pd Angelo Tenaglia. «E’ la prima volta che la città ha un vero Piano spiaggia» ha detto il capogruppo del Pd Di Pietrantonio. Antonelli e Sospiri, Pdl, hanno denunciato «un clima pericoloso» viste le reazioni registrate su un sito web riguardo alle modifiche al piano. Carlo Masci, Udc, è stato duro sugli interventi che l’amministrazione sta, o meglio non sta facendo per favorire il turismo: «Non c’è programmazione, la caserma della finanza sulla riviera, i marciapiedi d’asfalto al posto del porfido, siamo anni luce lontani da Genova o Rimini…». Un ordine del giorno di Padovano, approvato in coda alla seduta, chiede un monitoraggio costante sull’applicazione del Piano.
Venerdì 10 ottobre
Vistamare addio. Cresce il business per i balneatori con i ristoranti anche d’inverno. Restano le baite
Il nuovo piano spiaggia assolve gli abusi
Con le modifiche il Delfino Verde e altre situazioni tornano in regola.
di FEDERICA GIALLORETO
È la vittoria dei balneatori. Ma è anche la regola che mette ordine nella giungla di norme che finora hanno creato solo caos. E così da ieri la città ha il suo piano spiaggia, rinnovato e modificato in tre punti essenziali che consentiranno agli stabilimenti di raddoppiare le superfici coperte e di salvare le opere legalmente realizzate finora. Un cambio di rotta che fa tirare un sospiro di sollievo agli imprenditori del mare, e che però scontenta gli ambientalisti che possono dire definitivamente addio alla vista mare. Ma andiamo con ordine.
Se fino a ieri uno stabilimento balneare doveva obbligatoriamente mantenere 125 metri quadrati di superficie scoperti e altri 125 metri quadrati coperti con possibilità di chiusura solo invernale e solo con vetrate, adesso con il piano nuova versione, saranno 250 i metri quadrati di superficie che si potranno coprire. «Anche perché – spiega il consigliere-balneatore Riccardo Padovano – se c’è vento di buriana d’estate gli stabilimenti devono essere attrezzati». Dunque si cambia: gli stabilimenti potranno attrezzarsi per la ristorazione nei mesi invernali, e c’è da scommettere che molti locali non fungeranno più da rimessaggio di ombrelloni, sdraio e lettini come accade ancora adesso. La seconda osservazione approvata dal consiglio comunale di mercoledì revoca l’obbligo per i balneatori di rimuovere entro due anni dal rinnovo della concessione, tutte le costruzioni che ostacolano la vista mare agli slarghi e in prossimità di incroci con le strade principali. L’obbligo scatterà solo per le ristrutturazioni e in quel caso la realizzazione delle aperture di visuale verso il mare delle piazze esistenti lungo l’arenile e la costruzione di eventuali pontili sarà oggetto di intervento a cura dell’amministrazione comunale attraverso una progettazione unitaria. La terza osservazione prevede infine per gli stabilimenti con tetti a capanna la possibilità di mantenerli così come sono stati realizzati, mentre per le nuove costruzioni ci sarà il divieto di realizzare tetti a falde. Nulla da temere per il Cafè Le Paillote che ha un tetto mauriziano precedentemente autorizzato, e non oggetto di contestazione. Tuttavia non saranno interessati dal piano spiaggia gli stabilimenti sotto inchiesta.
«Ci sono situazioni diverse tra gli stabilimenti balneari che hanno irregolarità edilizie e demaniali – premette Adele Liberi, dirigente del settore urbanistica -. Solo i progetti di nuova realizzazione e giacenti andranno esaminati alla luce del nuovo piano». Per quanto riguarda il Delfino Verde, ad esempio, la struttura è tuttora sotto sequestro «però così com’è – aggiunge la Liberi con Padovano – è assolutamente conforme al nuovo piano. Il problema è che la struttura è stata realizzata in un momento in cui il piano diceva altro». Cambia dunque il volto del lungomare che diventerà un centro turistico balneare con molteplici servizi. Gli stabilimenti del futuro? Saranno come il Lido Beach sia nella forma che nel colore. Il piano, infatti, dà lo stop alle “baite altoatesine” in legno: le nuove costruzioni saranno color pastello e saranno realizzate in vetro e cristalli. Per scorgere, dalla strada, ancora un pezzo di mare.
Questo invece l’articolo di PrimadaNoi
http://www.primadanoi.it/modules/bdnews/article.php?storyid=17195