
Quello che conta è “lanciare la sfida” e dare l’impressione che la cosa ti sta veramente a cuore, che ce la stai mettendo tutta. E poco importa se poi l’impresa, come magari era prevedibile sin dal principio, fallisce impietosamente.
Una notizia di qualche settimana fa.
Da una parte, una delibera del 2003, fortemente voluta da un partito ora nel PD, con cui si autorizza una gigantesca ondata di cemento in pieno centro (una decina di bei palazzoni su 3 ettari di superficie). Dall’altra parte, l’ultimo capogruppo di quel partito.
Il Centro – 24/09/08
Dodici palazzi cancellano l’ultima area verde
Ma ora il Comune vuole bloccare la firma delle concessioni approvate nel 2003
di Pietro Lambertini
MONTESILVANO. I costruttori bussano alla porta del municipio. Dopo lo scandalo scoperchiato dall’inchiesta Ciclone sull’intreccio tra appalti sospetti e presunte mazzette, i colossi dell’edilizia vogliono la firma delle concessioni edilizie pattuite cinque anni fa.

La richiesta arriva sulla scorta di una delibera che porta la data del 5 novembre 2003 e la firma dell’ex sindaco Renzo Gallerati, di Enzo Cantagallo, all’epoca assessore ai Lavori pubblici, e di Vincenzo Brocco, Guglielmo Di Febo, Cristiano Tomei e Marco Savini. Una delibera, la numero 357, che cancella con un colpo di spugna l’ultimo spazio verde rimasto nel centro della città. In ballo, questa volta, ci sono dodici palazzi da costruire su trentamila metri quadrati di terreno incolto. La zona, compresa tra via Vestina, via Chiarini e piazza Diaz, fa gola alle ambizioni dei costruttori. Ma la novità è che il Comune, adesso, vuole bloccare le concessioni edilizie per i nuovi palazzi. un atto di forza mentre le imprese sono al lavoro per recintare i cantieri, sbancare i terreni e gettare le fondamenta. E’ questa la sfida dell’assessore all’Urbanistica Mimmo Di Giacomo per difendere lo spazio verde.
I PALAZZI IN CENTRO. Per capire l’importanza, in termini economici e ambientali, di questo spazio che costeggia via Vestina, via Di Vittorio e via Morosini, basta osservare la zona dall’alto. Un clic sulle mappe on line di Google: il triangolo di verde spunta tra il cemento dei palazzoni costruiti a valanga in centro, a ridosso del municipio. Un polmone verde tra una distesa di case basse e palazzoni.
LA RIUNIONE. Il caso del blocco delle concessioni edilizie è all’ordine del giorno di uni riunione convocata per oggi alle 17 in municipio. L’assessore Di Giacomo ha inviato al sindaco Pasquale Cordoma, a tutta la giunta, ai sei capigruppo, al presidente della commissione Urbanistica Claudio Di Emanuele e al dirigente del Quinto settore (Urbanistica-Edilizia) Gianfranco Niccolò una lettera. La richiesta di convocazione, datata 17 settembre, precisa: «Si raccomanda la massima puntualità». L’incontro è il punto di partenza per studiare il nuovo assetto urbanistico. L’assessore pare certo: l’importante è difendere questo spazio verde perché la città, in questa zona, non può sopportare nuovi insediamenti. No ai palazzi, quindi, sì all’area verde con campi sportivi e servizi per i cittadini.
GLI AVVOCATI. Dodici palazzi, centinaia di appartamenti, migliaia di nuovi residenti. La città cresciuta a ritmo impressionante in altezza, ma con andamento lento nel settore dei servizi, non è pronta, secondo le indicazioni dell’assessore, a una nuova ondata di sviluppo. Questa, del resto, è l’indicazione giunta anche da docenti universitari contattati dal municipio. Ma il rischio per il Comune, in caso di un no secco alle richieste dei costruttori, è il dissesto finanziario: le richieste dei permessi per costruire sono legittime. Perché? Tutto parte dalla delibera del 2003. A questo punto, la strada che il Comune può imboccare, per evitare di trovarsi di fronte a una valanga di ricorsi, è quella di mediare con gli imprenditori. Comunque, è certo che, dal municipio, è partita la richiesta per ottenere pareri legali.
LA DELIBERA 357. Il documento della verità è lungo cinque pagine. La firma in calce è quella dei personaggi coinvolti nell’inchiesta Ciclone. Il cuore della delibera 357 prevede il sì ai dodici palazzi. Un progetto che, comunque, viene già definito rilevante nella riunione di giunta del 2003: «In considerazione della rilevanza dell’intervento si ritiene opportuno», così sottolinea la delibera, «la realizzazione di almeno tre isole ecologiche a scomparsa i cui costi saranno scomputati dagli oneri concessori». La delibera, inoltre, assegna ai costruttori l’obbligo di realizzare una rotatoria «al fine di evitare l’incremento di traffico alla traversa di via Settembrini».
IL PARERE. La delibera del 5 novembre 2003 è l’ultimo atto di un iter amministrativo avviato nel 2001. È preceduta, inoltre, dal parere «favorevole» rilasciato dall’allora dirigente del settore Quinto (Urbanistica-Edilizia) Rolando Canale, indagato nell’inchiesta Ciclone. E il 28 ottobre quando Canale bolla come «favorevole» il progetto, «atteso che la proposta si è adeguata alle esigenze dell’ente soprattutto per quanto riguarda la viabilità prevista nella parte centrale relativamente alla realizzazione della strada di collegamento tra via Chiarini e via Vestina». Oggi la delibera 357 torna sotto esame.
Il Messaggero – giovedì 25 Settembre 2008
Vecchie licenze: niente stop per i palazzoni di Colonnetta
MONTESILVANO – I dieci palazzi (altezza metri 18,50) sull’ultimo lembo verde di Montesilvano, alla Colonnetta, si faranno e non sarà l’assessore all’Urbanistica Mimmo Di Giacomo ad annullare la convenzione sottoscritta dai vari costruttori con il Comune (all’epoca l’assessore responsabile era Cantagallo). Se solo ci provasse, il Comune per pagare i danni andrebbe in bancarotta. L’area interessata misura 30 mila metri quadrati, nel 2003 fu lottizzata dal tecnico Luigi Marchegiani (Fi-Margherita-Fi) ed il Comune in cambio di quelle future volumetrie ottenne 15 mila metri di superifici in cessione. Oggi che i costruttori chiedono il permesso a costruire, avvalendosi anche dei 6000 metri cubi in più regalati dal famigerato articolo 26, l’amministrazione nicchia. Si spaventa all’idea dei nuovi 200 appartamenti che saranno realizzati, con tutti i problemi logistici e di viabilità che ne deriveranno. E ieri l’assessore Di Giacomo al termine del vertice politico ha deciso che le due aree di cessione verranno utilizzate una a verde (un parco quasi a confine con l’attuale giardino pubblico di via Gramsci) e l’altra per un asilo nido. Una specie di resa al cemento.
Da Il Messaggero – martedì 30 Settembre 2008
Verde e asilo in cambio dei palazzi
Il Comune alza la posta per le licenze nella zona Colonnetta
Di Giacomo prova a ridiscutere l’accordo di programma per dodici maxi edifici
di PIERGIORGIO ORSINI
MONTESILVANO – Palazzi e servizi a due velocità: a Montesilvano si continua a costruire, dimenticando di realizzare contestualmente adeguati servizi nei nuovi quartieri. E’ questo il succo del braccio di ferro sui 12 palazzi da 19 metri di altezza nel quartiere Colonnetta, eredità lasciata da un accordo di programma siglato dalla vecchia amministrazione. «In effetti – spiega l’assessore all’urbanistica Mimmo Di Giacomo – l’accordo si limita a chiedere ai costruttori, come contropartita pubblica, solo una strada, una rotatoria ed una piccola area a verde. Troppo poco, per la nuova comunità in arrivo. Si consideri che verranno realizzati 200 appartamenti, che vuol dire 250/300 vetture che graviteranno nel nuovo quartiere. Di qui la necessità di parcheggi, giardini più ampi, almeno un asilo nido per le giovani coppie che verranno ad abitare da queste parti». Di fronte a queste esigenze, dice Di Giacomo, «non potendo fermare la famosa delibera 357 del 5 novembre 2003 (assessore dell’epoca Enzo Cantagallo) che autorizza i dodici palazzi, e visto che bloccare le concessioni significherebbe pagare risarcimenti milionari ai costruttori proponiamo una trattativa per ottenere più servizi per la comunità. Per esempio un asilo nido (a spese compartecipate con il Comune) potrebbero costruirlo sul fronte di via Chiarini, mentre nei pressi del giardino di via Gramsci creare uno spazio verde da adibire a struttura sportiva, dove far giocare liberamente i ragazzi».
Di Giacomo ha così convinto la maggioranza che questa è l’unica via percorribile, al fine di salvare il salvabile e di contenere i danni di questo colossale insediamento nel centro della città a 200 metri dal Comune. «D’altronde chi verrebbe ad abitare in un nuovo quartiere – si chiede – con poco verde e senza parcheggi? I costruttori devono accettare le nostre richieste, se vogliono vendere i nuovi appartamenti». Un ragionamento che non fa una piega, perchè punta a pianificare la dotazione di servizi da qui a dieci anni. «Oggi la zona potrebbe sopportare questi insediamenti – conclude Di Giacomo – ma in futuro rischierebbe il collasso com’è avvenuto in altri quartieri dove siamo costretti a realizzare ex novo fognature e nuovi allacci del metano. La città continua a crescere in modo abnorme e non si può essere miopi». A questo punto la palla passa ai costruttori, che dovranno dar prova di un’adeguata apertura mentale.