
Un’interessante inchiesta pubblicata da l’Espresso un paio di mesi fa e dal titolo alquanto emblematico (“Che furbetto quel Brunetta“) ripercorre la carriera politica e professionale del ministro autoproclamatosi “il più amato dagli italiani”, nemico numero uno dei fannulloni del pubblico impiego (“che spesso stanno a sinistra”). L’immagine che ne viene fuori, tra intrallazzi immobiliari ed universitari e continue latitanze dagli incarichi istituzionali, non è certamente delle migliori e, soprattutto, non sembra proprio quella di un erede di Stakanov.
Al di là comunque delle opinioni personali (tra lui, Bonaiuti e Cicchitto, farei un po’ fatica a dire chi mi scuote più i nervi), credo che di fronte ad un crollo quasi generalizzato del tasso di assenteismo nella pubblica amministrazione qualche merito al ministro Renato Brunetta possa anche essere riconosciuto. A meno di non voler credere che i dati sulla riduzione, ad esempio, delle assenze per malattia (con percentuali che spesso superano il 40%) nascondano in realtà il dramma quotidiano di schiere di impiegati febbricitanti, imbottiti di antipiretici, analgesici e antibiotici, obbligati ad andare a lavorare pur di non perdere il posto.
Diffusi e ampiamente commentati anche i risultati della cura Brunetta al comune di Pescara: circa il 65% in meno le assenze per malattia ad agosto rispetto allo stesso mese dello scorso anno (681 giorni per 881 dipendenti contro i quasi 2000 giorni del 2007). E ad agosto, si sa, i virus e batteri sono tanti e tali che non c’è via di scampo. Meno vistoso (si fa per dire) il calo di luglio che ha fatto registrare “appena” un -50%.
E al Comune di Montesilvano?
I dati comparativi 2007-2008 relativi al periodo giugno-settembre sono stati pubblicati (e sono ancora disponibili) sul sito comunale ma stranamente nessuno, tra rappresentanti politici e organi di stampa, si è preso la briga di analizzarli e commentarli. Un disinteresse ancor più anomalo se si considera che la scorsa estate il Comune di Montesilvano fu anche al centro di una clamorosa iniziativa anti-fannulloni voluta dal sindaco Cordoma.
Per capire meglio come sono andate le cose qui da noi penso sia utile ripartire proprio da quel 10 luglio 2008, giorno in cui i carabinieri fecero irruzione in Comune, bloccarono gli ingressi e identificarono tutti i dipendenti presenti negli uffici. Con un controllo incrociato tra le persone identificate e le timbrature di cartellino, si disse, sarebbero state accertate eventuali irregolarità.
Come si ricorderà, il blitz in realtà fu solo l’epilogo di una polemica scoppiata molto mesi prima (quasi all’inizio del proprio mandato) tra Cordoma e il personale del Comune accusato di atteggiamento poco collaborativo nei confronti della nuova amministrazione e, addirittura, di “remare contro il cambiamento”. Uno strappo che il sindaco ha cercato di ricucire solo recentemente con il discorso rivolto ai dipendenti comunali durante il brindisi natalizio in sala consiliare.
Ma allora, quel blitz fu solo un accanimento del tutto ingiustificato o forse la percezione del sindaco riguardo allo “scazzo” dei dipendenti comunali non era poi così campata in aria? I risultati relativi al Comune di Montesilvano delle “Rilevazioni mensili sulle assenze dei dipendenti pubblici a tempo indeterminato Anni 2007-2008″ sono talmente eclatanti da lasciare pochi dubbi.

Mentre infatti a giugno nel resto d’Italia già si registrano i primi “benifici” del decreto Brunetta (discutibile quanto si vuole), al Comune di Montesilvano le assenze per malattia, invece di diminuire, raddoppiano o poco più passando dai 158 giorni di giugno 2007 (il 5 luglio avviene l’insediamento ufficiale della nuova giunta) ai 332 giorni di giugno 2008 (quando cioè la giunta Cordoma spegne la sua prima candelina). Un ragguardevole +110% a fronte peraltro di una diminuzione del numero di dipendenti di 4 unità (dai 194 del 2007 ai 190 del 2008). Tanto per dare un’idea, è come se in quel mese 11 dipendenti non avessero messo piede in Comune un solo giorno. Un dato che in realtà, più che insospettire il sindaco, avrebbe dovuto mettere in allarme l’Organizzazione Mondiale della Sanità.
A luglio (il mese del blitz) il morbo pandemico comunale sembra però aver già perso parte del propria virulenza: +54% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, percentuale che scende ulteriormente ad agosto con +19% (sempre comunque straordinariamente in controtendenza rispetto alle medie nazionali), ed è solo a settembre che si verifica la prima modestissima flessione (-5,5%).
E’ vero che per screditare un’intera categoria bastano poche mele marce (per esempio, 11 dipendenti che si mettono in malattia per un mese intero) ed è vero anche che i problemi con il personale non possono essere utilizzati strumentalmente per coprire un deficit di idee e di competenze. Resta comunque il dubbio su come mai l’amministrazione non abbia pensato di trarre un vantaggio politico più che legittimo pubblicizzando i risultati di questi rilevamenti. Forse per il timore di incoraggiare certe volgari insinuazioni? Ad esempio che il calo di rendimento del personale del Comune sia legato all’affiliazione politica (per legami di parentela naturale o acquisita) tra una parte degli impiegati e i vecchi amministratori? Ma no! Chi sarebbe così vile da poter pensare una simile infamità?
Nota: per un confronto più rigoroso, i grafici sono stati elaborati rapportando i giorni di assenza ad un numero costante di dipendenti. I dati ufficiali si possono scaricare qui: giu/ago - lug/set.
