“Acqua e cibo li leverei a papa’ Englaro, cosi’ capirebbe cosa significa essere privati del sostegno vitale”. (Alessandra Mussolini a “La vita in diretta”)
da Tempo Reale – il blog di Vittorio Zucconi
Porno a porno
Attorno alla fine del corpo di Eluana Englaro, la donna che sarebbe morta 17 anni or sono se si fosse lasciato fare alla natura e che è stata condannata invece a vivere un “metabolismo innaturale” si sta scatenando la più bieca forma di pornografia, cioè di meretricio (questo è l’etimo della parola), che non sono mezze chiappe e soubrette scosciate, ma “show” televisivi con la lacrimuccia, approfondimenti, pietas pelosa, frusciare di porpore, sermoni, battibecchi di neurologi e (horror) politici che fiutano il vento, comizi, scoop con interviste al primo svuota pitali che racconterà in esclusiva “le ultime ore”, trombonate di pavoni gonfi della propria autoimportanza. E nessuno ne resterà fuori, neppure quelli che, come me, vorrebbero restarne fuori. Ho già vissuto questa vicenda con Terri Schiavo, la donna che era priva di ogni possibile attività cerebrale cosciente come l’autopsia dimostrò in maniera inoppugnabile, ed è pura, cristallina pornopolitica e pornogiornalismo. Di Eluana come di Terry non gliene frega assolutamente niente, se non come strumenti per fare ascolti e per farsi belli con parole sonanti.
6 febbraio 2009 – “Eluana potrebbe – in ipotesi – anche generare un figlio” (Silvio Berlusconi durante la Conferenza Stampa per il varo del decreto legge)
La macchinetta per fare bambini
“Una persona che potrebbe anche in ipotesi generare un figlio in stato vegetativo” spiega il dottor Berlusconi, dopo avere esaminato la cartella clinica della signorina Eluana Englaro. Fantastica e illuminante ammissione involontaria, questa del Presidente del Consiglio: una donna, per i talebani e per gli opportunisti, è una fotocopiatrice biologica, un apparecchio di riproduzione, semplice terra nella quale buttare un seme e poi vederlo germogliare, senza che la terra stessa, fertile, ma sorda, possa obbiettare. La sua volontà non conta. Le donne, come la terra, non possono decidere se e quando generare, nella visione di questi seminatori assoluti. Il solo fatto che questa ipotesi sia stata pensata, senza avere visto le immagini di quei resti umani che rendono disumano il solo pensiero di una gravidanza, dimostra la desolazione morale e la insensibilità di chi l’ha formulata. Ora quel corpo è stato anche, figurativamente, violentato nella sua intimità più vulnerabile.
9 febbraio - Il governo nel letto
Un governo, che purtroppo in Italia è sinonimo di Stato, capace di farfugliare frasi fatte e imparaticce, trasformarle in decreto e far timbrare da un Parlamento addomesticato e ricattato dal pietismo televisivo una legge che si appropria della vita dei cittadini, ordinando a tutti di prolungare senza senso il calvario di una paziente usata come pretesto, dovrebbe terrorizzarci. Con la stessa facilità e faciloneria, uno Stato che si impadronisce di ciò che non gli appartiene, la mia vita, la vita degli individui, può farne quello che vuole e può domani decidere, con la stessa garrula superficialità da talk show o da predellino con la quale questa classe dirigente si muove, di fissare dove e come quella stessa vita possa finire. Quando si agisce per sondaggi, per diversivi o per demagogia, la “difesa della vita” può diventare il giorno dopo “un’apologia della morte”, magari di fronte al prossimo “rumeno assassino” e alla conseguente collera popolare. Uno Stato che entra nel letto dei pazienti (o degli amanti) naturalmente “a fin di bene”, che è sempre stata la giustificazione di tutti gli orrori della storia e il fondamento di ogni totalitarismo, tende a non uscirne più, perchè questa, di essere invadente, è la natura di ogni Stato, se non viene fermato sulla soglia. Soltanto in Italia chi si proclama “liberale” può non vederlo. Questo, oltre il calvario di una famiglia, è ciò che in queste ore disperanti è in gioco anche per coloro che dicono di non avere opinioni sulla signorina Eluana Englaro e si credono fuori dalla tragedia. Non lo siamo.
