
Quando l’amministrazione, lacerata da lotte intestine, accuse reciproche e beghe di basso profilo, sembrava ormai scivolare verso una crisi senza ritorno, ecco finalmente levarsi una voce autorevole, capace non solo di ricomporre la maggioranza ma, soprattutto, di riportare al centro del dibattito politico le risposte concrete da dare ai problemi della città. Insomma, per fortuna che c’è ancora qualcuno all’altezza della situazione.
dal Centro di lunedì 10 maggio 2010
«Non è da escludere che l’Udc possa chiedere il terzo o il quarto assessore oppure il vicesindaco», interviene Mimmo Di Giacomo, assessore all’Urbanistica dell’Udc. Di Giacomo aggiunge che i posti e le poltrone «al momento non sono la priorità del partito» ma dice anche:
«Vogliamo una dignità importante perché siamo alleati onesti»
«Per esempio», spiega Di Giacomo, «non abbiamo rappresentanza nei cda degli enti comunali: è evidente che un riequilibrio è necessario ma, ripeto, non è una priorità».
«Se c’è condivisione, intendiamo avere gli uomini giusti».
Certe assonanze mi danno motivo di pensare che alla stesura del comunicato del duo De Landerset-De Vincentiis abbia collaborato, come consulente esterno, anche l’assessore Mimmo Di Giacomo.
Crisi in giunta, maggioranza in ritiro
Pranzo in un agriturismo per decidere le nomine ma scoppia la lite tra Pdl e Udc
di Pietro Lambertini
MONTESILVANO. La crisi della giunta si risolverà in un agriturismo in collina, davanti a piatti di pappardelle al sugo di cinghiale e carne arrosto, innaffiati da brocche di vino rosso della casa. Il 22 maggio, il sindaco Pasquale Cordoma porterà la maggioranza in ritiro.
Il sindaco Pasquale Cordoma prova a limare gli attriti per nominare gli assessori ma tra il Pdl e l’Udc la tensione sale. La frattura tra si consuma in un valzer di dichiarazioni: «I ribelli», attacca Paoli Cilli, ex Udc passato al Pdl, «sono nascosti tutti dentro l’Udc. Sono certo che l’Udc chiederà il terzo assessore oppure il vicesindaco mentre gli pseudo ribelli del Pdl», dice Cilli riferendosi a se stesso, a Vittorio Catone, Stefania Di Nicola e Adriano Tocco che si sono rifiutati di firmare un documento di fiducia al sindaco Cordoma dopo le dimissioni degli assessori Carlo Tereo de Landerset ed Ernesto De Vincentiis, «hanno votato il bilancio senza attaccare nessuno». La dichiarazione di Cilli getta benzina sul fuoco: «Non è da escludere che l’Udc possa chiedere il terzo o il quarto assessore oppure il vicesindaco», interviene Mimmo Di Giacomo, assessore all’Urbanistica dell’Udc. Di Giacomo aggiunge che i posti e le poltrone «al momento non sono la priorità del partito» ma dice anche: «Vogliamo una dignità importante perché siamo alleati onesti. Per esempio», spiega Di Giacomo, «non abbiamo rappresentanza nei cda degli enti comunali: è evidente che un riequilibrio è necessario ma, ripeto, non è una priorità. L’importante, invece, è lavorare bene per la città: bisogna comprendere le linee programmatiche di fine mandato». Per scrivere l’agenda degli obiettivi dei prossimi due anni, la maggioranza si prepara a un conclave bis: dopo la riunione sotto la neve di Arsita, il centrodestra è pronto a un’altra trasferta. Il luogo non è stato ancora fissato, la data pare certa: 22 maggio. «Se c’è condivisione», dice Di Giacomo, intendiamo avere gli uomini giusti. Il Pdl? Prima di guardare all’Udc, deve guardare in casa propria». Con il Pdl e l’Udc in rotta, va all’attacco Gabriele Di Stefano del Pd: «La maggioranza che “governa” Montesilvano impiega il proprio tempo nella lotta per le poltrone e la città soffre la mancanza di un’amministrazione degna di questo nome. Ci sono i cosiddetti ribelli che continuano con il tentativo di spodestare il sindaco ma non è giusto che a pagare per un regolamento di conti tutto interno alla maggioranza siano i cittadini: non possono prevalere i personalismi rispetto all’interesse generale. Montesilvano ha scelto il centrodestra per amministrare e non per spartire poltrone, presidenze e indennità di carica: è giunto il momento, dopo tre anni, di fare qualcosa per la città smettendola di preoccuparsi dei propri interessi politici e di bottega».